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Marvel Continuity: come sopravvivere a ottant’anni di storie

Come sono collegati fra loro gli "infiniti" fumetti Marvel e come seguire con attenzione la linea narrativa del Marvel Universe. Scopriamo la Marvel Continuity!

Quante volte è già morta e tornata la Fenice? E quale sarebbe il corretto ordine di lettura di alcune delle principali saghe di casa Marvel? Spesso i lettori dei fumetti della Casa delle Idee si sono persi nei meandri di saghe e di ritorni eccellenti, cercando di seguire con attenzione la linea narrativa del Marvel Universe. Il vero nemico del lettore ha un nome che tutti temono: la Marvel Continuity.

Continuity e controllo, sfida impossibile

La continuity è uno degli elementi più iconici della narrazione seriale. Gli appassionati di fumetti sono da sempre alle prese con questo elemento, ma la continuity è presente anche in altri media, come le serie TV. Analizzando questo ambito dell’entertainment è facile comprendere come la gestione di una continuità narrativa sia un’impresa ardua. Mantenere una coerenza tra gli eventi narrati, specialmente in produzioni decennali, è estremamente complesso. Per cercare di ovviare a questi errori, le produzioni televisive si avvalgono di professionisti incaricati di verificare il rispetto del background costruito sino a quel momento.

Nonostante ampi budget che consentono di arruolare schiere di curatori e supervisori, anche le serie TV sono soggette a errori e sviste che minano la continuity. Lo dimostra una delle serie TV più longeve, Star Trek, il cui universo si è costantemente espanso, generando così tanti potenziali errori che gli addetti ai lavori, per ironia, hanno coniato un acronimo YATI (Yet Another Trek Inconsistency, Un’altra incongruenza di Star Trek)

star trek

Se pensate che la continuity nel mondo televisivo sia già complicata, provate ad immaginare come posso diventare ulteriormente difficile gestire un impianto narrativo come quello della Marvel Continuity. Se all’inizio i fumetti non erano particolarmente approfonditi in termini di dettagli e caratterizzazione dei personaggi, a partire dalla Silver Age del fumetto alla qualità delle produzioni si è sempre più affinata, arrivando a fornire ai lettori sempre più curiosità e dettagli sui propri beniamini. Moltiplicate il tutto per gli albi pubblicati, i personaggi introdotti o le storie in cui agiscono più protagonisti e potete avere un’idea di come il tutto si complichi. E tralasciamo universi paralleli e viaggi nel tempo!

Parlando di continuity nel mondo delle nuvole parlanti, possiamo immaginarla come il corrispettivo nei comics del nostro vissuto, il background dei nostri beniamini.

Per ogni nuovo dettaglio aggiunto, un autore darà maggior solidità personaggio, ma inconsciamente sta creando un ulteriore paletto di cui si dovrà tenere conto in futuro. Perché ognuno di questi elementi diventerà un punto fermo della storia del personaggio, ampliando la continuity. E se i lettori sguazzano in questo universo di curiosità e approfondimento su un personaggio, per gli autori inizia una serie di problematiche che non si sarebbe mai immaginati.

Un mondo ben caratterizzato, capace di accogliere anche più di un protagonista e di avere una vita dinamica, è sicuramente avvincente e può ospitare centinaia di storie differenti. Tuttavia, è anche un terreno minato, di cui sono state vittime persino alcuni tra i più venerati autori di fumetti.

La nascita della continuity fumettistica

Sicuramente, in questi anni qualche autore avrà maledetto l’anima di chi ha introdotto la continuity nei comics. La nascita della continuity, o meglio della sua fase embrionale, avvenne agli albori della storia del fumetto seriale, in cui la breve vita del medium non poteva far pensare ad uno sviluppo che ha portato oggi i fumetti ad essere una vera e propria forma di letteratura.

Pare quindi giusto che, sia proprio il fumetto supereroistico, la maggior vittima della continuità, ad esserne anche l’origine. Durante la Golden Age dei fumetti vennero sfornati una quantità incredibile di personaggi per serie a fumetti, tanto che DC Comics e le sue concorrenti come la Timely Comics (la futura Marvel Comics) si ritrovarono con una situazione complessa di eroi che, apparentemente, non sapevano dell’esistenza l’uno dell’altro.

