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Porco Rosso, a dieci anni dalla prima proiezione italiana

Ha lo stile e lo charme di Humphrey Bogart. Un idrovolante cremisi che è il terrore dei Pirati del Cielo. Un animo libero che non si lascia imprigionare dalle ideologie di un regime, reso celebre dalla frase “Piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale”. E poi ha davvero l’aspetto di un maiale. Il suo nome è Marco Pagot, ma tutti lo conoscono come Porco Rosso, alias che dà anche il titolo ad uno tra i più bei film d’animazione prodotti dallo Studio Ghibli.

Celebriamo oggi il suo decimo anno dalla prima proiezione in Italia, avvenuta il 12 novembre 2010, raccontandovi chi è Porco Rosso, il suo passato e le curiosità che lo caratterizzano. Simbolo ed espressione della libertà, omaggio all’Italia e alle eccellenze del mondo dell’aviazione, fiaba per adulti dal carattere magico e umano a un tempo, vi spieghiamo perché Porco Rosso sia uno dei capolavori dello Studio Ghibli di maggior successo.

Proiettato a bordo degli aerei di linea

In una qualunque delle classifiche online dei film targati Studio Ghibli da vedere almeno una volta nella vita, vi sarà capitato di notare che non manca mai Porco Rosso. Pellicola che porta inconfondibile l’impronta dello studio d’animazione giapponese, essa ha lasciato infatti nel cinema un segno indelebile che perdura ancora oggi dalla sua prima proiezione in patria avvenuta nel 1992. E anche se dallo Studio sono giunti film di un livello indubbiamente alto, la qualità di Porco Rosso è eccellente, ponendosi al crocevia tra quel genere di prodotti che incantano i più piccoli e allo stesso tempo appassionano i più grandi per le loro tematiche mature e complesse che solo un adulto può apprezzare pienamente.

Porco Rosso

Anche se oggi il pubblico conosce il titolo, tra chi lo ha visto e rivisto e chi invece lo ha solo sentito nominare piuttosto spesso, Porco Rosso ha avuto una genesi particolare che ha fatto passare il suo ingresso nel mondo del cinema un po’ in sordina, almeno all’inizio. La pellicola d’animazione scritta e diretta da Hayao Miyazaki ha come titolo originale Kurenai No Buta ed è liberamente tratta da un breve manga di quindici pagine intitolato Hikōtei jidai (letteralmente, L’Era degli Idrovolanti), disegnato e colorato ad acquerello dallo stesso regista. Un vero e proprio omaggio agli aeroplani di un tempo, che di certo il maestro dello Studio Ghibli deve conoscere piuttosto bene: il padre, Katsuji, era infatti il proprietario della Miyazaki Airplane, compagnia produttrice di parti di aeroplani attiva soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Un’infanzia trascorsa tra progetti e costruzione di velivoli, tra cui i celebri caccia giapponesi Zero.

Tra le pagine del manga pubblicato per la prima volta su Model Graphix nel 1989 troviamo così il protagonista, Porco Rosso, sebbene il tono generale del racconto appaia più spensierato di quello messo su pellicola nel ’92. È comunque sulla base del fumetto che Miyazaki trova il materiale d’ispirazione per realizzare il suo film, tuttavia Porco Rosso in principio non sarebbe dovuto uscire in sala. Cortometraggio della durata di circa sessanta minuti, esso fu commissionato inizialmente dalla Japan Airlines per la proiezione a bordo dei propri voli di linea e non vi erano avvisaglie del fatto che, presto, sarebbe diventato invece uno dei maggiori successi cinematografici dei nostri tempi.

Porco Rosso

Animo particolarmente sensibile ai temi bellici, Miyazaki fu turbato dalla guerra in Jugoslavia che scoppiò nel 1991: questo fu uno dei motivi che lo spinsero ad ampliare il progetto di Porco Rosso, calandolo in un periodo post bellico che si protende a poco a poco verso il secondo conflitto mondiale e arricchendolo di una velata carica di denuncia contro i regimi (nel caso del film, quello fascista). Un’idea che ha permesso al capolavoro dello Studio Ghibli di essere conosciuto da un più ampio bacino di spettatori e di giungere anche nei mercati occidentali, così come nei cinema italiani il 12 novembre 2010, tanto da aver dato vita ad un vasto merchandising.

