Cinema e Serie TV

Il Re Leone e il presunto plagio della Walt Disney a Osamu Tezuka

Parlando del mondo Disney ed analizzandone produzioni, autori ed artisti non si può non parlare de Il Re Leone e delle accuse di plagio che sono state rivolte a questa produzione. Sul classico che John Favreau ha trasposto in live action la scorsa estate si potrebbe dire davvero tanto, per questo un solo appuntamento potrebbe non bastare ad affrontare le tematiche che vivono nel regno della Savana. La storia, bene o male, la conosciamo tutti, gli interpreti anche. Sappiamo benissimo chi è che pronuncia quella terribile confessione a Simba, dicendogli che è lui in realtà l’assassino di Mufasa: è il tremendo Scar, la cicatrice sulla savana, quella che ha anche sul suo volto. Non abbiamo bisogno di presentare Pumba o Timon, né Rafiki o Zazu: quello di cui abbiamo bisogno di parlare oggi è il plagio di cui fu accusata la Disney all’uscita al cinema nei primi anni del Novanta de Il Re Leone.

Chi era Osamu Tezuka

Tra il 1950 e il 1960, Osamu Tezuka, un mangaka giapponese, aveva realizzato la sua opera intitolata Kimba – Il leone bianco. Adattato poi in una serie tv animata da 52 episodi, Kimba andò in onda su TV Tokyo dal 1965 al 1966, arrivando in Italia nel 1977. Fu il primo anime giapponese a colore che comprendesse degli animali umanizzati nel ruolo di protagonisti: un evento storico che diede vita a due film, uno dei quali vinse anche il Leone d’oro alla 19esima mostra del cinema per ragazzi di Venezia. Come potete ben capire, Kimba è precedente alla storia di Simba e di Mufasa, di quasi quarant’anni, il che ci porterebbe a dire che Tezuka è arrivato ben prima di Walt Disney, inteso come azienda e non come persona in sé. Ma le dicerie, il caos, la confusione sappiamo benissimo che la fanno da padroni in maniera molto semplicistica in questi casi, per questo motivo è necessario andare a ricostruire i fatti.

Il Re Leone, come d’altronde Kimba, si basa su delle influenze ben precise, che risalgono a molti anni prima del Novecento. Parliamo d’altronde dell’Amleto, una delle più famose tragedie di William Shakespeare, che sicuramente non si era ispirato all’opera di Osamu Tezuka: quest’ultimo d’altronde era stato definito da molti come il Walt Disney giapponese, essendo vissuto nello stesso periodo storico e avendo preceduto decani e illuminati dell’animazione asiatica come Hayao Miyazaki, fondatore dello Studio Ghibli. Diversamente da Simba, Kimba si ritrovava spesso coinvolto in vicende al limite del fantastico, con un retrogusto fiabesco, che ne annullava i tempi gravi e solenni, che invece caratterizzavano il Re Leone. Tra serpenti magici e mostri di pietra, il leone bianco non aveva mai avuto a che fare con uno zio malefico e usurpatore del trono o con la morte tragica del padre. Una testimonianza sicuramente importante circa le testimonianze di plagio è quella dello storico Tom Sito, animatore del Re Leone: per quanto sembri per quanto sciocco andare a chiedere all’oste di che qualità è il vino, Sito, con grande onestà, aveva dichiarato nel 2004 che a Los Angeles erano ben a conoscenza dell’esistenza di Kimba, ma mai avevano pensato di creare una connessione. Nello studio di animazione avevano per scherzo deciso di appendere degli schizzi del manga di Tezuka, ma la lavorazione era talmente avanzata che il manga non andò minimamente a influire sul lavoro della Walt Disney Pictures.

Le dichiarazioni dei dipendenti della Disney

Ciò che però Sito arrivava ad ammettere è l’ovvio, circa 10 anni dopo, nel 2015: essendo Kimba arrivato prima di Simba, cambiando tra l’altro appena una lettera, era scontato che nel cuore e nella testa di tutti gli animatori Disney ci fosse l’opera di Tezuka, sia quella cartacea che quella animata. L’arte non è mai copia, ma è spesso ispirazione e per quanto tutti fossero del fatto che l’opera potesse essere simile, non vi fu mai la consapevole volontà di copiare Kimba. Una dichiarazione, quella di Sito, che sfiora lo scontato e sposa l’ovvio, ma che viene arricchita dalle parole di un suo collega, Mark Kausler. Quest’ultimo veniva da una lunghissima carriera nell’animazione, iniziata prima della Walt Disney. Il suo primo lavoro, sotto l’egida dell’azienda di Burbank, fu Le avventure di Bianca e Bernie nel 1967, ma saltellò dopo di azienda in azienda, arrivando anche a lavorare su Bugs Bunny. Tornato in pianta stabile nella Walt Disney, Kausler animò personaggi come Maurice, il personaggio di Belle, e nel 1994 scrisse l’intera storia de Il Re Leone. Kausler specificò che l’ordine che gli arrivò dall’alto, direttamente da Jeffrey Katzenberg, era quello di realizzare Bambi ambientato in Africa. A quello che sarebbe poi stato il fondatore della DreamWorks e il padre del Rinascimento Disney, si attribuisce d’altronde l’intuizione de Il Re Leone.

