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Girl Power, recensione in anteprima del titolo Netflix

In occasione dell’imminente 8 marzo, Netflix coglie la palla al balzo e propone di festeggiare le donne con Girl Power – La rivoluzione comincia a scuola, disponibile dal 3 marzo. Tratto dal romanzo Girl Power di Jennifer Mathieu, lo scopo della regista e interprete Amy Poehler non lascia spazio a dubbi o interpretazioni: gridare al mondo la parità dei sessi, specie in un ambito, quello scolastico liceale, dove le discriminazioni possono ancora passare inosservate. Sebbene le premesse siano buone, il risultato complessivo è discreto, incolore. Questo a causa di un’eccessiva retorica, nemica insidiosa di tutte le riflessioni, soprattutto quelle sull’uguaglianza. Vi mancano le interrogazioni? Fate le cartelle, si torna a scuola!

Buon primo giorno di scuola, testa alta Vivian!

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Girl Power, una lotta senza quartiere

Si dice pazzo chi ripete la stessa azione aspettandosi un risultato diverso.

Vivian è una timida ragazza alle prese con il terzo anno di liceo presso la prestigiosa Rockport High School. Vive da sola con la madre, donna comprensiva ed energica, dal marcato spirito sessantottino. Del padre, non è dato sapere nulla. Nonostante la solida amicizia con Claudia, la situazione tra i banchi di scuola si rivela essere agghiacciante: dilaga un sessismo imbarazzante, eccedente e, cosa ancora peggiore, passivamente accettato. I ragazzi stilano mortificanti liste nei confronti delle loro coetanee, le molestie sono all’ordine del giorno e nessuno dice nulla, neanche ai piani alti.

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L’unica che prova a ribellarsi è Lucy, appena trasferitasi in città e quindi immune a queste dinamiche incancrenite. Grazie all’infusione di coraggio della nuova compagna di classe, Vivian decide di cambiare le cose, ripercorrendo le orme femministe del combattivo passato materno. Così, sotto mentite spoglie alla Gossip Girl o alla Bridgerton, scrive e pubblica in anonimo Moxie!, una fanzine di denuncia a difesa delle donne. Questo sarà il primo passo di una vera e propria rivoluzione, che coinvolgerà l’intero istituto e cambierà per sempre le vite dei protagonisti.

Se tieni la testa bassa può passare oltre e dar fastidio a qualcun altro.

Parità e compassione

Sebbene il tema trattato sia molto delicato e importante, la scelta di adottare una sceneggiatura esasperata finisce per svilirne forza e contenuto. Nello scenario dipinto da Amy Poheler, la preside Marlene e il prof. Davies vengono presentati come inetti, che osservano silenti una discriminazione dilagante, quasi imbarazzati nel dover affrontare tali questioni. L’assenza di contraddittorio, la totale mancanza di un minimo accenno di condanna o, quantomeno, di dissenso da parte degli organi scolastici, benché funzionali alla trama, tolgono profondità alla produzione. E questo costituisce il tallone d’Achille di Girl Power: i personaggi sono descritti in modo iperbolico, e l’empatia lascia troppo spesso spazio all’incredulità.

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Quando si parla di sacrosanta parità, altra questione che deve essere affrontata in maniera molto attenta è il modello proposto. Parità vuol dire trattare situazioni uguali in modo uguale, e situazioni diverse in modo diverso. Annullare queste diversità significa, paradossalmente, discriminare. Traduciamo quanto detto in immagini: il fatto che oggi, in un liceo americano, il football maschile sia più seguito del soccer femminile non è motivo di indignazione né sintomo di discriminazione. Pretendere che fosse per forza così, lo sarebbe. Anche questo aspetto dimostra una incompleta maturità registica, ed è un peccato perché ci sono ottimi spunti non sfruttati a dovere. Noi amiamo le donne, ma amiamo anche gli uomini; il sentimento guida deve essere la compassione, non la rivalità.

Se lui non fa niente allora è parte del problema.

A tutto rock!

Dal punto di vista tecnico il film è ben realizzato, con inquadrature dinamiche, fluide e piacevoli. Degna di nota la sequenza  all’interno del negozio di pompe funebri, luogo originale per la nascita di un nuovo amore. La fotografia esalta col chiaroscuro l’emotività del momento, mentre la telecamera sul soffitto, perpendicolare alla scena, si rivela una scelta azzeccata. Si fa apprezzare la colonna sonora, realizzata con pezzi punk-rock rigorosamente al femminile: un modo intelligente per ribadire il messaggio senza essere ridondanti. Tra le interpretazioni, spiccano in positivo quelle di Nico Hiraga e Alycia Pascual, rispettivamente nei ruoli di Seth e Lucy.

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Seth difatti è l’unico ragazzo che fin da subito sposa la causa di Moxie!, in maniera tanto delicata quanto potente. Funziona la scelta di farlo parlare poco e agire molto, a riprova di quanto il simbolismo sia importante in tutte le rivoluzioni: le chiacchiere stanno a zero. Lucy è il vento del nuovo che avanza, la miccia dell’ordigno uguaglianza che sta per esplodere. Poco convincente, al contrario, la prestazione di Patrick Schwarzenegger, figlio d’arte e compresso nel ruolo stereotipato del quarterback misogino.

In conclusione

Girl Power – La rivoluzione comincia a scuola è un titolo che tratta il tema della parità di genere nel mondo adolescenziale. La realizzazione è buona, ma guardandolo si ha la sensazione che l’importanza del messaggio sia rimasta schiacciata da scelte registiche troppo superficiali e semplicistiche. Si percepisce una certa immaturità, specie in un argomento di questa portata. Manca la forza di Il diritto di contare, la delicatezza di The Danish Girl, la simpatia travolgente di The Help, ma rimane comunque un film adatto a tutti, che diverte e non annoia. . Chiudiamo con una citazione, un monito, una frase pronunciata da una ragazza che inizialmente ha paura, ma poi trova il coraggio di ribellarsi. Parole quindi da ricordare, ma da non seguire, esattamente come fa Vivian.

Sono solo parole, ignorale e basta.

 

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