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Pacific Rim La zona oscura, recensione dell’anime su Netflix

L’interesse generale per la figura dei kaiju, i letali mostri giganti di ideazione nipponica, è attualmente molto alto, complice anche il successo del Monsterverse e la ormai imminente uscita del film Godzilla vs Kong. A tutto questo si aggiunge anche Netflix, facendo uscire una nuova serie in esclusiva, andando a rispolverare un altro brand che ha contribuito non poco al successo del genere kaiju, ovvero Pacific Rim. Con Pacific Rim The Black, (Pacific Rim La Zona Oscura qui da noi), Netflix va a espandere ulteriormente l’affascinante universo narrativo che vede contrapposta la Pan Pacific Defense Corp e i suoi Jeager, colossali mecha umanoidi, con la razza aliena extradimensionale dei Precursori, pronti a scatenare morte e distruzione per mano dei kaiju realizzati tramite l’ingegneria genetica. Cos’è successo in questo nuovo titolo, giunto il 4 marzo sul colosso dello streaming? Scopriamolo insieme nella nostra recensione.

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Pacific Rim La Zona Oscura, gli eventi dopo la Rivolta

Pacific Rim La Zona Oscura si svolge temporalmente alcuni anni dopo ai fatti accaduti durante La Rivolta, il secondo film della serie. Qualche tempo dopo la sconfitta del Mega Kaiju, la guerra con i Precursori sembra ancora distante dal veder la parola fine. Nel cuore del deserto australiano infatti, cominciano misteriosamente ad apparire delle “mini brecce” temporanee, con la conseguente fuoriuscita di kaiju di ogni genere. L’intero continente si trova quindi devastato da incessanti e imprevedibili attacchi, che il PPDC a stento riesce a contenere, senza la minima possibilità di fare qualcosa di concreto per porre fine alla minaccia.

Vista l’estrema gravità della situazione, viene presa la decisione di evacuare per quanto possibile l’intera popolazione australiana e sigillare l’intero continente, cercando così di limitare i danni e di riorganizzarsi in vista di un futuro contrattacco. Taylor, un giovane cadetto del PPDC, e la sua sorellina Hayley sono figli della coppia al comando di Hunter Vertigo, uno degli Jeager impegnati nella colossale opera di contenimento, denominata “Operazione Blackout”. Proprio durante il trasporto verso una delle zone di evacuazione, il pullman dei fratelli viene attaccato da un kaiju, neutralizzato poi dal mecha dei loro stessi genitori che, dopo averli messi al sicuro assieme ad altri  sfollati, in una base in disuso nel bel mezzo del deserto, partono con un malconcio Hunter Vertigo alla ricerca di un sempre più improbabile soccorso dalle città della costa. Non facendo però mai più ritorno…

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Cinque anni più tardi, Hayley scopre in un hangar sotterraneo della base Atlas Destroyer, uno Jeager declassato a unità di addestramento, la cui attivazione attira l’attenzione di Copperhead, un kaiju di classe VI che distrugge completamente il campo profughi, provocando una strage, prima di essere goffamente allontanato dai fratelli, alla guida di Atlas Destroyer.

Dopo l’incidente, Taylor e Hayley decidono di partire alla ricerca dei propri genitori, attraversando con il loro Jeager un’Australia post apocalittica dominata dai kaiju, da bande di sopravvissuti e dalle misteriose Sorelle, una fazione non meglio identificata che pare avere un legame stretto con i mostri giganti. Nelle loro peregrinazioni, Taylor e Hayley incontreranno Shane e Mai, individui poco raccomandabili alla testa di un gruppo di sopravvissuti molto ben equipaggiato, e salveranno uno strano ragazzino muto, che ribattezzano semplicemente “Boy”, che dimostrerà di essere in realtà molto di più di quanto sembra…

Una prima stagione scorrevole

Questa prima stagione di Pacific Rim La Zona Oscura scorre liscia come l’olio, con sette episodi da circa 25 minuti l’uno che si lasciano vedere uno dietro l’altro senza problemi. È chiaro fin da subito che questa serie serve da macro introduzione a quelle che verranno, dato che mette tanta carne al fuoco, in modo particolare negli ultimi due episodi, introducendo non solo personaggi e situazioni, ma aprendo degli interi nuovi capitoli della lore di Pacific Rim come quelli riguardanti le Sorelle e il Kaiju Messiah, o la questione degli Ibridi. Tutti spunti estremamente interessanti, che fanno aumentare notevolmente l’hype per un seguito, vista la maniera estremamente intelligente con la quale sono stati presentati: accennato, o poco più, per poi scoprirne solo in seguito l’effettiva importanza.

Tecnicamente realizzato benissimo, con un’ottima caratterizzazione dei personaggi e dei vari Jeager, sia normali che “particolari” (senza aggiungere nulla per evitare spoiler), la serie pecca invece un pochino su quella dei Kaiju, proponendo solo creature poco ispirate, come il classe III Acidquil, il cui modello pare “ritornare” con frequenza. In realtà, l’originale è stato annientato ai tempi dell’ Operazione Blackout e lo stesso Copperhead, nemesi di Atlas Destroyer, che però non arriva ai livelli di epicità dei suoi predecessori cinematografici, ad esempio Hotachi o Leatherback.

Menzione a parte invece per i piccoli kaiju di forma canina. Se a un primo impatto sembrano un elemento davvero troppo fuori dallo schema classico del franchise, in seguito si mostreranno per quello che sono in realtà: semplici parti di uno schema molto più ampio che, si spera, verrà svelato interamente nelle prossime serie.

Davvero pregevole il fatto che, funzionalmente alla trama, in questa prima stagione di La Zona Oscura, vengano esplorati i vari strascichi del drift sulla tenuta mentale dei piloti, esperti o occasionali, e delle conseguenze sulla psiche umana di strette di mano neurali con “piloti fantasma”, ovvero le raccolte di pensieri ed esperienze di operatori passate, immagazzinare nei database degli Jeager, accedendo ai quali un mecha può venir pilotato senza troppi problemi nell’immediato, anche da una persona soltanto.

In conclusione

Pacific Rim La Zona Oscura, come già detto, apre ulteriormente le porte di un universo narrativo estremamente affascinante, e che si rifà non poco a molte produzioni sul genere kaiju/mecha. In molti episodi della serie potremo scovare, oltre che gli ovvi rimandi alle altre produzioni a marchio Pacific Rim, anche tanti elementi e situazioni ispirati a, solo per fare un esempio, Neo Genesis Evangelion, serie a cui il brand Pacific Rim non ha mai fatto mistero di ispirarsi. Appassionante al punto giusto, non solo per i fans del marchio, Pacific Rim La Zona Oscura riesce a incollare lo spettatore allo schermo incuriosendolo sempre di più, e facendo proprio della scoperta, quasi più che del combattimento tra mecha e mostri, il suo vero punto di forza. Non ci resta dunque,  che aspettare impazientemente la seconda stagione!

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