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Havok & Wolverine: Fusione, recensione di un imperdibile classico

Panini Comics pubblica in edizione lussuosa la bellissima run Havok & Wolverine: Fusione, ad opera di Walt e Louise Simonson. Semplicemente un capolavoro!

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Avatar di Raffaele Giasi

a cura di Raffaele Giasi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 28/02/2019 alle 18:00
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Panini Comics riporta in fumetteria e libreria una delle storie più cupe e affascinanti del comparto fumettistico Marvel dedicato ai mutanti. Stiamo parlando di Havok & Wolverine: Fusione, un vero e proprio “classico”, pubblicato originariamente nel 1988 per la linea Epic, e già riproposto in diverse edizioni, prima di approdare nella nuova linea dei “Grandi Tesori Marvel”.

Leggi anche Recensione: Stan Lee, l'uomo delle meraviglie. Uno straordinario tributo Marvel al Sorridente

Marchio ormai chiuso di Marvel, Epic era una linea di fumetti dell'epoca in cui Marvel esplorava tematiche e storie dall'impatto più adulto, e non necessariamente vincolate ai canoni del supereroismo dell'epoca. Il mood è lo stesso della più recente linea “Max” o della precedente Marvel Knight.

Stiamo parlando della serie che diede i natali, tra le varie, alla bellissima “Elektra: Assassin” di Frank Miller, tanto osteggiata all'epoca (dall'Authority) quanto amata negli anni a venire. E così sotto Epic si sono pubblicate alcune bellissime storie che per cupezza e tematiche mal si sposavano con i veti di censura dell'epoca.

Scritta da una delle coppie d'oro del fumetto americano, Walt e Louise Simonson, Havok & Wolverine: Fusione fu originariamente concepita come una miniserie in più parti, pensata come spin-off di quelle che erano le avventure regolari di Havok dell'epoca.

Chi è Havok? Trattasi del secondo dei tre fratelli Summers, ovvero la famigliola di Ciclope degli X-Men. Havok, col suo potere di assorbire radiazioni per poi emettrle sotto forma di raggi energetici, è stato uno dei piccoli beniamini del fumetto a cavallo tra gli anni '80 e i '90, e la sua run personale su Marvel Comics Presents ottenne diversi consensi, complice l'evoluzione molto adulta dell'eroe.

havok-wolverine-fusione-21344.jpg

In Fusione, quindi, i Simonson pensarono di recuperare Havok proprio da suddetta run, alla fine della quale aveva quasi rischiato di morire a causa della villain Magma di cui, con l'inganno, era finito per innamorarsi. In suo soccorso arriva quindi Wolverine, che nella sua volontà di tirare su di morale l'amico affranto, lo catapulterà in un'avventura nel cuore dell'europa, per la precisione a Chernobyl, il cui disastro nucleare avvenuto appena due anni prima era ancora una ferita aperta nel cuore del mondo.

Un'avventura che porterà il duo dall'Ucraina al Messico, in quella che è una trama che si rifà apertamente al genere delle spy story, in cui il villain, il Generale Fusione, ha a lungo l'aspetto di una figura inafferrabile e subdola, quasi fosse un villain di bondiana memoria.

Fusione è una storia sul nucleare, sulla paura che questo genera nel cuore dell'uomo, ed a cui i due eroi Marvel rispondono con tono umano, senza troppa enfasi sul supereroismo, e dunque senza mezze misure, restituendo al lettore un'incertezza e un timore che, benché all'epoca fossero probabilmente più tangibili a causa del disastro appena avvenuto, restano ancora oggi percepibili e scioccanti, indice di un timore mai davvero assopitosi.

havok-wolverine-fusione-21343.jpg

E così, complice la pubblicazione sotto l'etichetta Epic, e la possibilità di sperimentazione sia artistica che narrativa, il ritratto restituitoci dei due eroi è sconquassante, violento, quasi inedito persino per un personaggio come Wolverine, il cui carattere ferino è uno dei fulcri della sua narrativa. I Simonson rendono Logan una macchina da guerra, che tra le pagine splode in una violenza animalesca, occasionalmente condita da dialoghi sbrigativi e taglienti.

Havok, invece, vero e proprio protagonista della narrazione, è freddo, assente, ancora sofferente dei patimenti della vicenda vissuta con Magma ed è qui al suo massimo dal punto di vista narrativo, tant'è che mai altra storia relativa all'eroe si è conservata nel tempo con simile potenza.

Dal punto di vista artistico Havok & Wolverine: Fusione è poi un capolavoro senza mezze compromessi. Caratterizzato da uno stile pittorico ad opera di John J. Muth e Kent Williams, l'opera si divide costantemente tra gli stili dei due autori, chiamati rispettivamente per caratterizzare le tavole relative ad uno dei due eroi. Lo scopo è quello di creare una continuità visiva con le emozioni dei due eroi, sicché lo stile pittorico è una vera e propria trasposizione visiva del carattere, dell'atteggiamento e dello stato d'animo del duo. A Muth il compito di rappresentare Havok che nel suo carattere squadrato viene rappresentato con una tecnica precisa, pulita, quasi realistica. Williams è invece il responsabile delle tavole di Wolverine, ed il suo Logan è, come il suo animo violento, quasi un mostro informe, la cui peluria di testa e volto si fonde quasi in una criniera, a sottolineare quanto questi, come detto, sia più fiera che uomo.

havok-wolverine-fusione-21342.jpg

Sfondi, personaggi di contorno e simili sono invece appannaggio delle mani di ambo gli autori, che fondo i loro tratti e le loro scelte cromatiche in tavole a volte surreali, talvolta sfumate ed eteree, con un risultato visivo esagerato, dinamico, sontuoso e appagante.

L'edizione qui in analisi accentua con prepotenza quanto appena detto, offrendoci la pubblicazione più bella mai uscita sino ad oggi per questo racconto. L'edizione, su tutto, è caratterizzata da tavole in gran formato 25.5X35.5, dimensioni a dir poco generose per un volume, il cui unico “problema” potrebbe essere quello di trovargli spazio in libreria.

Al netto di questo, parliamo di un volume cartonato con sovracoperta in carta spessa e semiruvida, ormai caratteristica fondamentale di questa linea di volumi. Questa, in realtà, altro non è che un poster pieghevole, le cui dimensioni generose offrono al lettore un'illustrazione in gran formato presa direttamente dagli artwork prodotti per il la storia originale.

Il volume in sé, in copertina rigida, è invece un brossurato da ben 208 pagine con carta patinata di grande qualità, appositamente pensato, quindi, per la fetta più esigente dei lettori Marvel che ad un prezzo, tutto sommato, accettabile, possono così collezionare una delle storie più belle,m importanti e sperimentali della Casa delle Idee, giustamente nel novero delle letture fondamentali, e oggi in un volume più che mai appetitoso, specie per i collezionisti.

Nella stessa linea lussuosa e per intenditori, Panini Comics ha già stampato numerose storie d'epoca Marvel, tutte caratterizzate da uno stile unico e con toni narrativi al di fuori dei tipici canoni supereroistici. Tra le varie vi consigliamo caldamente la mai troppo blasonata Silver Surfer: Parabola, Fantastici Quattro: 1234 e la superlativa Magneto: Testamento. 

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