Nel 1940 uscirono due storie, di editori diversi, che ribaltarono questa concezione.

In casa DC Comics, Gardner Fox sceneggiò una storia che riunì una squadra di eroi composta da Doctor Fate, Hour-Man, Spectre, Hawkman, Flash e Green Lantern, battezzandola Justice Society of America. Questa storia di Fox è uno dei primi passi che consentirono di avvicinare i lettori all’idea che esistesse un mondo condiviso tra i diversi personaggi dei fumetti.

namor vs human torch

Nello stesso anno, un’idea simile venne messa in produzione anche dalla Timely Comics. In Marvel Mystery Comics #8-10, Namor il Submariner e la prima Torcia Umana, l’androide John Hammond, si scontrarono, mostrando quindi di appartenere al medesimo universo narrativo. Questo numero è uno dei primi pilastri della Marvel Continuity

Marvel Continuity: l’epoca Timely Comics

Quindi, a ben vedere, la Marvel Continuity nasce prima ancora della Marvel Comics, quando ancora esisteva la Timely Comics. Dopo il primo scontro tra Namor e la Torcia Umana, la Timely decise di creare storie in cui diversi eroi della casa editrice interagissero tra loro. Il modo migliore per realizzare questi team up fu identificato nella creazione di super gruppi, sull’esempio della Justice Society of America.

In breve tempo nacquero formazioni come All Winner Squad (in cui militano Namor e un certo Capitan America), Liberty Legion o Young Allies. Queste pubblicazioni si ritagliarono il loro periodo di gloria per tutti gli anni ’40, ma dovettero affrontare il calo dell’interesse per i supereroi che colpì il settore del fumetto negli anni ’50. Il pubblico scoprì nuovi temi più appassionanti per le proprie letture, come horror o fantascienza. Come conseguenza, la Marvel Continuity non venne rafforzata, ma venne anzi messa sotto ghiaccio, proprio come un personaggio che in seguito sarebbe divenuto centrale nella continuità marveliana: Capitan America.

Martin Goodman, boss di Timely Comics, cercò di cavalcare questi cambiamenti, pubblicando nuovi personaggi che incontrassero il favore del pubblico, come Patsy Walker. Nel frattempo, in casa DC Comics i supereroi erano ancora il fulcro, e nel 1956 con DC Comics’ Showacase #4 venne rinnovata la curiosità degli appassionati di supereroi con una nuova storia di Flash, che viene oggi considerata come l’inizio della Silver Age.

Con il ritorno in auge dei supereroi, Martin Goodman decide di investire nuovamente su questo filone, decidendo di cambiare per la seconda volte il nome della propria casa editrice, divenuta Atlas Comics, affidandosi ad un nipote che aveva preso a lavorare con sé, Stanley Lieber. Nel 1961 nasce la Marvel Comics, che accanto a pubblicazioni western e antologiche, fa esordire una nuova creazione di Lieber, che ora opera con il nome d’arte di Stan Lee, e Jack Kirby: I Fantastici Quattro.

L’uscita del primo numero delle avventure della famiglia Richards sancisce, tradizionalmente, l’avvio della Marvel Continuity. Tuttavia, uno dei punti salienti della continuità marveliana avviene nel quarto numero della serie Avengers: il ritrovamento di Capitan America tra i ghiacci artici.

avengers

L’ingresso di Steve Rogers all’interno degli Avengers, gli eroi più potenti della Terra sancisce una continuità tra le produzioni Timely Comics e il nascente Marvel Universe. Inevitabilmente, questa presenza comporta la necessità di apportare cambiamenti e adeguare le storie pubblicate dei vari personaggi in modo che possano interagire coerentemente. Se la DC Comics, trovandosi di fronte a questi problemi, ha preferito ricorrere in diverse occasioni a de reboot, in casa Marvel si è difesa la Marvel Continuity strenuamente, scegliendo il retcon.

Per retcon si intende quel processo in cui si riprendono elementi già stabiliti di un personaggio (quasi sempre le origini) e li si adatta ad una nuova esigenza. Per quanto simile al reboot, che prevede un riavvio totale della storia considerata, il retcon non implica la cancellazione delle storie successive.

