Cinema e Serie TV

Next, la recensione del primo episodio della nuova serie di Manny Coto

Dopo decenni di narrativa distopica sulla tecnologia che rovina il mondo e la vita delle persone, arriva anche in Italia, grazie al canale Star di Disney+ Next, la nuova serie realizzata dal produttore del celebre thriller televisivo 24, Manny Coto. Attualmente è disponibile solo il primo episodio, nonché il protagonista della seguente recensione, ma è giusto avvisare che già nell’ottobre del 2020, dopo la trasmissione dei primi due episodi, la serie è stata cancellata. In totale, comunque, sono stati prodotti già dieci episodi che arriveranno su Star a cadenza settimanale, ma vediamo insieme se la cancellazione è stata ingiusta o, purtroppo, era meritata. Ovviamente, la recensione sarà priva di spoiler.

Next: un’intelligenza artificiale tanto invisibile quanto potente

Next porta il concetto di “paura per lo sviluppo tecnologico” a un livello totalmente nuovo. L’idea di un’intelligenza artificiale impazzita non è affatto nuova: ci sono esempi memorabili degli anni ’70 e ’80 come Super Vicky o Supercar, ma in questo caso ci sono delle peculiarità innovative. Coto si è chiesto cosa potrebbe accadere se invece di un singolo pezzo di tecnologia ci fosse un programma di intelligenza artificiale così avanzato e intelligente da poter controllare e hackerare autonomamente il mondo intero. Questo, in un mondo totalmente digitalizzato come quello in cui ci troviamo adesso, sarebbe tanto terrificante quanto affascinante e Next sfrutta questo concept con frenesia e innovazione.

Next

Il protagonista della storia è l’innovatore della Silicon Valley Paul LeBlanc, interpretato da John Slattery, il quale, dopo alcune ricerche compiute dal team di ricerca della sua azienda, la Homeland Cybersecurity, riesce a riconoscere la grave pericolosità dell’intelligenza artificiale chiamata, per l’appunto, neXt. Purtroppo, però, non riescono a bloccarla e vanno alla ricerca di un forte aiuto chiedendolo agli, inizialmente riluttanti, agenti per crimini informatici dell’FBI tra cui spicca Shea Salazar, interpretata da Fernanda Andrade. Da questo momento inizia una sorta di caccia nei confronti di una preda tanto pericolosa quanto silenziosa essendo invisibile e difficile da stanare.

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Il concetto di nemico invisibile è molto complesso da trasformare in spettacolo televisivo perché quando i pericoli non sono tangibili, vi è il rischio di trasformare un’opera in qualcosa di sciocco dove le persone si spaventano per un nonnulla. In questo, Next è decisamente brillante perché riesce a illustrare le ampie capacità di neXt attraverso scene semplici, ma d’impatto. Possiamo osservare, infatti, persone spaventate che si guadano costantemente dietro le spalle in cerca di telecamere di sicurezza accese, l’intelligenza artificiale che inizia a parlare con il figlio di 8 anni di Shea Ethan (Evan Whitten) attraverso Iliza (un fittizio aiutante domestico virtuale simile ad Alexa di Amazon) mostrando intenzioni sempre più sinistre, telefoni che diventano armi informatiche e auto con guida autonoma che diventano potenziali kamikaze. Insomma, questo basterebbe per inserire Next all’interno del filone thriller horror potenzialmente coinvolgente e intrigante.

Un’eccessiva complicazione della storia

Purtroppo, però, l’invisibilità di un nemico porta a oggettivi limiti narrativi che hanno obbligato gli sceneggiatori e il regista a complicare eccessivamente la narrazione portandola numerose volte fuori dai binari principali. Nei suoi tentativi di rimpolpare il mondo di personaggi e problemi, lo spettacolo finisce per introdurre complicazioni e retroscena che minacciano di inghiottire il resto delle storie principali.

Tra gli esempi principali possiamo citare che Paul non è solo un brillante miliardario proprietario di una delle aziende di cybersecurity più importanti al mondo, ma è anche una persona che combatte contro una malattia degenerativa ereditaria che gli provoca deliri paranoici che lo portano a non riuscire a riconoscere ciò che è vero con ciò che è generato da neXt. Allo stesso tempo Shea non è solo un’agente dell’FBI, ma anche una persona con una storia oscura che si scontra con la sua vita lavorativa con pesante insistenza.

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Continuando scopriamo anche che uno dei migliori hacker, CM (Michael Mosley) non è solo un impiegato devoto, ma un ex nazionalista filo-nazista bianco la cui stessa esistenza nell’agenzia offende la sua collaboratrice Gina (Eve Harlow), i cui unici tratti distintivi sembrano essere che è latina e che è una stretta collaboratrice proprio di CM. Poi c’è il marito di Salazar, Ty (Gerardo Celasco), che cerca di impedire al figlio Ethan (Evan Whitten) di essere vittima di bullismo, ma quest’ultimo finisce per farsi convincere dall’intelligenza artificiale a rubare la pistola del padre per vendicarsi proprio dei bulli. Ogni spettacolo ha bisogno di stabilire alcuni dettagli personali al fine di rendere i suoi personaggi più accattivanti e rappresentativi, ma i modi in cui lo fa Next finiscono per ingombrare eccessivamente la narrazione con complicazioni non sempre necessarie.

Tutto ciò sembra piatto, a causa anche di un’interpretazione non impeccabile degli attori del cast (fatta eccezione per l’abilissimo John Slattery) e per la presenza di frasi ed esclamazioni che danno l’aria di star guardando un cartone animato. È difficile provare empatia per i personaggi perché spesso e volentieri compiono azioni o prendono delle decisioni così illogiche da sembrare che facciano di tutto per trovarsi in pericolo.

Per esempio il personaggio di Salazar è uno dei più irreali e stereotipati perché viene presentato come una non esperta di informatica, ma ogni volta deve dire la sua sul da farsi sfruttando il suo ruolo nell’FBI. Passa da essere un buon agente a una programmatrice AI in due secondi e questi salti temporali e operativi mettono a dura prova la credibilità dello spettacolo. In ogni caso, lei e Slattery formano una buona squadra, quindi speriamo che questi aspetti vengano attenuati negli episodi successivi.

Conclusioni

Nel complesso, il primo episodio di Next scorre in modo coinvolgente e rapido. Lo stile narrativo si avvicina al concetto di trama procedurale, ma è necessario osservare gli altri episodi per capire se sia davvero così. In ogni caso è già abbastanza chiaro come lo spettacolo costringa Paul e Shea a inseguire nuovi contatti e strade sempre più complesse su Internet per cercare di distruggere l’intelligenza artificiale e scoprire chi l’ha creata.

Da un lato, questo ha un senso, perché neXt è il nemico che deve essere decodificato, dall’altro l’inserimento di sotto trame secondarie decisamente dure e complesse potrebbe complicare non poco la storia finendo per lasciare lo spettatore con più dubbi che certezze. Il fatto stesso che la serie sia stata cancellata con la conseguente impossibilità di vedere (a meno di qualche sorpresa) la seconda stagione, ci pone non pochi dubbi sulla chiusura delle maglie narrative in soli dieci episodi.

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