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Kaiju: mostri giganti alla riscossa

La parola Kaiju (怪獣) è di origine giapponese e può venir tradotta letteralmente come “Strana Bestia“. Termine che , in definitiva, non è poi così distante dalla realtà. Perché i Kaiju, altro non sono che i mostri giganteschi! Creature immense e dall’enorme potere, Forze della Natura (quasi sempre) incontrollabili, esseri che possono venire anche identificati con delle vere e proprie divinità!

Nonostante il fatto che queste figure siano conosciute, e amate, da una nutrita schiera di appassionati da ormai oltre sessant’anni, alcune produzioni moderne, quali ad esempio la saga di Pacific Rim (compresa La zona oscura, la serie animata in esclusiva Netflix disponibile dallo scorso 4 marzo) e il Monsterverse cinematografico con i film dedicati al nuovo Godzilla e a King Kong, stanno facendo in modo che la popolarità dei Kaiju nei confronti del grande pubblico sia ultimamente in rapida crescita. Vediamo dunque di conoscere meglio queste affascinanti e terribili figure, partendo il più possibile dal principio.

Godzilla, il Precursore

Il termine Kaiju è nato negli anni ’50, a seguito della prima apparizione sul grande schermo di Sua maestà il Re dei Mostri: Godzilla. Parliamo del 1954 e la Toho, casa produttrice del Sol Levante, pubblica questo primo capolavoro. Il terrore provato nei confronti della minaccia atomica, fortemente sentito dal popolo Giapponese per ovvi motivi, era incarnato in una enorme creatura rettiloide, in grado di distruggere e inquinare tutto quello che capitava sul suo cammino.

Il film originale, diretto da Ishirō Honda, prendeva il via al largo dell’isola di Oda, con la sparizione di alcune navi e imbarcazioni. Già da tempo gli isolani sapevano che c’era “qualcosa” negli abissi oceanici che non avrebbe dovuto esserci, un elemento estraneo che stava mandandoli in rovina azzerando praticamente la pesca nelle acque circostanti. L’elemento estraneo, e il responsabile delle sparizioni di pesce e imbarcazioni, era ovviamente Godzilla.

Gojira (1954)

In questo film si gettano le basi per quella che poi diventerà una vera e propria mitologia sul Re dei Mostri, a partire dalla sua genesi che, con minime varianti, rimarrà sempre la stessa (un esemplare di una specie di dinosauro sopravvissuto all’estinzione, pesantemente mutato dalle radiazioni provenienti da test atomici vari) fino al “reboot” americano del Monsterverse che lo vede come ultimo sopravvissuto di una specie ancestrale più antica dei dinosauri. Per quanto il film fosse ancora in bianco e nero e realizzato con una tecnica che oggigiorno non può fare altro che strapparci un sorriso, l’impatto sul pubblico si fece sentire, complici ovviamente i rimandi alla tragedia nucleare di Hiroshima e Nagasaki, ferita ancora davvero troppo fresca nell’immaginario collettivo nipponico.

Godzilla fu solo il primo. Visto il successo del film, questo genere di mostri cinematografici prosperò in maniera esponenziale negli anni a seguire, forse anche in maniera esagerata. Per tutti gli anni ’60 e ’70 il cinema orientale (e non solo) fu invaso da gigantesche creature mostruose sempre più improbabili, facendo letteralmente prosperare svariate case cinematografiche, con in primis la Toho, detentrice dei diritti su Godzilla, che molto spesso si occupavano quasi solo esclusivamente di questo tipo di film e andando a creare una vera e propria corrente cinematografica, con caratteristiche ben delineate quali, facendo di necessità virtù, i mostri interpretati da attori con ingombranti costumi che distruggono (goffamente) città in miniatura realizzate con materiali da semplice bricolage.

