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L’ultimo mercenario: Van Damme conquista Netflix

Affrontare la fine della propria carriera non deve essere semplice per un attore, specialmente quando la propria carriera è stata basata sulla propria prestanza fisica. Uno shock che gli interpreti degli action movies degli anni ’80 e ’90 stanno affrontando, con alterne fortune, negli ultimi anni, tra operazioni nostalgia di sicuro richiamo, come il ciclo de I Mercenari guidati da Stallone, o la scelta di concedersi curiose pubblicità in terra nipponica, portandoci a vedere un invecchiato Bruce Willis in versione Doraemon. Un’altra possibilità, a quanto pare, è il virare tutto in chiave comica, dove parodiare il proprio passato da action hero può essere una soluzione che unisce nostalgia e divertimento. A pensarla così è stata una delle leggende del periodo d’oro dei film d’azione, Jean-Claude Van Damme, che il 30 luglio torna dispensare battute e calci volanti su Netflix con L’ultimo mercenario.

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Produzione Netflix Originals realizzata in Francia, L’ultimo mercenario è una divertente rielaborazione comica del mito dell’eroe combattente tipico degli anni ’80, un cane sciolto senza legami come spesso abbiamo visto nei film di Van Damme. Era quindi inevitabile che la comicità di questo film, che affonda le proprie radici nelle periferie multietniche parigine, trovasse una propria identità nel rendere un eroe fuori dal tempo come Richard Brumère, ex agente segreto e ora mercenario, prototipo dell’eroe inossidabile tipico della cinematografica degli eighties, costretto ora a confrontarsi ora con la missione più importante della sua vita: salvare suo figlio.

L’ultimo mercenario: Van Damme in chiave comica

Brumère, detto Bruma per la sua capacità di scomparire, vive da decenni ai margini della società, dopo una missione conclusasi in modo sanguinoso. A convincerlo a sparire dai radar dei servizi segreti francesi è stata la promessa del governo transalpino di garantire a suo figlio Archibald, ancora un neonato, un’immunità totale per qualsiasi reato avrebbe potuto commettere, preziosa concessione accompagnata da una generosa rendita mensile.

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Dopo anni di latitanza, Brumére è costretto a tornare in Francia dopo che, per un grossolano errore di un colletto bianco dei servizi segreti, al figlio vengono rimosse rendita e immunità. Peccato che nel frattempo questi diritti fossero stati conferiti anche a un criminale, colluso con ufficiali del governo, che utilizza l’immunità di Archibald per ogni genere di crimine, atteggiandosi a Tony Montana. Come facilmente intuibile, al cadere dell’immunità si scatena una caccia all’uomo che vede nel povero Archibald una pedina da utilizzare contro Brumère, che dopo anni avrà finalmente modo di conoscere dal vivo suo figlio. E sventare una pericolosa macchinazione ai danni del governo francese, giusto per non perdere il suo eroismo.

L’ultimo mercenario non offre spunti particolarmente originali, ma rielabora in modo divertente concept già noti all’interno di una narrazione dinamica e divertente. L’idea della storia padre e figlio, vissuta tramite un rapporto fatto di assenze e rimpianti, è la fonte principale delle gag del nuovo Netflix Original, che pur essendo basilari e spesso scontate, hanno comunque il merito di presentarsi al momento giusto, dando ritmo al film. David Charhon, nel doppio ruolo di regista e co-sceneggiatore, riesce a dare a questo film un’identità semplice ma gradevole, gioca con astuzia su una comicità molto gestuale e fatta di piccoli vezzi dei personaggi, seguendo una linea ironica tipica della comicità francese contemporanea, fatta di mimiche facciali buffe e di voluta esagerazione.

Sotto questo aspetto, L’ultimo mercenario assume un registro quasi caricaturale, figlio del suo volere ridere dei personaggi tipici della filmografica di Van Damme, lasciando però che rimanga il valore muscolare di questi eroi. E l’attore belga nonostante gli anni, non si tira indietro, esordendo nel film intento in una delle sue leggendarie spaccate, prodigandosi poi in tutto il suo repertorio di mosse, prese e calci volanti, senza dimenticare il suo celebre passetto di danza, vero e proprio cult. Se sul piano fisico Van Damme ha ancora il suo carisma da sfoggiare, sul lato recitativo è aiutato dal dovere incarnare un personaggio volutamente estremizzato, figlio di una concezione eroica granitica che si ritrova a doversi accontentare del supporto di un membro dei servizi segreti imbranato (uno spassoso Alban Ivanov), un figlio tutt’altro che eroico (Samir Decazza) e una giovane della banlieu (Assa Sylla).

Van Damme, tra calci rotanti e risate

La miscela è esplosiva, capace di dare alternanza in modo gradevole a momenti di lotta con altri di ironia e derisione di elementi tipici della tradizione degli action movie. Van Damme gigioneggia, si traveste, si prende anche in giro smitizzando il suo ruolo di simbolo di una decade cinematografica, conscio degli anni che passano e della necessità di reinventarsi. Se nel secondo I Mercenari era stato il villain dallo sguardo folle, in L’ultimo mercenario l’attore belga si cala in un ruolo parodistico ben riuscito, fatto di frasi ad effetto disinnescate rapidamente da una battuta o una situazione improbabile.

Motivi sufficienti a rendere L’ultimo mercenario un film godibile, che si muove in una direzione subito chiara ma bene delineata, con un colpo di scena finale che lascia abbastanza sorpresi, ma che ribadisce come alla base di questo Netflix Original ci sia il concetto di famiglia, complessa e artificiosamente avventurosa, ma comunque sempre motore di piani e speranze, a volte mal riposte. Con L’ultimo mercenario, Netflix si assicura un film action semplice ma gradevole, ideale dopo le atmosfere angoscianti di A Classic Horror Story e Fear Street.