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Jodorowsky’s Dune: la storia di un cult mai nato

A pochi giorni in cui anche la Spezia tornerà a “scorrere” al cinema con l’arrivo di Dune, il nuovo kolossal di Denis Villeneuve tratto dal celebre romanzo di Frank Herbert, le sale italiane proiettano un’altra opera legata a questo incredibile universo letterario: Jodorowsky’s Dune. Un titolo che per gli appassionati della saga di Paul Atreides rappresenta una delle tappe fondamentali dell’arrivo dell’opera di Herbert al cinema, memoria di un progetto talmente faraonico che non arrivò mai sala, diventando però un cult. Jodorowsky’s Dune è un accurato lavoro di ricerca e ricostruzione storica che vuole far luce su una dei miti del cinema moderno, un ritratto netto e appassionante del talento visionario di Alejandro Jodorowsky che possiamo nuovamente ammirare nello splendore del grande schermo a partire dal 6 settembre, dopo una serie di anteprime che avranno luogo il 26 agosto.

Alejandro Jodorowski

Jodorowsky’s Dune, nonostante il titolo, non è solamente una ricostruzione di un progetto troppo ambizioso per essere realizzato in quegli anni, ma è soprattutto una testimonianza della genialità di un artista fuori dagli schemi come Alejandro Jodorowsky. Un approccio unico ed eclettico alla concezione di cinema che in alcune sequenze di Jodorowsky’s Dune lascia emergere un atteggiamento a tratti eccessivo, per non definire sgradevole, del regista. Non è un mistero che quando Jodorowsky si avvicinò al titanico progetto di questa trasposizione non avesse familiarità con l’opera di Herbert, uno dei massimi esempi di space opera letteraria. E parte del fallimento del progetto, infatti, deriva da questa lacuna.

Jodorowsky’s Dune: raccontare l’impossibile

Come si evince da Jodorowksy’s Dune, la volontà del regista sudamericano non era tanto rendere omaggio allo spirito autentico del corpus letterario di Herbert, quanto realizzare una produzione faraonica che potesse rivaleggiare con i kolossal della decade precedente, quasi Jodorowsky volesse realizzare un peplum galattico. All’interno del documentario, lo stesso regista più volte menziona l’aspetto profetico del suo film, il suo volere realizzare un’opera che cambiasse radicalmente il concetto di fantascienza cinematografica. Ambizione non da poco, considerato che questa incredibile avventura avviene nella seconda meta degli anni ’70, pochi anni prima che un giovane regista californiano dia vita alla rivoluzione sci-fi del grande schermo con il suo Star Wars.

Jodorowsky's Dune

Jodorowsky, già conosciuto negli ambienti della controcultura del periodo, è un nome noto, spinto da produzioni come El Topo e La Montagna Sacra. La prima parte di Jodorosky’s Dune, giustamente, mostra il passato del regista, ne racconta il vissuto professionale e la cifra stilistica, offrendo allo spettatore una chiave di lettura fondamentale per comprendere la dinamica narrativa di Jodorowsky. In questo primo impatto con l’artista, si percepisce la volontà di voler ritrarre al meglio la sua dialettica, fatta di una simbologia inusuale ma profonda, a tratti ermetica, che diventa la base delle sue opere, destino verso cui andava il suo Dune.

Il vero punto di svolta, ovviamente, si ha quando Jodorowsky’s Dune si addentra nel cuore della sua ragion d’essere, ossia la sfortunata realizzazione di questa titanica produzione. La telecamera inquadra sempre il volto di Jodorowsky, voce narrante principale, che lascia emergere una visionarietà suggestiva e scriteriata, che nasconde un divismo marcato dietro l’ideale del cinema emotivo contrapposto alle ragioni delle case di produzione. Jodorowsky più volte ribadisce come il suo intento era mirato alla creazione di una pellicola che portasse a un’apertura mentale negli spettatori, utilizzando questo incredibile universo letterario quasi fosse una chiave per aprire una nuova dimensione spirituale.

A tratti, le parole del vulcanico regista sembrano sfiorare la follia, dimostrano come l’imbarcarsi in questa avventura fosse tutto fuorchè un progetto realizzabile.

