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La storia

Pagina 3: La storia

 

L'antefatto de Il bambino d'oro ci mostra un antichissimo monastero tibetano. Al suo interno, i monaci sono tutti in riverenza di un bambino che pare dotato di mistiche capacità sovrannaturali, dato che riporta addirittura in vita un uccellino col semplice tocco delle mani. All'improvviso, mentre il piccolo prestigiatore incanta la platea di vecchi rintronati, una banda di predoni capeggiati da un uomo misterioso fa irruzione nel tempio, rapendo il bambino.

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Dagli antichi e suggestivi paesaggi del Tibet, ci troviamo a Los Angeles. Nel suo appartamento Kee Nang (Charlotte Lewis) è intenta a guardare uno show in tv, il cui ospite è un certo Chandler Jarrell (Murphy). Un investigatore specializzato in bambini scomparsi che sta parlando del suo ultimo caso. L'uomo giusto al momento giusto si direbbe, e così Kee chiede a Jarrel aiuto per risolvere un "caso particolare". Non solo perché Chandler di mestiere ritrova bambini scomparsi, tanto più che lui è "il prescelto". Ovvero l'unico in grado di salvare il bambino d'oro. Chandler la prende a ridere, ovviamene.

Dal "se va be' c'hai ragione" al "sì ti credo ciecamente" il passo è piuttosto breve. Soprattutto quando iniziano a spuntare per il mezzo omicidi a sfondo rituale. Seguendo l'indagine di cui parlava nel programma televisivo, infatti, Chandler arriva a una casupola abbandonata. Qui la ragazzina scomparsa che cercava viene trovata morta, in una stanza piena di graffiti in tibetano antico, con una ciotola di riso misto sangue. Successivamente Kee Nang spiega a Chandler che quel luogo era una sorta di "prigione" per il bambino d'oro. Perciò lo porta dal Dottor Hong (James Hong, reduce da Grosso Guaio a Chinatown)), esperto occultista, per ulteriori spiegazioni. Nello studio di Hong Chandler s'incontra con Kala (Shakti Chen), donna misteriosa che gli parla nascosta da un paravento; un enorme spiegone sul bambino d'oro, sul perché la ragazzina su cui indagava è stata uccisa e via dicendo.

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Ormai, più o meno convinto della situazione, Chandler si mette sulle tracce di una banda di motociclisti. I quali sembrano essere i probabili autori del rapimento. Arriva a scoprire la mente, vale a dire un certo Numspa (Charles Dance, Il Trono di Spade). Numspa ha guidato i predoni che avevano fatto irruzione nel monastero all'inizio del film, ed è anche un demone che tenta di distruggere il mondo nel tempo libero.

Nonostante tutto non riesce a farsi prendere davvero sul serio (chiamato pure "affettuosamente" Numsy), e così decide che il modo migliore per avere un po' d'attenzione, è quello di apparire in sogno a Chandler. Al quale detta le sue condizioni: l'investigatore dovrà consegnargli il pugnale di Ajanti. Un antichissimo artefatto dai grandi poteri (unica cosa al mondo che potrebbe uccidere il bambino d'oro nella sua forma terrena) e in cambio lui gli consegnerà bambino.

Rassegnato all'idea, Chandler s'imbarca con Kee per il Tibet per recarsi al monastero dove, a quanto pare, è custodito il pugnale mistico. Una volta sbarcati l'investigatore s'imbatte in uno strano vecchio che vende amuleti per strada. Il vecchio, sgradevole e sboccato, in un primo momento sembra un semplice truffatore, ma poi si scopre che è il sommo sacerdote del tempio dov'è custodito il pugnale di Ajanti. Il "venerabile Monty" (Victor Wong) spiega che per ottenere il pugnale bisogna superare una prova: attraversare un assurdissimo sentiero fatto di pali, portando con sé un bicchiere d'acqua da cui non dovrà essere versata neanche una goccia.

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Naturalmente, va da sé che Chandler alla fine riesca a superare la prova, s'impossessi del pugnale, e tra una frase di commiato qui e una marchetta là, lui e Kee facciano ritorno in America. Mettere poi a posto la situazione, sconfiggere il male e far trionfare il bene sono amenità da copione.