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Wolverine: le origini dell’artigliato mutante

È il migliore in quello che fa, anche se ciò che fa non sempre è piacevole. Ha vissuto a cavallo di tre secoli, ha preso parta a conflitti che hanno sconvolto il mondo, ha affrontato divinità ancestrali e sconfitto demoni dell’inferno. Stiamo parlando di James Howlett, il mutante canadese meglio noto Wolverine. Nato come figura passeggera nel Marvel Universe, Wolverine ha saputo imporsi come una figura simbolo del mondo mutante e, negli ultimi anni, anche della Marvel stessa.

E pensare che tuttò iniziò con una bella scazzottata con l’Incredibile Hulk.

La nascita di Wolverine

La nascita di Wolverine è legata ad una particolare richiesta dell’editor in capo Marvel Roy Thomas, che sul finire del 1973 chiese allo sceneggiatore Len Wein di creare un personaggio ben preciso: un uomo, canadese, di bassa statura e dall’indole feroce come quella di un ghiottone (in inglese, wolverine), animale di cui avrebbe preso anche il nome. A dare il primo impatto visivo fu chiamato un nome celebre di casa Marvel, John Romita Sr. Fu lui a ideare il costume del futuro personaggio e a introdurre l’elemento degli artigli retrattili.

“Quando feci il design di Wolverine volevo che fosse pratico e funzionale. Per questo mi domandai ‘Se un uomo ha degli artigli simili, come farà ad allacciarsi le scarpe o grattarsi il naso?’”

Da questa curiosa riflessione, John Romita Sr. rese retrattili gli artigli del personaggio, senza però pensare a definire se una volta rinfoderati venissero integrati nel costume o avessero una connotazione più organica per il personaggio.

La partecipazione di John Romita Sr alla nascita di Wolverine fu fondamentale, e il primo disegnatore ufficiale del personaggio, Herb Trimple, non ha mai nascosto quanto il prototipo di Wolverine di Romita sia stato centrale nella creazione del personaggio

“Per come la vedo io, Romita e Wein hanno cucito assieme il mostro e io gli ho dato la scintilla vitale. Era solamente uno di quei personaggi secondari o addirittura terziari, a dirla tutta, che stavano usando in quel particolare volume, senza alcuna idea se sarebbe andato oltre. Stavamo realizzando molti personaggi in The Incredbile Huk che esaurivano la loro vita in unico numero”

Convito di quanto era solito dire a proposito delle origini di Wolverine, Trimple ha sempre rifiutato il riconoscimento di co-creatore di Wolverine, attribuendo questo onore a John Romita Sr.

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La prima apparizione ufficiale del personaggio risale a The Incredible Hulk #180, dell’autunno 1974, storia scritta da Len Wein e disegnata da Herb Trimple. In questa prima apparizione, viene detto soltanto che si tratta di un mutante, facente parte di una divisione dei servizi segreti canadesi, cui viene affidato l’incarico di fermare Hulk. In tutta la storia, Wolverine sfoggia i suoi artigli, senza mai ritrarli. Dopo questa prima apparizione, l’artigliato canadese comparve ancora in alcuni materiali promozionali Marvel e fugacemente in The Incredible Hulk #182. Ma la vera vita editoriale di Wolverine sarebbe iniziata solamente nel 1975, cn la rinascita di un leggendario gruppo della Casa delle Idee

Le diverse origini di Wolverine

La leggenda vuole che la prima idea d Wein sulle origini di Wolverine fosse quella di un cucciolo di ghiottone mutato in forma umanoide dall’Alto Evoluzionario, ma Wein ha sempre negato questa sua idea

“Se da un lato ammetto che fu fin dall’inizio una mia idea quella di far ritirare gli artigli di Wolverine sul dorso delle sue mani, non ho assolutamente mai pesato a Logan come un ghiottone mutante. Scrivo storie sugli esseri umani, non su animali evoluti (con tante scuse per qualsivoglia storia io abbia scritto che coinvolge l’Alto Evoluzionario). L’idea del ghiottone mutato comparve molto tempo dopo il mio abbandono. Non saprei dire se l’idea fosse stata suggerita per la prima volta da Chris Claremont, dal compianto Dave Cockrum o da John Bryne quando divenne parte del team degli X-Men, ma sicuramente non iniziò con me!”