La Marvel ricorre spesso a questo espediente, utile per introdurre personaggi degli anni ’40, come Namor e Capitan America, o nati all’interno di pubblicazioni di altro tenore all’interno del suo nuovo contesto narrativo. Su questo presupposto, ad esempio, Patsy Walker diventa la supereroina Hellcat, ricorrendo ad un escamotage: le sue precedenti avventure erano in realtà racconti a fumetti creati dalla madre, che ne raccontava l’adolescenza romanzandola per renderla più interessante.

Allo stesso modo, negli anni successivi, si ricorreva al retcon per attualizzare la storia dei personaggi, arrivando al limite del reboot. Esempio classico, Tony Stark, inizialmente ferito dallo scoppio di una granata durante la guerra del Vietnam, e più recentemente attualizzato tramite lo spostamento del suo ferimento in uno scontro in Afghanistan. Queste correzioni sono inevitabili, considerato come la Marvel Continuity abbia la tendenza ad allacciarsi anche riferimenti di storia contemporanea. Non avendo seguito la via dei reboot, il concedersi il privilegio di poter utilizzare una linea temporale fluida è un buon modo per mantenere sempre attuali personaggi nati più di quarant’anni fa.

Cosa non si fa, per proteggere la continuity!

Lo Scorre del tempo nella Marvel Continuity

La Marvel Continuity stava dunque prendendo forma, ma non ci si era ancora scontrati con il vero villain di questa storia: il Lettore Preciso. Nel 1968, un fan dei Fantastici Quattro pose la fatidica domanda: quanto tempo passa tra un numero e l’altro?

Rispondere a questa domanda toccò a Stan Lee, che nel soddisfare la curiosità del lettore fornì una prima indicazione dello scorre del tempo nel Marvel Universe

“Anche se una storia completa si svolge in un giorno solo, non vuol dire che la seguente inizi il giorno successivo. L’avventura seguente potrebbe avviarsi il giorno dopo, o la settimana successiva o anche dopo un mese, persino l’anno dopo!”

Dalla risposta di Lee, venne quindi accettato che nel Marvel Universe il tempo scorresse in un modo differente rispetto a quello reale. Questa impostazione ha consentito agli autori di muoversi liberamente all’interno delle storie, soprattutto nei primi tempi del Marvel Universe, in cui si era conviti che il Marvel Universe avesse cinque anni di vita. Facile all’epoca, ma come gestire la Marvel Continuity con il passare del tempo?

Costretti a regolamentare l’andamento della Marvel Continuity, si è dovuto prendere dei punti fermi da cui fare partire la storia dell’Universo Marvel.

Il primo paletto è la nascita del Marvel Universe con l’uscita del primo numero de I Fantastici Quattro nel 1961. Venne stabilito che quattro anni di storie in edicola, corrispondono ad un anno di vita dei nostri eroi, impostando un rateo di conversione temporale di 4:1. Secondo questo dato, l’uscita del primo numero di Spider-Man (1962), all’interno della Marvel Continuity avviene nello stesso anno della prima missione di Reed Richards e soci.

spider-man

Sempre considerando questo rateo di conversione, il quindicenne Peter Parker come sarà invecchiato? Viene spiegato nel 2014, in Amazing Spider-Man Vol.4, in cui viene precisato che il Tessiragnatele ha ora ventotto anni. Ampliando il discorso all’intero Marvel Universe, possiamo quindi identificare il periodo di pubblicazione 2018-2021 come il quindicesimo anno di vita della Marvel Continuity

E il problema dello scorrere del tempo è risolto, ma siamo sicuri sia tutto a posto?

Marvel Continuity, tra multiverso e viaggi nel tempo

Uno dei nemici della Marvel Continuity è il cambio di autore nelle varie testate. Spesso un personaggio caro ad uno scrittore viene ucciso da un altro, rendendo complesso gestire le ambizioni dei vari autori in un disegno più ampio. Sarà per questo che, come diceva Stan Lee, le porte dell’aldilà Marvel sono girevoli.

In questi casi, viene utilizzato uno degli espedienti narrativi più comodi per salvare una continuity: il Multiverso. La principale causa di nascita di universi paralleli è il viaggio nel tempo, che per la Casa delle Idee ha una sola regola: cambiare eventi nel flusso temporale, non modifica la realtà di partenza ma ne genera una alternativa. Diventava quindi necessario stabilire quale fosse l’universo narrativo principale. La decisione venne presa nel 1983, quando in una storia di Daredevil toccò nientemeno che a Alan Moore spiegare che la realtà cardine del Marvel Universe è Terra-616.