Un maiale che non vola è solo un maiale

No, non stiamo parlando del maiale volante dei Pink Floyd, ma di quello chiamato Marco Pagot che pilota un idrovolante monoplano Savoia S.21, con maestria e tanta voglia di libertà. È lui infatti il protagonista di Porco Rosso, titolo che si riferisce al suo grugno e al colore vermiglio del suo temibile velivolo. In realtà il suo aspetto non è sempre stato quello di un suino antropomorfo: pare infatti che Marco sia stato vittima di una misteriosa maledizione sul finire della Prima Guerra Mondiale, scampato per un soffio alla morte a seguito di un combattimento aereo in cui tutti i suoi compagni hanno perso la vita e che ha lasciato in lui l’aspetto che tutti conosciamo. L’ex-aviatore vive quindi adesso sulle coste della Dalmazia, dopo aver abbandonato l’aeronautica e la speranza di vivere al fianco della sua amata Gina, proprietaria dell’Hotel Adriano su un’isoletta dell’Adriatico.

Porco Rosso

È proprio sui cieli dell’Adriatico che Porco Rosso si guadagna da vivere come cacciatore di taglie, ingaggiando battaglia con i Pirati del Cielo a bordo del suo idrovolante. Divenuto ormai un avversario temibile per i contrabbandieri che infestano i cieli, questi si rivolgono al pilota americano Donald Curtis per sbarazzarsi così una volta per tutte del maiale: asso dell’aviazione statunitense, sembra essere l’unico che possa tener testa alle doti di Marco Pagot. E, all’inizio, Curtis ha davvero la meglio su Porco Rosso, credendo tuttavia erroneamente di averlo abbattuto e ucciso durante uno scontro aereo.

Quello che il tronfio americano non sa è che Porco ha la scorza dura, benché il suo idrovolante non se la passi meglio. Il pilota è così costretto a riparare presso l’officina Piccolo S.p.A., sui navigli milanesi, dove incontra la giovane Fio, nipote del signor Piccolo. Sarà proprio la ragazza a rimettere in sesto il velivolo, ma per Marco i guai non sono ancora finiti: il regime fascista gli dà la caccia e il pilota dovrà fuggire nuovamente, insieme a Fio, per non lasciarsi catturare. La fuga da Milano porterà i due in Dalmazia, presso l’abitazione di Marco, ma lo scontro con i Pirati del Cielo e Donald Curtis non si è ancora concluso: tra quest’ultimo e Porco Rosso si giocherà infatti un duello finale, uno scontro tra i cieli per contendersi l’onore e la libertà.

Porco Rosso: alcune curiosità

Perché Porco Rosso è diventato così celebre nel mondo? Probabilmente perché non gli manca nulla: azione, avventura, voli acrobatici e scontri aerei mozzafiato, oltre che scazzottate ed una buona dose di ironia; ma anche amore e romanticismo, nostalgia e malinconia. Il tutto, sullo sfondo del Bel Paese e di luoghi d’incanto resi ancora più magici dalle illustrazioni dello Studio Ghibli. È un incanto però che non appartiene esclusivamente al mondo della fantasia, ma fa i conti con l‘amara realtà di un paese in cui serpeggiano il fascismo, le limitazioni della libertà, le imposizioni. Chi non collabora è un nemico del paese, come dimostra una scena del film in cui Arturo Ferrarin, maggiore della Regia Aeronautica e vecchio amico di Porco, lo mette in guardia sul suo mandato di cattura:

A tuo carico è stato emesso un mandato di cattura per non collaborazione antistatale, espatrio e rimpatrio di clandestini, idee degenerate, crimine d’essere un maiale di sfrontata indolenza ed esposizione d’oscenità.

Sono quindi anche lo scenario e il periodo storico a rendere Porco Rosso un film Ghibli unico: elementi con cui Miyazaki ha giocato inserendo numerosi riferimenti a personaggi ed eventi reali cui ha voluto rendere omaggio. Se però, ad esempio, è piuttosto chiaro che il nome “Rosso” e il colore del suo idrovolante siano un esplicito riferimento ad uno degli aviatori più temibili e talentuosi della storia, il Barone Rosso (Manfred von Richthofen), alcuni “easter egg” presenti nella pellicola dello Studio Ghibli possono essere talvolta più sottili.