L’Origine della Specie

In questo periodo di interesse, che potremmo denominare “età classica” del genere kaiju, nacquero anche numerose altre creature, sia concorrenti in senso commerciale a Godzilla (e alla Toho), come la tartaruga volante Gamera di casa Daiei (che nonostante il buon numero di fans non è mai riuscita a rivaleggiare con il più celebre lucertolone), sia facenti parte dello stesso universo narrativo in qualità di alleati o antagonisti.

Gamera, Guardiano della Galassia

Creature che sono andate ad aggiungere tasselli e particolari al complesso mosaico del genere. Esseri come Mothra, immensa falena generalmente benevola nei confronti del genere umano, molte volte adorata come una divinità, a volte nemica e a volte alleata di Godzilla, ma sempre e comunque in grado di riportare equilibrio alla distruzione provocata dal rettile nucleare e dagli altri kaiju. Oppure creature come Baragon, un altro dinosauro mutato, che si schierano sempre e comunque dalla parte di Godzilla, finendo per diventare una vera e propria spalla su cui contare.

Godzilla però, non ha solo compagni fidati e amici/nemici leali. Nell’universo kaiju sono presenti anche esseri malevoli, pericolosi e implacabili. Due in particolare: Destoroyah, un crudele essere proveniente dalle pieghe del tempo, responsabile della brutale uccisione di Godzilla Junior (si, Godzilla ha avuto anche degli eredi) e King Ghidora, la vera Nemesi del Re dei Mostri, il suo più grande Avversario. Ghidora, un enorme drago dorato a tre teste, dotato di poteri devastanti e di una capacità rigenerativa da fare invidia a Wolverine, è per Godzilla quello che il Joker è per Batman. Esistono ovviamente anche molti altri nemici, alcuni anche più potenti, ma la vera Nemesi, il vero e proprio Avversario rimane lui, King Ghidora.

Ma veniamo al concetto stesso di kaiju: che cosa sono? Da dove vengono? Le risposte potrebbero risultare estremamente variegate e complicate da inquadrare con assoluta precisione. Diciamo subito che è veramente molto difficile dare una definizione di “kaiju standard”, visto che le loro forme, dimensioni e poteri sono quanto di più eterogeneo si possa trovare. Si parte dallo scimmione troppo cresciuto, ma comunque di dimensioni accettabili, per arrivare tranquillamente alla creatura insettoide alta 80 metri o a esseri di forme e dimensioni anche peggiori.

Questa enorme varietà di forme è dovuta alle molteplici storie di background e origini di ogni creatura. In linea di massima, ogni kaiju è un individuo a sé stante, unico o comunque uno dei pochi ancora esistenti della sua specie. Un kaiju potrebbe essere un sopravvissuto di ere dimenticate, una divinità, una creatura aliena proveniente dallo spazio profondo o da un’altra dimensione, il risultato catastrofico di massicce forme di inquinamento e tante altre casistiche.

Godzilla del 1998, chiamato con disprezzo Zilla, o Gino (Godzilla In name Only)

Tutto questo perchè, soprattutto negli anni passati, gli ideatori di kaiju si sono davvero sbizzarriti, finendo anche per farsi prendere la mano. Infatti, la “prima ondata” di mostri giganti è degenerata nel grottesco. Spuntavano kaiju come funghi, uno più assurdo e improbabile dell’altro, arrivando a scadere nel trash più di bassa lega, con conseguente perdita di appeal per i genere e con un inevitabile crollo degli incassi.

Fortunatamente, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, si è deciso (almeno da parte della Toho) di fare un bel reboot di tutto questo “Monsterverse ante litteram”, facendo ripartire la saga di Godzilla e soci da capo. Cominciarono quindi a uscire film spettacolari, realizzati con mezzi più avanzati, ma con la ben precisa scelta stilistica di rappresentare i mostri in un modo un po’ vintage. Scelta piuttosto bizzarra ai nostri occhi occidentali, ma di sicuro effetto. Ma il cambiamento più grande si è attuato sul tono stesso delle trame.

