Libri e Fumetti

Haxa: incontro con Nicolò Pelizzon

Grazie a BAO Publishing, abbiamo avuto occasione di scambiare quattro chiacchiere con Nicolò Pellizzon, scrittore e artista veronese in uscita in questi giorni col terzo e conclusivo volume della sua saga Haxa, della quale, oltre ad altre tematiche, abbiamo parlato, insieme ad altri colleghi del settore.

L’incontro (avvenuto a distanza, tramite videoconferenza) inizia con l’introduzione sulla natura dell’incontro di Chiara Calderone dell’ufficio stampa di BAO Publishing e di Caterina Marietti, una delle fondatrici. Sono poi iniziate le domande, inerenti soprattutto alla saga di Hexa, vi consigliamo, dunque, se non avete ancora letto l’opera di procedere con cautela, perchè l’intera chiacchierata potrebbe contenere Spoiler sugli eventi narrati.

Haxa

Dopo aver ricordato l’uscita imminente dell’ultimo volume di Haxa, si è passati a parlare dell’origine dell’opera, in particolare da dove è nata l’idea per l’opera:

“Penso che sia nata da dove nascono tutte le saghe dove vi è la magia di mezzo come Harry Potter o Shadow Hunters per esempio. Alla fine, l’idea è sempre quella per cui la magia esiste, solo che non la possiamo vedere, che secondo me è anche legato a quel periodo di quando sei ragazzino e ti accorgi che la magia non esiste e allora cerchi di convincerti che, diventando grande, non è lei a non esistere, ma tu a non vederla più.”

Haxa ha al suo interno diverse “contaminazioni” provenienti da opere giapponesi ed è stato chiesto, quindi, all’autore quali siano le sue ispirazioni provenienti proprio dal mondo del  Sol Levante:

“In questo momento mi viene in mente Bloodborne, il videogioco di From Software, perchè quando mi piace qualcosa riesco a metterlo nelle mie opere, ma non come un “colpetto sulla spalla” al lettore per far vedere che l’ho messo dentro la storia, ma più concettuale come, ad esempio, l’infusione di coscienza attraverso il sangue che si vede in Haxa (ispirata proprio da Bloodborne); mi piaceva e ce l’ho messa, rivisitandola ovviamente.”

Haxa

Inizialmente, Haxa doveva essere sviluppata in quattro volumi, che poi sono diventati solo tre. Pellizzon ci ha spiegato il perchè di questa scelta finale:

“Inizialmente, Haxa era partito come una serie di episodi. Quando costruisci un mondo, come ad esempio quello di Guerre Stellari, esso esiste a prescindere dagli episodi che vengono raccontati e proprio tra questi episodi succedono tante coe ai protagonisti che noi non vediamo. Mi sono però reso conto, durante la stesura del terzo volume, che “è così che doveva finire”, che la storia di Sofia finisce esattamente in quel momento e in quella maniera. Poi, essendo io il “signore dell’occulto” che ha creato il tutto, quel mondo va avanti da solo e sicuramente ci sono altri episodi al suo interno, ma questa saga termina così e non c’era quindi bisogno di un ulteriore volume.”

Magia e tecnologia si fondono all’interno di Haxa ed è stato chiesto all’autore il perchè di questa scelta:

“Ricordo di aver letto un racconto di Ursula Le Guin, che dovrebbe essere uno dei primi all’interno della raccolta de “I 12 punti cardinali”, dove c’è un mago che crea un portale dimensionale con il quale riesce ad entrare in contatto con quello che lui crede essere un altro mago, ma che in realtà si rivelerà essere uno scienziato. Perchè, in realtà, alla fine gli scienziati noi li vediamo come persone che fanno qualcosa di estremamente noioso, però pensate a come vedevano in epoca antica tutti coloro che facevano o capivano cose a noi oscure. Quindi questa fusione non è così assurda per me.”

Alla domanda sul perchè il cast di Haxa sia prevalentemente femminile, Pellizzon ha risposto così:

“Per come sono fatto io, mi viene abbastanza spontaneo inserire nelle mie storie personaggi femminili, per quanto, in realtà, quando inizio a scriverli non hanno sesso. All’inizio penso solamente che debbano fare una serie di determinate cose e poi, solo in un secondo momento, diventano personaggi femminili o maschili. Poi, può capitare come in Haxa, che diventino tutte ragazze, anche se principalmente i personaggi di Haxa vivono in un mondo che gli è ostile, anche se c’è un sotto testo mai detto in cui si intuisce che comunque la società è diventata più inclusiva.”

Haxa

Ad un certo punto della storia, viene inserito una sorta di “culto del sangue”. E’ stato chiesto il perchè di questa scelta e le motivazioni che vedono la protagonista rimanerne fuori:

“Penso che le persone siano mosse da una fede in qualcosa, o comunque dal credere in qualcosa. Non credo che ci sia qualcuno capace di non credere in qualcosa, sia esso una fede, un modo di vivere o altro. Sophia non è che non creda in niente, perchè è persa all’interno del mondo e cerca la sua strada, quindi in un certo senso è alla ricerca di qualcosa in cui credere, che la porterà anche a farle fare cose terribili.”