Innanzitutto, il nome del protagonista: Pagot è un omaggio ai fratelli Toni e Nino Pagot, fumettisti e animatori italiani, celebri per aver creato Calimero e Grisù il Draghetto. I figli, Marco e Gina Pagot, danno il nome a due dei protagonisti principali della pellicola e Marco, addirittura, ha collaborato con lo stesso Miyazaki nel 1981 per la serie TV Il Fiuto di Sherlock Holmes. Anche il motore dell’idrovolante di Porco Rosso è un esempio di come la realtà italiana sia entrata a far parte del film, poiché a seguito delle riparazioni presso la Piccolo S.p.A., sui navigli milanesi, viene applicato un motore Folgore: un FIAT A.S.2 che nel 1926 ha portato il pilota Mario de Bernardi alla vittoria della Coppa Schneider, ovvero quella che si potrebbe definire la Formula 1 dei cieli. Lo Studio Ghibli ci mette poi del suo, e proprio sopra al motore pronto per essere installato appare ben visibile la scritta GHIBLI.

Porco Rosso

I velivoli presenti

I velivoli presenti in Porco Rosso sono quasi tutti apparecchi realmente esistiti. L’aereo di Donald Curtis, ad esempio, è lo statunitense Curtiss R3C-2 (che coincidenza!) e lo stesso pilota porta il cognome dell’aviatore Glenn Hammond Curtiss; i Pirati del Cielo appartenenti alla banda Mammaiuto pilotano un Cant Z501, soprannominato proprio “Mammaiuto”; Marco è inseguito poi dai caccia S-55, idrovolanti della Regia Aeronautica, mentre gli arei visibili nei ricordi del suo doloroso passato sono dei Macchi M.5. Così come gli apparecchi, anche i personaggi rendono omaggio ad alcune delle figure più significative dell’aviazione italiana.

Vediamo ad esempio Arturo Ferrarin il quale, nonostante faccia parte della Regia Aeronautica e si trovi sul fronte nemico di Porco, lo avverte del mandato di cattura emesso a suo carico: il personaggio porta il nome di un pilota che vinse la Coppa Schneider nel 1926 a bordo del suo Macchi M.39, lo stesso idrocorsa visibile nel film, e percorse Roma-Tokyo nel 1920. Uno dei vecchi commilitoni di Marco e Arturo, poi, è Bellini, che trae il suo nome da quello Stanislao Bellini divenuto celebre come pilota velocista e collaudatore del Reparto Sperimentale Alta Velocità, morto durante dei voli di prova.

Porco Rosso

Ancora, nella scena in cui una nave da crociera viene attaccata da alcuni Pirati del Cielo, essa viene difesa da due piloti: Francesco Baracca, un grande aviatore attivo durante la Prima Guerra Mondiale, il cui simbolo sulla fiancata del suo apparecchio era lo stesso cavallino rampante su sfondo giallo che Enzo Ferrari (sì, proprio lui) fece suo dopo che gli fu donato dalla madre di Baracca; e Adriano Visconti, ufficiale durante la Seconda Guerra Mondiale, comandante del 1° Gruppo Caccia dell’Aviazione Nazionale Repubblicana con almeno dieci vittorie alle spalle. Se poi il nome Alcyone della motonave appartenente all’Hotel Adriano vi ricorda qualcosa, è perché si riferisce non solo al terzo libro delle Laudi di Gabriele D’Annunzio, ma allo stesso autore che fu aviatore, tanto da essersi guadagnato l’appellativo di “poeta aviatore”.

La colonna sonora di Porco Rosso, infine, è affidata a Joe Hisaishi, nome consolidato nella storia dello Studio Ghibli per aver lavorato anche a numerosi altri film della casa, mentre il doppiaggio rivela un’altra piccola curiosità: nella versione francese del film di Miyazaki, Marco Pagot è doppiato dall’attore Jean Reno, nella versione inglese da Michael Keaton.

Buon compleanno a Porco Rosso, che compie dieci anni dalla sua prima uscita in Italia! Perché non festeggiare con il modellino del suo idrovolante Savoia S.21? Lo potrete trovare cliccando su questo link.