Rimaneva sospeso il legame tra i diversi universi all’interno della Marvel Continuity. Se gli eventi che accadono in un universo alternativo hanno ripercussioni su Terra-616 sono di diritto all’interno della Marvel Continuity.

Per alcuni autori, però, la voglia di raccontare le proprie idee sui personaggi Marvel è irresistibile. Ecco quindi la nascita dei ‘What if…?’, storie fuori continuity in cui vengono ipotizzati nuovi scenari

Terra-616 nella Marvel Continuity

Per fare un po’ di chiarezza, è necessario anche capire il ruolo di Terra-616, la realtà principale del Marvel Universe, all’interno della Marvel Continuity.

Terra-616 comprende tutte le storie, Marvel Comics o Timely Comics, pubblicati a partire dagli anni ’40 (Timely nacque ufficialmente nel 1939). Questo comprende pubblicazioni che inizialmente ne hanno esplorato le caratteristiche principali, come Tales to Astonish, Amazing Spider-Man, Uncanny X-Men o Avengers. Una storia che avviene dichiaratamente su Terra-616 è automaticamente parte della Marvel Continuity, salvo espressa dichiarazione in merito dell’autore. Ad esempio, Thanos di Jim Starlin è basato sulla trama di Marvel: The End, che è però ambientata in un universo alternativo. In tal caso, la storia non è considerata canonica e parte della Marvel Continuity.

deadpool

Discorso a parte per le storie comiche, come Deadpool. In questi casi sono solitamente prese come delle incursioni nel puro divertimento, liberi dai limiti della continuity. Come quando Squirrel Girl, in sue avventure soliste, riesce a sconfiggere Destino e Thanos, eventi di cui nessun eroe di Terra-616 ha memoria, il che li rende automaticamente esclusi dalla Marvel Continuity.

Le maxi saghe, come Civil War, House of M o Secret Empire sono sempre in continuity, anche se creano, come conseguenza, dei nuovi universi. Tutti gli albi dei singoli eroi che presentano un richiamo a questi eventi epocali sono automaticamente da considerarsi compresi nella Marvel Continuity

Gli universi alternativi nella Marvel Continuity

Solitamente, se una storia è ambientata in un altro universo, viene detto in apertura di albo. Questa è una prima linea di demarcazione sull’appartenenza o meno alla Marvel Continuity, precisata dal fatto che ogni universo alternativo ha una differente denominazione, come si può vedere in cicli come Spider-Verso.

Solitamente, eroi di altri universi, pur mantenendo nomi e caratteristiche fisiche simili alla controparte di Terra-616, differiscono per armature o poteri, come per l’Ultimate Universe.

Se la storia è ambientata in futuro lontano (come The End, Marvel 2099) si tratta di un universo alternativo ma possibile. Non è da considerarsi parte integrante della Marvel Continuity, ma potrebbe un giorno diventarlo.

Un viaggio nel tempo, tendenzialmente, crea un universo alternativo, e l’universo canonico compare solitamente alla fine della storia. Esempio classico è l’Era di Apocalisse, in cui la morte accidentale di Xavier prima che fondi gli X-Men da parte del figlio Legione crea una Terra diversa dominata dal mutante Apocalisse.

age of apocalypse

La realtà di Terra-616 è protetta dall’intervento di Alfiere, che tornando indietro nel tempo salva Xavier, ma l’Era di Apocalisse continua a vivere come Terra-295. Inoltre, se un personaggio del futuro torna indietro nel tempo per cambiare qualcosa, automaticamente crea un’altra versione del proprio futuro. In pratica, diverse linee temporali per diversi universi!

Effetto Retcon. Se una storia che prende vita su Terra-616 viene in seguito ignorata o non più considerata valida, viene automaticamente soggetta a retcon. Caso limite è Capitan America, che quando venne inserito negli Avengers creò un problema con le sue storie pubblicate negli anni ’50. La soluzione fu che in realtà era un’altra persona ad indossare la divisa di Cap, quindi tutto bene, la Marvel Continuity è salva!

Se volete scoprire tramite un fumetto lo sviluppo della Marvel Continuity, il consiglio è di recuperare l’imperdibile Marvels.