E’ stato chiesto all’autore come è iniziata la stesura di Haxa, da dove sia partito:

“Ho iniziato pensando al mondo dove si sarebbe svolta la storia, anche per diversi mesi, nei quali ho scritto appunti su quello che sarebbe potuto succedere in un prossimo futuro, anche cose che nel libro non vengono nemmeno narrate. Poi è stato costruito tutto praticamente intorno ad Aiko, anche se era un personaggio troppo estremo per renderla l’unica protagonista, così è stata affiancata a Sophia per compensarle. Anche perchè loro vivono una sorta di relazione umana, sotto diverse sfaccettature: sono prima amiche, poi si amano, si lasciano, si odiano, si ignorano, ma sempre con un legame molto stretto.”

Haxa

I personaggi di Haxa sono tutti particolari e ben caratterizzati e alla domanda se siano previsti spin-off su alcuni di essi, l’autore ha risposto così:

“Al momento non è previsto nulla in tal senso, ma ogni personaggio è stato concepito proprio in tal senso, ovvero che ognuno di essi possa avere un suo spin-off totalmente indipendente. Non esistono “personaggi secondari”, perchè sono tutti importanti allo stesso modo.”

Il linguaggio utilizzato all’interno di Haxa è un miscuglio di inglese, italiano e giapponese ed è stato chiesto all’autore come sia arrivato a questa soluzione linguistica:

“Non avevo intenzione, all’inizio, di mettere una forte componente linguistica giapponese, però quando ho creato il mondo di Haxa era il periodo in cui ci fu l’incidente di Fukushima e ho realizzato che il Giappone si è sempre visto distrutto innumerevoli volte, ma si sono sempre ripresi. Inoltre in quel periodo, ma anche adesso in realtà, ci furono diverse notizie strane sul fatto che il primo ministro giapponese volesse ri-militarizzare lo stato e che i giapponesi fossero giù di morale e invece che promuovere l’arruolamento, loro costruiscono Gundam, che è una cosa incredibilmente folle. Così, ho pensato che dopo il 2035 il Giappone si sarebbe ri-militarizzato e si fosse trovato già pronto a gestire questa cosa che le persone possono effettuare magie e da lì è arrivata la polizia anti-magia.

Haxa

Noi parliamo tutti inglese non perchè ci piaccia l’Inghilterra, ma perchè dopo la seconda guerra mondiale l’America ha colonizzato buona parte dell’occidente e così ha fatto il Giappone, ma per tutto il mondo. Così tutti quanti il giapponese magari non lo parlano bene, ma soprattutto se vivi per strada inizi ad usare dei termini che uniscono l’inglese, che già esisteva, al giapponese, insieme a modi di fare tipici di quella lingua, come le forme di rispetto gerarchico che già sono presenti nel territorio nipponico.”

Nicolò Pellizzon è sempre stato un autore da “racconti brevi” e Haxa si può definire una delle sue opere più lunghe e complesse. Gli è stato quindi chiesto se ha già qualche idea per qualche altra storia “lunga” o se vuole tornare alle origini:

“Per molti anni ho fatto storie brevi anche per delle antologie e riviste, ma già dal 2012 ho iniziato a fare storie che non scendessero sotto le 150 pagine e Haxa è comunque un progetto molto lungo anche per altri fumettisti. Mi è venuto abbastanza naturale perchè con le storie brevi non riuscivo a costruire dei veri e propri personaggi, ci sono troppe poche pagine per farlo. E un fumetto normale di circa 80 pagine sono sempre non abbastanza per approfondire un personaggio anche in diverse parti della sua vita, perchè mi interessava anche questo tipo di crescita.

L’impostazione delle storie breve mi rimane sempre, perchè per me, un libro è composto da diverse scene, così come succede spesso anche in Haxa, dove vi sono una serie di eventi secondari che accadono in sequenza. E’ stato un lavoro di “incollare” tante piccole scene in qualcosa di più grande, nonostante comunque ci fosse un filo conduttore nella trama e fosse già delineata.”

E’ stato chiesto se questo “cambio di stile” nella narrazione è stato difficile. Questa la risposta dell’autore:

“E’ stato sicuramente difficile, ma non quanto pensavo all’inizio. Più che altro, sei tu che ti adatti quando fai una determinata cosa. Per me finire il primo volume non è stata una grande soddisfazione come con il terzo, ho provato delle forti sensazioni solo quando ho finito l’ultimo e mi sono reso conto di essere diventato una persona nuova.”

In chiusura, è stato chiesto all’autore se, fin dalla prima stesura, avesse in testa il tipo di pubblico a cui sarebbe stata riferita la sua opera:

“Non ho mai escluso che potesse essere letto da ragazzi molto giovani e nei primi bozzetti ci avevo pensato. Andando poi avanti, però, non ci ho badato molto e ho pensato che chiunque avrebbe potuto leggere Haxa, che è un libro che ho fatto come pareva a me, ma che strizza leggermente l’occhio ai più giovani, non tanto per la sostanza però, ma per la forma.”

Un’ora di incontro che è volata via rapidamente, al termine del quale è stata fatta, come di consueto, la foto di rito con il terzo volume di Haxa, che è disponibile dal 25 Febbraio.

Haxa

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