A conferma di quanto detto da Len Wein, un articolo contenuto nella riedizione del 1986 della prima apparizione di Wolverine, intitolata The Incredible Hulk and Wolverine, contiene una dichiarazione di Dave Cockrum, che assieme a Wein contribuì alla seconda vita di Wolverine all’interno degli X-Men. Cockrum, infatti, ammise di aver considerato sempre che l’Alto Evoluzionario avesse avuto un ruolo fondamentale nella vita di Wolverine. Inizialmente, Wein aveva immaginato il personaggio come un giovane adulto, con forza sovrumana e un’agilità simile a quella di Spider-man. Questa idea cambiò quando Cockrum gli mostrò per la prima volta Wolverine senza maschera, dove mostrava il volto di un quarantenne.

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Anche John Byrne aveva realizzato una possibile faccia di Wolverine, che non poté utilizzare in seguito alla comparsa del volto del canadese firmato d Cockrum in X-Men #98, ben prima dell’arrivo di Byrne sulla testata mutante. L’idea di Byrne venne però utilizzato come volto di un personaggio che venne introdotto in Iron Fist, sotto la gestione Claremont: Sabretooth! Per Byrne, Wolverine era il figlio di Sabretooth, e forte di questa idea assieme a Claremont decisero di fissare l’età di Wolverine sulla sessantina, stabilendo che avesse combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, dopo esser scappato da Sabretooth, di cui si era già fissata l’età a 120 anni.

La complessità delle origini di Wolverine è dovuta, principalmente, al fatto che il personaggio fosse stato concepito come figura secondaria da Wein, non immaginando che il canadese sarebbe diventato uno dei volti più amati dell’universo Marvel. Furono solo gli autori successivi, a piccoli passi, a definire Wolverine in quegli aspetti oggi considerati imprescindibili del personaggio.

L’ingresso negli X-Men

Nel 1975 in casa Marvel si decide di dare una nuova possibilità ad uno dei nomi che negli anni ’60 avevano contribuito al rilancio dei supereroi: gli X-Men. A guidare la rinascita mutante è Len Wein, che viene affiancato da Dave Cockrum. Wein deve ricreare una squadra di mutanti, mantenendo quella tradizione che vede gli X-Men come degli adolescenti, motivo per cui Wein inserisce all’interno del nuovo team mutante Wolverine, che all’epoca ha ancora idealizzato come un adolescente.

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Con Giant-Size X-Men #1, in cui compare la celebre Seconda Genesi, inizia la nuova vita editoriale di Wolverine, con un primo cambiamento estetico. La copertina del numero è disegnata da Gil Kane, che per errore disegna la maschera di Wolverine con le ‘orecchie’ più lunghe rispetto alla prima versione di Trimple. Dave Cockrum, disegnatore della serie, apprezza il cambiamento di Kane, convito che la precedente maschera rendesse il personaggio troppo simile a Batman, e inserisce il cambiamento anche all’interno delle storie degli X-Men.

Wein delineò un primo arco narrativo, che venne poi affidato a Chris Claremont, in quella che divenne una delle più lunghe e prolifiche gestioni del mondo mutante. Sin dal suo arrivo, X-Chris voleva dare ai suoi mutanti una nuova linfa.

Rendere Wolverine unico: snikt!

Nel caso di Wolverine, già nel primo numero firmato da Wein si era visto che non era possibile trattarlo come un adolescente, dato il suo grado all’interno delle forze armate canadesi. Quello che preoccupava Claremont e Cockrum era la difficoltà nel dare a Wolverine il giusto spessore. Come spesso accadeva in quegli anni, non c’era idea che non passasse dall’ufficio di Stan Lee, e Claremont e Cockrum, durante una chiacchierata, chiesero un consiglio al Sorridente, e lui fece l’esempio di Iron Man.

Nelle idee di Lee, Iron Man avrebbe dovuto essere il nuovo Spider-man, ma non raggiunse lo scopo per via di un particolare: l’armatura. Contrariamente a Spidey, la caratteristica principale di Iron Man non era un qualcosa di unico di Tony Stark, ma poteva essere utilizzati anche da altri (difetto che poi divenne centrale in alcune delle storie migliori di Testa di Latta).

