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Cinema e Serie TV

Il Trono di Spade S08, la recensione del primo episodio!

Il Trono di Spade è ricominciato con la sua ottava e ultima stagione, con una prima puntata di preparazione interessante ma con problemi strutturali seri.

595 giorni è il periodo in cui i fan del Trono di Spade hanno atteso spasmodicamente l’inizio di questa ottava e ultima stagione. Non è l’attesa più lunga per un seguito in questo settore – il record resta in mano ai 26 anni di attesa fra seconda e terza stagione canonica di Twin Peaks – ma nessun prodotto televisivo ha generato tanto hype come le guerre delle casate dei Sette Regni. Un fenomeno di costume quasi più che una “normale” serie TV, lo show HBO di stagione in stagione ha alzato l’asticella dei valori produttivi che una produzione per il piccolo schermo può raggiungere, spesso eguagliando se non superando quello di blasonati blockbuster hollywoodiani.

Si può facilmente intuire l’enorme peso delle aspettative di cui questa première si è fatta carico, specialmente quando mancano appena sei puntate dalla fine definitiva di uno show così amato. A dispetto però dalle aspettative e speranze, Winterfell si riconferma un “classico” primo episodio della serie, che ha il compito di sistemare i vari personaggi su una scacchiera invisibile e ridefinire i nuovi equilibri degli schieramenti dopo l’ultimo season finale, con un forte sapore nostalgico da scena a scena.

L’intera puntata ruota attorno al concetto di reunion di famiglie e vecchi nemici che incrociano nuovamente le proprie strade dopo intere stagioni. Così come Jon Snow finalmente riabbraccia i fratelli creduti perduti, vediamo anche vecchie improbabili coppie come Arya e il Mastino (“Mi hai lasciato a morire” “E ti ho anche derubato”) o gli ex sposini Sansa e Tyrion (“Una volta ti credevo l’uomo più astuto del mondo”) ora tutti uniti sotto la stessa bandiera. L’evento più atteso è indubbiamente l’arrivo della Regina dei Draghi a Grande Inverno, accolta dai signori locali in modo freddo e con generale diffidenza, memori ancora degli orrori compiuti dalla sua stirpe.

Complice anche un minutaggio risicato (“soli” 51 minuti, quando le prossime puntate toccheranno i 90) Winterfell è un episodio principalmente riassuntivo che non si concentra quasi mai su pochi e importanti gruppi di personaggi, lasciando molte sequenze potenzialmente cariche di pathos a metà. A questo spesso non aiutano i dialoghi della puntata, la cui qualità generale sembra calata di netto e regalandoci scambi fra one liners invece che discussioni complete. La scena intima fra Jon e Daenerys è l’esempio più lampante di questo calo, oltre che scadere ben presto nel trash. Anche l’atteso momento della rivelazione dell’identità di Snow viene trattato in modo sbrigativo e senza la giusta carica emotiva, complice anche una paralisi facciale di Kit Harington ai suoi massimi livelli.

Alcuni spunti migliori provengono dal Sud di Westeros, fra una Cersei più motivata che mai ad ottenere ciò che vuole sacrificando pure la sua integrità morale e allo stesso tempo pronta a vendicarsi verso i propri fratelli, addirittura assoldando Bronn come sicario. Apprezzabile vedere infatti la reticenza del mercenario nell’uccidere i suoi ex compagni di battaglia, e ancora più interessante è il cambio di rotta della Regina reggente, che mostra nelle sue azioni un probabile cammino simile a quelli del noto Re Folle. La sequenza più interessante è indubbiamente quella ambientata nel castello all’estremo nord di Last Hearth, dove dei redivivi Tormund e Lord Beric scoprono i primi attacchi dei Morti nel Nord e un messaggio lasciato nientepopodimeno che dal Re della Notte in persona, con un sacrificio di grande impatto scenico che segna l’inizio delle ostilità fra i due fronti.

L’ultima stagione si apre quindi in un modo alquanto classico per i ritmi e stilemi della serie, con un po’ di rammarico per chi voleva già iniziare col botto. Sta di fatto che persista uno dei problemi più grandi riscontrati nelle ultime stagioni (senza una base solida dei libri di Martin sotto): la qualità della scrittura sta scemando pericolosamente, regalandoci interazioni fra i personaggi completamente innaturali e sbrigative giusto per creare un minimo di contesto. Con solo 5 puntate rimaste, nonostante un minutaggio notevole, non promette nulla di buono.

Se vi sentite degli strateghi nati, perché non provate a conquistare i Sette Regni con questa versione di Risiko dedicata al Trono di Spade?