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Lupin, anteprima del ritorno del ladro con Omar Sy su Netflix

La prima cosa che dovete sapere di Arsenio Lupin è che nessuno sa chi sia veramente. Potreste averlo incontrato, ma non affrettiamo i tempi e cominciamo dall’inizio. Proprio così, cominciamo dall’inizio, quando Lupin non si faceva chiamare così, ma era un ragazzino che poteva contare solo su suo padre, vivendo nella povertà delle banlieux parigine e doveva ancora buttarsi in un mare di guai. Una delle leggende più misteriose, stuzzicanti e sempiterne della storia della letteratura è stata rispolverata e rinfrescata grazie alla combinazione di una riuscita interpretazione di Omar Sy, sempre al massimo delle sue performance sin dai tempi del successo di Quasi Amici, e della regia di George Kay e François Uzan, regalandoci cinque episodi in anteprima di Lupin – Nell’ombra di Arsenio, la nuova serie originale Netflix interamente girata a Parigi, con cast francofono e multietnico, in arrivo sulla piattaforma a partire dall’8 gennaio. Ispirata all’opera dello scrittore Maurice Leblanc, citato anche nella serie per ovvi motivi, abbiamo davvero gustato questa nuova produzione fresca e ben ritmata, che ci ha lasciato con il fiato sospeso fin proprio alla fine. Di cui però non vi riveliamo nulla nella nostra recensione.

Arsenio Lupin, una tradizione tramandata di padre in figlio

Perenna Luis, Paul Sernine, Assane Diop. Solo uno di questi è il vero nome del protagonista che scopre da adolescente, per mano del padre, la storia di Arsenio Lupin, il più famoso ladro della storia per aver messo a segno non solo degli importanti colpi nella serie di furti a lui riusciti, ma anche per l’abilità incredibile con cui riesce sempre e comunque a fuggire e a uscirne pulito. Assane, il nome effettivo del nostro eroe, oggi ha circa quaranta anni, ma sin dal primo episodio, l’unico che presenta un vero e proprio titolo rispetto agli altri quattro, assistiamo a una serie costante e incalzante di continui flashback e flashforward tra il 1995, quando Assane era un giovane adolescente, e il 2020, quando è padre di una famiglia che non esiste più dopo la separazione dalla moglie. Non saranno solo  queste le due epoche della vita di Assan, ne viene introducendotta anche una terza, svelata solo negli ultimi due episodi.

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Assan è cresciuto da solo dopo che il padre, Babakar Diop, senegalese arrivato in Francia con lui in cerca di una vita migliore, si è suicidato in una cella di prigione, nella quale è stato rinchiuso per una colpa di cui era stato ingiustamente accusato. Un criminale anche lui? Un ladro che ha instillato nel figlio lo stesso “vizio” e a cui è stato affidato il passaggio di testimone? Niente affatto, anzi: Babakar era una persona onesta, fin troppo, che lavorava in una lussuosa villa parigina, proprietà della famiglia Pellegrini (da leggere rigorosamente con l’accento sulla ultima “i”, come la perfetta cadenza francese impone) come autista e in qualche modo factotum.

Incolpato però di essere il ladro di un importante collier, sparito dalla cassaforte nello studio del padrone di casa, il carcere è la conseguenza più ovvia, ma il peso sulla coscienza di Babakar è altrettanto grande e insostenibile, così da condurlo all’estremo gesto. Non prima di aver lasciato un messaggio in codice che il figlio saprà decifrare solo 25 anni dopo. Troppo tardi? Non per farsi giustizia, a modo suo.

Azione e introspezione, le due facce del ladro

Arsène Lupin, ladro gentiluomo è il titolo del libro che Assane legge da adolescente, quando conosce la futura moglie e madre del figlio Raoul, Claire, una bella giovane che sa sopportare le pene e le fatiche derivanti dall’avere a che fare con un uomo come Assane, o quale che sia la sua identità. Tutto quello che quest’ultimo ha appreso gli torna utile come ispirazione per riuscire a vendicare suo padre. Non vi riveleremo assolutamente se riuscirà o meno in questa impresa, anche perché abbiamo a che fare con una prima parte di questa produzione.

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Ebbene sì: tutto è propenso a farci pensare che ci sarà (almeno) una seconda parte, ma focalizziamoci su questi primi cinque episodi, di cui i primi tre sono stati diretti da Louis Leterrier e gli ultimi due da Marcela Said. Un cambio di direzione di non poco conto, e di cui abbiamo avvertito la differenza nello stile in maniera evidente, un guèpe che balza all’occhio dello spettatore in modo inevitabile. Che sia un caso, o una scelta dettata dalla regia in maniera precisa, se i primi tre episodi sono molto più concitati, ci tengono incollati allo schermo e sprizzano adrenalina da tutti i fotogrammi, regalano scene al cardiopalma a ogni piè sospinto e si concentrano in maniera preponderante sull’azione pura in chiaro stile thriller e action, gli ultimi due sono un po’ meno “agili” e più introspettivi.

Hai un aspetto orrendo, Assan. Sei bello, ma hai un aspetto orrendo.

Qui infatti si indaga più da vicino, ma mai in maniera troppo approfondita, il personaggio di Claire, la relazione con il figlio Raoul, i dialoghi tra i personaggi e la tensione si fa più palpabile. I giochi di sguardi tra guardie e ladri, ed è davvero il caso di dirlo, si fanno più forti, il non detto prende il sopravvento su una narrazione che si fa più lenta forse, rispetto alle prime, velocissime fughe tra i boulevard parigini, il museo del Louvre e diversi altri scorci che un amante della Francia non può che ammirare.

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In conclusione

Questa riproposizione sullo schermo della storia di Lupin è davvero ben riuscita, per diversi motivi: è veloce, ritmata, incalzante, in quasi ogni episodio. Siamo spinti a rimanere incollati allo schermo, per via del cliffhanger più o meno costante che chiude ogni puntata, dalla durata sicuramente gradevole e non eccessiva (siamo sui classici 45-50 minuti). La serie inoltre è molto agile anche nella visione, con soli cinque episodi che non annoiano, sono ben circoscritti nello spazio, essendo sempre ambientata a Parigi, tranne che nell’ultima parte, e anche i balzi nel tempo sono ottimamente funzionali alla riuscita della comprensione della storia, che ruota attorno a pochi personaggi, tutti utili e mai ridondanti.

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La recitazione dei personaggi poi, a eccezion fatta di qualche classico intercalare di recitazione che tradisce l’origine francese nei dialoghi, non è prolissa, sa andare al punto, disseminando i giusti indizi verbali che, uniti a quelli visivi (volutamente celati o mostrati) sanno guidarci nella visione. Il cast infine, per quanto sia noto ai più solo il volto di Omar Sy, non è assolutamente presentato in modo macchiettistico, sapendo muoversi davanti all’obiettivo della telecamera senza annoiare mai. La polizia sempre alle calcagna, un indizio che sembrava condurre nella giusta direzione, un insospettabile complice depista tutto, un cuore di ladro che ruba per ridare giustizia al cuore di un padre che ha sempre agito onestamente. E una tradizione che si tramanda di padre in figlio, con tutte le conseguenze del caso.

Sì, abbiamo visto una serie che, è il caso di dirlo, ha saputo rubarci il cuore, dalle fondamenta del Louvre fino ai tetti parigini, tra comignoli e abbaini che solo Parigi sa regalare e che un ladro come Lupin (pardon, Assane) sa mostrare.

Potete vedere Lupin dall’8 gennaio sottoscrivendo un abbonamento a Netflix