Evoluzione

Tra le varie cause di nascita di un kaiju, la fa quindi da padrona l’ingegneria genetica ad esempio, anche se decisamente non mancano genesi estremamente bizzarre (e un po’ inquietanti) come quella di Biollante. Nello specifico, stiamo parlando di una rosa carnivora alta più di duecento metri, creata dall’accidentale mescolanza di cellule di Godzilla, di una rosa (appunto) e di quelle della defunta figlia dello scienziato di turno. Una nascita decisamente poco convenzionale.

Se il Giappone lavorava di nuovo sodo sul fronte della produzione di kaiju, forte anche dell’uscita nel 2016 di Shin Godzilla ad opera di Hideaki Anno (il papà di Evangelion) anche l’Occidente non è rimasto con le mani in mano. Dall’America cominciarono ad arrivare titoli come il Godzilla del 1998, una rivisitazione non perfetta ma affascinante del lucertolone atomico, il misterioso Cloverfield, film che ha fatto di teorie e supposizioni il suo vero e proprio cavallo di battaglia, il già citato Pacific Rim, che unisce kaiju e robot giganti, superbo omaggio di Del Toro alla narrativa giapponese di genere e, infine, il Godzilla del 2014, opera di apertura del recente Monsterverse, proseguito con Kong Skull Island, Godzillla King of the Monsters e con l’ormai prossimo Godzillla vs Kong.

Anche questi kaiju sono molto più maturi dei loro predecessori. In Occidente si è fatta forse molta meno attenzione a precise scelte stilistiche, cercando il sense of wonder e la spettacolarità tramite un massiccio utilizzo di computer graphic e effetti da urlo.

Con il passare del tempo, comparve anche il merchandising dedicato ai kaiju e, inevitabilmente, i mostri giganti colonizzarono anche altri tipi di intrattenimento, libri, fumetti e videogames compresi, solo per citarne alcuni, King of the Monsters 1 e 2 per Super Nes, l’arcaico Rampage, War of the Monsters per Playstation 2 e tutta l’infinita serie di titoli dedicati a Big G, ovvero Godzilla, compreso l’omonimo gioco su Playstation 4 tanto bistrattato ma che fornisce ugualmente alcuni spunti molto interessanti. In generale si tratta quasi sempre di picchiaduro di vario genere, visto che è la categoria di videogames che più si adatta ai nostri amati mostri.

Sul lato fumettistico invece, va fatta una menzione particolare alla serie di albi edita da saldaPress proprio in questo periodo, che sta mostrando un più che interessante ventaglio di storie e situazioni con protagonisti l’immancabile Godzilla e i suoi vari comprimari.

Se nei titoli precedenti si era raggiunta una innocua qualità da film per ragazzi, in questi nuovi capitoli i kaiju vengono caratterizzati in modo molto più crudo. Ringhiano, sbavano, sanguinano, si feriscono gravemente e muoiono in maniera brutale. Il tutto condito ovviamente da una terrificante scia di distruzione e morte che si lasciano alle spalle. Le fantasiose genesi delle creature però, generalmente non furono stravolte più di tanto, vennero però riadattate ai tempi più moderni nel migliore dei modi possibili.

La figura del kaiju, del mostro gigante intento a distruggere città inermi, è ormai parte integrante dell’immaginario fantastico mondiale, non soltanto nipponico. Molta gente potrebbe anche non sapere il significato della parola stessa o non conoscere a menadito la gerarchia dell’Isola dei Mostri, ma tutti (davvero tutti) riconosceranno la figura di Godzilla, il Re, colui che ha definitivamente dato il via a questo fenomeno culturale. Lunga vita al Re dei Mostri dunque, ma lunga vita anche alla sua corte e a tutto ciò che hanno contribuito a creare!

Per saperne di più su queste terribili e affascinanti creature, vi consigliamo Godzilla e altri Kaiju. Guida ai mostri giganti del cinema, che potete acquistare qui.