La follia di Jodo contro una delle grandi space opera

Le testimonianze di altri nomi celebri che parteciparono a questa impresa, come Dan O’Bannon o H.R. Giger, sono inserite con attenzione all’interno della narrazione, esaltando sia la visionarietà di Jodorowsky che il suo processo creativo totalmente fuori controllo. Quasi schiavo del suo gargantuesco progetto, Jodo voleva personalità del calibro di Orson Welles, Salvador Dalì e Mick Jagger, era pronto a concedere loro ogni capriccio pur di poterli annoverare nel suo film. Anche l’arte di un maestro del fumetto transalpino come Moebius, venne adattata alle sue necessità, lavorando su storyboard iperdettagliati che vennero poi filtrati e rielaborati da artisti come O’Bannon. Queste eccellenze del cinema del periodo sono parte del mito del Dune di Jodorowsky, sono divenuti un think thank artistico che, pur non riuscendo a portare a termine il loro intento, hanno profondamente segnato il gusto culturale e l’immaginario fantascientifico seguente.

Lo storyboard del Dune di Alejandro Jodorowsky
Lo storyboard del Dune di Alejandro Jodorowsky

In questo, Jodoworosky’s Dune è una testimonianza imperdibile per comprendere al meglio la nascita di alcuni dei tratti fondamentali del cinema sci-fi successivo, compresi grandi cult come Star Wars e Alien. Parte delle idee elaborate da questa fucina di autori trovò in seguito vita in altri produzioni, come il castello degli Arkonnen realizzato da Giger, che divenne la base per la definizione della caratterizzazione degli xenomorfi di Alien e per il concept architettonico della razza degli Ingegneri di Prometheus. È questa influenza successiva, paradossale se pensiamo che viene esercitata da un film mai realizzato, che rende la visione di Jodoworosky’s Dune un’esperienza imperdibile per gli appassionati di cinema.

Tramite la presenza di bozzetti di lavorazione, le animazioni degli storyboard di Moebius e la testimonianza di chi gravitava attorno a Jodorowsky, infatti, abbiamo non solo una percezione più chiara del perché questo progetto fosse destinato al fallimento, schiacciato dalla personalità di un regista incapace di cercare un equilibrio tra arte e business cinematografico, ma anche di come il Dune di Jodorowsky sia stato comunque uno dei momenti centrali della cultura pop contermporanea. Lo stesso regista non nasconde di avere utilizzato gran parte delle sue idee per dare vita ad opere in altri media, come il fumetto, dove assieme a Moebius diede vita L’Incal (riprendendo in parte la pesante burocrazia di Dune), mentre alcune delle sue intuizioni più sfrenate trovarono spazio nel suo La Casta dei Meta-baroni.

Jodorowsky’s Dune: l’eredità di un progetto fallito

Un recupero che consente anche di comprendere come Jodorowky avesse valorizzato maggiormente l’aspetto puramente estetico dell’universo di Herbert, mancando però di cogliere alcuni degli aspetti più fondanti di questo impianto narrativo. Difficoltà sperimentata anche David Lynch con il suo Dune, nato dalle ceneri del fallimento di Jodorowsky e di cui il regista sudamericano non manca di rilevare l’inadeguatezza rispetto alla sua idea originale.

Jodorowsky's Dune

Jodorowsky’s Dune, per via di questa sua ricchezza, si presenta come una delle ricostruzioni più fedeli del dietro le quinte di uno dei miti del cinema contemporaneo. Il lavoro di ricerca è encomiabile, così come è apprezzabile l’onestà intellettuale di non presentare Jodorowsky come un talento incompreso, ma palesando anche le sue deliranti idee, come testimonia il figlio del regista, correndo anche il rischio di urtare la sensibilità degli spettatori riportando aberranti dichiarazioni di Jodo, che sorridendo non si fa problemi a paragonare il suo lavoro sull’opera di Herbert come un necessario stupro ‘ma con amore’. Dichiarazione decisamente infelice, che va a detrimento della sua figura autoriale, ma che diventa ennesima dimostrazione di come Jodorowsky’s Dune voglia essere un reportage onesto e autentico di questa paradossale pagina di storia del cinema.