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Godzilla – Singular Point, recensione dell’anime Netflix

Una delle caratteristiche più di successo del “genere” kaiju, è di sicuro la sua malleabilità, intesa come poter essere agevolmente adattato a molteplici situazioni e contesti, pur mantenendo intatta e ben riconoscibile la propria identità. Godzilla – Punto di Singolarità (Godzilla: Singular Point), serie in esclusiva Netflix di recente messa in onda, ne è un esempio lampante di questa adattabilità, anche se, purtroppo non tutto è andato per il verso giusto questa volta come era invece accaduto con Pacific Rim La Zona Oscura. Disponibile in streaming a partire dal 24 giugno, Godzilla – Punto di Singolarità è una serie auto conclusiva in tredici episodi ambientata in un futuro davvero molto prossimo, l’anno 2030. Due impiegati di una piccola ditta “a conduzione familiare” che si occupa di manutenzioni e tecnologia, entrano in una vecchia casa, fatiscente e dalla fama sinistra, attirati da un misterioso segnale. Il segnale, li conduce poi a un edificio non distante, di proprietà di un’organizzazione governativa intenta a eseguire dei non meglio specificati controlli su certe frequenze, anche grazie all’aiuto di una una giovane e promettente ricercatrice universitaria.

Quello che i protagonisti non possono ancora immaginare, è che il misterioso segnale è soltanto il preludio a una lunga serie di bizzarri e disastrosi eventi, che prendono il via a partire dalla comparsa, nei cieli della vicina cittadina, di una strana creatura simile a uno pterodattilo, accompagnata in seguito da preoccupanti nubi formate una misteriosa polvere rossa

Godzilla - Punto di Singolarità

Godzilla: Singular PointFisica, Matematica e… Kaiju!

Come dicevamo a inizio articolo, Godzilla – Punto di Singolarità ci propone si una storia di kaiju, ma lo fa in una maniera davvero singolare (se passate sopra al gioco di parole!), andando a mischiare mostri giganti, fisica quantistica, teorie sul tessuto della realtà, paradossi temporali e teorie riguardanti nuovi elementi dalle caratteristiche quasi miracolose. Se, da una parte, questo approccio “matematico” a una storia di kaiju può sembrare interessante (e sicuramente originale), dall’altra rischia di appesantire davvero troppo la narrazione, visto che per la maggior parte del tempo, la storia sarà incentrata principalmente sulla comprensione e risoluzione di formule matematiche e teorie, lasciando la componente action in secondo piano. Forse davvero troppo in secondo piano.

Godzilla - Punto di Singolarità

I combattimenti tra kaiju e umani si contano davvero sulla punta delle dita e non brillano certamente per memorabilità, mentre gli scontri tra kaiju sono praticamente assenti, se escludiamo due brevissimi momenti, uno in cui Godzilla abbatte con un colpo solo un Rodan gigante e un altro, ugualmente breve, in cui il Re dei Mostri neutralizza, sempre in un colpo, Manda, un kaiju serpente marino.

Tenendo anche di conto che lo stesso Godzilla si presenta, neppure troppo chiaramente al principio, soltanto a partire dalla seconda metà della serie, una buona fetta di appassionati dei mostri giganti giapponesi, quelli più affezionati a scontri spettacolari più o meno sanguinolento, potrebbe rimanere un bel po’ delusa.

Come già detto poco sopra, la trama ha come punto cardine il tentativo dei protagonisti di comprendere appieno una complicata teoria sulla struttura stessa del tempo. In principio sembra una affascinante “variazione sul genere” ma, con il passare di interi episodi in cui non succede praticamente nulla, se non lunghe disquisizioni vertenti su teorie matematiche più o meno astratte, la cosa finisce per risultare un po’ troppo pesante.

Reinventare i Kaiju

Cosa invece funziona veramente bene in Godzilla – Punto di Singolarità, per fortuna, sono proprio i kaiju. Anche se si vedono davvero troppo poco, per essere una serie a loro dedicata, ogni mostro che compare nell’anime è realizzato in maniera straordinaria, riuscendo a rimanere perfettamente riconoscibile a tutti, pur avendo subito “rimaneggiamenti” davvero importanti.

In Godzilla – Punto di Singolarità appaiono molti kaiju, più o meno noti, della serie Toho. Tolto lo stesso Godzilla, di cui parleremo più approfonditamente tra poco, troviamo Rodan, o meglio i Rodan, nella forma di simil pterodattili di dimensioni ragguardevoli, ma comunque neppure paragonabili con quelle del Rodan a cui siamo abituati, che si muovono in fitti stormi, spargendo ovunque la misteriosa polvere rossa, elemento base per questo nuovo ecosistema che cerca di sostituirsi al nostro. Poi, sempre con l’attitudine a fare branco, ci sono i serpentini Manda e gli aracnoidi Kumonga, mentre invece il kaiju ankilosauro Anguirus, si paleserà da solo e in formato ridotto, ma pur sempre in grado di sostenere uno dei più agguerriti (e purtroppo rari) scontri della serie, contro una versione di Jet Jaguar riveduta e corretta.

E Godzilla? Tranquilli, il Re dei Mostri, anche se si vede spaventosamente poco per una serie che porta il suo nome, quando si mostra si mostra sempre con stile! La versione che ci viene mostrata in Godzilla – Punto di Singolarità è una delle più belle che si siano mai viste ultimamente, arrivando a far impallidire anche lo smisurato e potentissimo  Godzilla Earth.

Il Godzilla che di questa serie riesce a riprendere l’aura di potere praticamente assoluto del già citato Godzilla Earth, amalgamandola con la misteriosa insondabilità di Shin Godzilla, con il quale condivide anche la tendenza a crescere per precisi stadi evolutivi. La prima volta che si palesa, Godzilla lo fa in forma di mostro marino dotato di pinne e lunga coda, per poi mutare in uno stadio intermedio bipede che, a secondo chi scrive, è anche la forma più bella che il Re dei Mostri ha mai assunto, con un cranio dalle fattezze quasi serpentine, ma conservando chiaramente tutti i tratti più riconoscibili del personaggio. La terza e ultima forma invece, è una versione molto più simile al Godzilla classico, con molti particolari che lo riconducono all’ultima metamorfosi di Shin Godzilla.

Godzilla - Punto di Singolarità

Anche i poteri del mostro sono stati rivisitati e corretti (come ovviamente anche quelli degli altri kaiju), dato che questa volta le radiazioni e il nucleare in genere non sono state contemplate, lasciando spazio però a un potentissimo raggio quantistico, sempre emesso dalle terribili fauci di Godzilla. Epico, in una parola.

Conclusione

Godzilla – Punto di Singolarità è un anime a cui è veramente difficile dare un giudizio. Da una parte abbiamo una caratterizzazione dei Kaiju formidabile, con varianti alle figure classiche del genere davvero intelligenti, ben studiate e intriganti, il tutto supportato da uno stile di disegno e da una realizzazione tecnica ineccepibile. Dall’altra parte, abbiamo una storia che, per quanto si poggi su un’idea davvero molto interessante, finisce per essere sviluppata in maniera troppo pesante, rischiando di far scemare presto l’interesse, complice anche una componente action davvero troppo risicata.

In definitiva, Godzilla – Punto di Singolarità non può assolutamente essere definita come una brutta serie, ma non la si può nemmeno considerare adatta a tutti, tanto meno a un certo tipo di fans dei kaiju, abituati a scontri e situazioni molto più movimentate. Un peccato, perché certi spunti e idee sono davvero validi e interessanti.