Memori di questa lezione, i due autori iniziarono a riflettere su cosa rendesse unico Wolverine, a parte il suo fattore rigenerante. Sino ad allora, i suoi artigli erano stati pensati come un’arma inserita all’interno dei guanti, ma dopo il consiglio di Lee, Claremont e Cockrum decisero di trasformare gli artigli di Wolverine in una cosa personale, che facesse parte di lui. Ecco perché in X-Men #99 finalmente si scopre che queste armi sono parte di lui, durante una chiacchierata con Banshee.

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Affiancato da Cockrum, Claremont, però, avrebbe voluto dare ad un altro mutante entrato negli X-Men un ruolo di primo piano: Kurt Nightcrawler Wagner. L’idea era quella di imbastire delle storie che giocassero sulla contrapposizione tra il suo aspetto demoniaco e la sua anima gentile, ma l’abbandono di Cockrum e l’arrivo di John Byrne su X-Men portò ad un cambio di piani.

Byrne, da canadese, era propenso a sviluppare un personaggio suo connazionale, e Wolverine era la figura giusta. Fu Byrne a convincere Claremont a rendere l’artigliato canadese una della personalità fondamentali del nuovo corso dei Figli dell’Atomo.

L’arrivo di Byrne fu il tocco finale all’ascesa di Wolverine. Fu l’autore canadese a dare diverse idee a Claremont per valorizzare l’artigliato mutante. In breve fece l’apparizione il vero nome di Wolverine, Logan (il monte canadese più alto per il mutante canadese più minuto, ironico), e cominciò a farsi una maggior riferimento al suo trascorso con il supergruppo canadese di Alpha Flight.

Soprattutto, fu la caratterizzazione di Wolverine a rendere appassionante il personaggio. Claremont lo rese un eroe atipico, ferino e scontroso, spesso in aperto contrasto con l’autorità interna al gruppo mutante. Logan non entra in conflitto con Xavier, un mentore riconosciuto da tutti, ma con il maschio alpha del gruppo, Ciclope. Il loro rapporto è un continuo alternarsi di rispetto e dissidio, che passa anche dall’attrazione del canadese per la fidanzata di Summer, Jean Grey.

Wolverine oltre gli X-Men

Claremont continua a sviluppare il carattere di Wolverine, arrivando ad un punto di svolta emotivo per il mutante canadese: l’incontro con Mariko Yashida. Avvenuto all’interno delle avventure con gli X-Men, questo interesse sentimentale di Logan venne poi sviluppato al meglio in una delle cose migliori legate al mito dell’artigliato canadese: la miniserie di Claremont e Frank Miller.

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Riprendendo il rapporto con Mariko, Claremont e Miller approfondiscono il legame che unisce Wolverine e il Giappone, che diventerà in futuro un elemento essenziale del personaggio e delle sue caratteristiche. La caratterizzazione di Wolverine in questa miniserie omonima portò nuovamente alla ribalta il potenziale del personaggio, cosa che spinse alla creazione di un’altra miniserie, che metteva Wolverine al fianco di una delle nuove leve degli X-Men, Kitty Pryde.  La nascita di una serie dedicata interamente a Wolverine è l’occasione per dare nuova linfa al personaggio, che nella seconda serie avrà la fortuna di esser affidato ad un autore che, dopo Claremont, diventa uno dei nomi più importanti per Logan: Larry Hama.

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Hama, veterano del Vietnam, era stato apprezzato per la sua gestione del fumetto dei G.I. Joe, e porta la sua esperienza personale di guerra anche all’interno di Wolverine. Hama viene affiancato da un allora giovane talento, Marc Silvestri, con il quale realizza alcune delle più interessanti storie di Wolverine, in cui vengono approfonditi alcuni aspetti tipici del personaggio, andando a identificare ed esaltare i tratti essenziali del mutante. La gestione di Hama è il punto finale del progresso di definizione della personalità di Wolverine.

Dopo la gestione di Hama, Wolverine assume sempre più importanza all’interno dell’universo Marvel. Dalla presenza nelle grandi saghe della Casa delle Idee, passando da storie leggendarie come Arma X sino alla sua morte e alla comparsa del Vecchio Logan di Millar, il mito del mutante canadese si è arricchito di nuovi dettagli e rivelazioni rendendo Logan uno dei simboli della Marvel moderna.

Per apprezzare al meglio la vita editoriale di Wolverine, vi consigliamo di leggere il volume Io sono Wolverine