Durante un volo verso l’Europa per la promozione di Oliver & Company, sul finire del 1988, Katzenberg ebbe l’idea di realizzare una storia ambientata in Africa, con protagonisti i leoni e che affrontasse anche dei temi quali il raggiungimento della maggiore età e la morte. Inoltre volle che in quella stessa storia ci fosse un po’ della sua vita privata, che raccontasse la sua accidentata vita politica. Inizialmente si pensò al titolo di King of the Kalahari, inserendo tutto il contesto nella regione desertica che si estende tra il Botswana e la Namibia. Poi invece si passò al King of the Beast e poi King of the Jungle. Il film avrebbe dovuto sposare la storia di una battaglia infinita tra leoni e babbuini, con Scar a interpretare il comandante delle scimmie. Rafiki sarebbe stato addirittura un ghepardo e Simba non sarebbe mai scappato dal suo regno. L’avvicendamento di tante figure alla regia del film e allo script portò ben presto Kirk Wise e Gary Truslade, che abbiamo già nominato nell’articolo dedicato a Il Gobbo di Notre Dame, a intervenire a gamba tesa sulla produzione, arrivando a The Lion King, essendo l’ambientazione incentrata sulla savana e non nella giungla.

Nacque così la storia che conosciamo oggi, la prima originale dal 1970 in avanti. Senza essere basata su un lavoro già esistente, come era successo per tutti i Classici precedenti. Qualcuno prese ispirazione dall’Amleto, altri dalla storia biblica di Giuseppe e Mosè, ma la più grande distanza da Kimba fu nel fatto che nel film della Disney non vi fossero gli umani. Negli anni le dichiarazioni dei dipendenti sono diventate sempre più ambigue tanto da arrivare a Rob Minkoff, che dichiarò di non essere nemmeno a conoscenza dell’esitenza di Kimba, ma che una volta recuperata l’opera di Tezuka era innegabile che vi fossero delle somiglianze. Anche se non intenzionali. Lo stesso Roger Alles, regista de Il RE Leone, dichiarò di non aver mai visto il manga giapponese e che se ne fosse stato ispirato l’avrebbe immediatamente citato come fonte, d’altronde a posteriori non ci sarebbe stato niente di male, essendo tutti i precedenti classici Disney ispirati a opere già esistenti. Certamente tra le più atipiche conferme troviamo quella di Matthew Broderick, il doppiatore di Simba da adulta, che in un’intervista del 1994 dichiarò di esser stato ingaggiato per il rifacimento dell’anime di Kimba.

Il plagio secondo i giapponesi e gli americani

Esiste persino uno studio condotta da un’esperta di leggi sulla proprietà intellettuale, Mahavi Sander, professoressa della Georgetown University, secondo la quale le basi per un contenzioso legale ci sarebbero. Ma gli eredi di Tezuka non si sono mai mossi in tal senso: i parallelismi, secondo i dirigenti della Tezuka Production, non erano evitabili e trattando le medesime tematiche era impossibile non accavallarsi su alcuni aspetti. La compagnia giapponese arrivò a sostenere che i due prodotti fossero completamente diversi, con l’onestà e la serenità che da sempre contraddistingue i giapponesi. Tra l’altro essendo stato Tezuka un ammiratore di Walt Disney, oltre a esser stato definito il suo omologo giapponese, per ammissione del presidente dell’azienda che prende il nome dal mangaka, Tezuka sarebbe stato solo che fiero a essere servito a ispirazione per Simba. Nella sua carriera da mangaka, a testimonianza dell’incredibile ammirazione che provava per Disney, Tezuka aveva riprodotto a fumetti la storia di Bambi, del quale era rimasto affascinato, tanto da averlo visto più e più volte. Negli anni ’50, prima che Kimba venisse alla luce, arrivò anche una trasposizione di Pinocchio, partendo dalla storia realizzata da Walt Disney negli anni TRenta, tutto senza l’autorizzazione del cineasta americano.

I due, nonostante questa grande vicinanza, si incontrarono soltanto nel 1964, per la prima volta. Tezuka racconta di aver avuto l’occasione di scambiare qualche parola con lu ie che ebbe il più grande attestato di stima di sempre: Disney, infatti, gli confessò che avrebbe tanto voluto realizzare qualcosa di simile ad Astro Boy, l’opera forse più importante di TEzuka, essendo rimasto affascinato dal personaggio di Atom. In segno di riconoscimento, Disney decise di inviare alcuni suoi animatori negli studi giapponesi per aiutarlo a realizzare i cartoni dell’anime di Kimba: è in questo momento, si racconta, che si pensò di cambiare il nome di Kimba in Simba, per la versione in lingua inglese dell’opera. La traduzione non fu però possibile, perché la parola Simba, proveniente dallo swaili, ha il significato di Leone, e non sarebbe mai potuta essere registrata come brevetto. Per questo Tezuka fu costretto a mantenere il nome di Kimba, anche fuori dal Giappone, concedendo, a questo punto, trent’anni più tardi, la possibilità a Walt Disney di affidarsi a Simba per il suo Il Re Leone.

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