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Pieces Of A Woman, anteprima del dramma premiato a Venezia

Qual è il senso della vita? Proviamo a rispondere ogni giorno a questa domanda, con gesti, parole e il susseguirsi di eventi che indelebilmente segnano il nostro percorso. Qual è il valore della vita? Inestimabile, potremmo rispondere, ma a volte lo calcoliamo in tempo, in denaro, in spazio. Di una cosa però siamo certi: la vita è drammatica, la vita accade, la vita risponde a modo suo alle nostre domande. E ce ne lascia tante altre in sospeso. Il peso insostenibile e impalpabile del dolore è raccontato in due ore pregne di significato, grazie al lavoro del regista Kornél Mundruczó e della sceneggiatura di Kata Wéber. Se la vita li ha divisi, la pellicola di Pieces of a Womanli ha riuniti, portando sullo schermo di Netflix dal prossimo 7 gennaio la forma umana del dolore interpretata da Vanessa Kirby e Shia LaBeouf. Abbiamo visto in anteprima per voi il film già presentato in concorso alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove la Kirby ha vinto il premio come miglior attrice. Cerchiamo di restituirvi, senza spoiler, questa storia di amore e dolore, di vita e di morte. E di rinascita.

Pieces Of A Woman, lacrime e sangue

Andava tutto bene il 17 settembre, la prima giornata di sette, lunghi mesi vissuti intensamente da Martha Weiss e Sean Carson, coppia che sta aspettando una figlia e che è ormai agli sgoccioli. Nel vero senso della parola: è sera e a Martha si rompono le acque nella cucina di casa, dove i due genitori hanno deciso di partorire la loro piccola. Tutto è deciso, ma non verrà l’ostetrica di fiducia: Barbara è già impegnata, motivo per cui verrà Eva Woodward, una donna consigliata dalla stessa Barbara e che segue l’intero travaglio con dolcezza. Ma forse non con tutte le premure dovute.

Dopo un travaglio incredibilmente doloroso, vissuto con una intensità scenica che la Kirby ha saputo restituirci sullo schermo e con un Shia LaBeouf incredibilmente di supporto e di sopportazione in ogni singolo istante, la bambina nasce, ma qualcosa non funziona. Quel battito accelerato, tipico dei bambini ancora nella placenta protettiva, che Eva ha ascoltato attentamente e di cui aveva qualche perplessità prima ancora che la piccola vedesse la luce, rallenta, fino a smettere.

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Tutto il dolore del parto, seguito dal dolore della perdita immediata di una vita che nulla ha conosciuto del mondo. Tutto ruota intorno a questo fatto, casus belli dell’intera storia che riprende i fatti realmente accaduti a Kata Wéber e al regista, il quale ha riportato questa prima, lunga sequenza in oltre venti minuti di prologo. Come elaborare questo fatto? Martha vuole cancellare qualsiasi traccia della piccola dalla casa, riponendo le cose che erano state preparate per il suo arrivo, rivelandosi distante, fredda, forse più oggettiva e controllata di Sean che non si presenta nemmeno più ai lavori del ponte che stava costruendo. Un ponte che, ironicamente, più vede le sue due giunzioni sempre più vicine, più si allontanano Sean e Martha.

L’altra metà della mela

Sono mesi lunghi, quelli che separano settembre da aprile, quando si arriverà al processo a Eva Woodward per omicidio colposo. Mesi vissuti tra tanti litigi, la freddezza di un rapporto di coppia che non è nemmeno più fisico, carnale. Uno sfogo che Sean trova nella cugina avvocato di Martha, Suzanne, la quale non rivelerà mai quello che c’è stato tra loro due, nemmeno quando si incontrano a casa di Elizabeth Weiss, madre di Martha e di sua sorella Anita.

Una madre forte, che cerca di far elaborare il lutto a sua figlia come vorrebbe, ma non come dovrebbe forse. Due modi diversi, due mondi diversi, accomunati però dal dolore che solo i lunghi piani sequenza ci consentono di indugiare su questi volti, segnati dalle lacrime e dalle vene che spuntano sotto pelle tanto è duro e incommensurabile il dolore che si vorrebbe sputare fuori.

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Elizabeth, come ogni madre, cerca a modo suo di salvare la figlia, arrivando a donare dei soldi a Sean pur di allontanarlo dalla vita di Martha. Quest’ultima, a sua volta, si ritrova con il nulla intorno, se non la rabbia, il vuoto e un solo obiettivo: far crescere dei semi di mela che conserva gelosamente in batuffoli di cotone nel suo frigorifero. Semi che si augura possano germogliare, nati da un frutto che lega il suo ricordo a quello di sua figlia, stretta tra le braccia per qualche minuto a dir tanto. Ma perché proprio quel frutto? Perché Martha non sa fare altro che nutrirsi di mele, da che ha perso la bambina?

La causa contro la levatrice intanto si dice essere praticamente vinta; Martha sa di averla in pugno, glielo assicurano tutti. Ma può una condanna a una persona viva cambiare il passato di un neonato mancato? Può una somma di denaro ripagare il dolore di Martha, di Sean, della sua famiglia e cancellare il lutto?

La bellezza isterica di un film scompigliato

Un film denso, scompigliato come i capelli di Martha, lacerante e straziante come i sentimenti che dilaniano Sean, i due volti della stessa medaglia e le due metà della stessa mela, metafora che ci viene facile proporre, non più in grado di rimanere incollate insieme. La bellezza isterica di questo film è dettata dall’eleganza delle inquadrature, che si soffermano sulle mani di Martha e Sean che si stringono per l’ultima volta in un momento di doloroso amore, evitando qualsiasi forma di voyeurismo nei momenti del parto e indicandoci con delicatezza tutti i segni del trauma di una maternità a metà.

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Martha infatti deve fare i conti con il suo corpo che si aspettava di dover nutrire il risultato dell’amore con Sean, ma che così non è. Bisogna interrompere qualsiasi manifestazione di questo status psico-fisico, a partire dal latte materno che non potrà nutrire nessuno. Pieces Of A Woman è il racconto di una donna, circondata da diversi personaggi in gioco che si muovono nella sua vita come pedine di una scacchiera: alcune per eliminarla, alcune per proteggerla, come se fosse la regina di questa partita, il vero pezzo importante da salvare.

La vita accade. Se la bambina fosse rimasta, forse il rapporto di coppia tra i due avrebbe continuato a funzionare, o forse no. Sono variabili che non potremo mai conoscere. L’ultima venuta al mondo ha saputo diventare la prima, grande crepa di un castello di vetro che è crollato, pezzo dopo pezzo. Come Martha, che ha saputo cadere a pezzi, riprenderli uno a uno, essere onesta con se stessa e il mondo e trovare la forza di andare avanti. Ma da sola, come purtroppo accade in qualsiasi evento segnante della vita.

Potete trovare il film Pieces Of A Woman in streaming su Netflix dal 7 gennaio.