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Scoperto in un cranio il genoma umano moderno più antico di sempre

Un genoma sequenziato a partire da un cranio umano “moderno” è stato datato come più vecchio di 45.000 anni, rendendolo di fatto la più antica scoperta del suo genere. È una scoperta archeologica significativa, ma l’uso di un metodo di datazione non convenzionale lascia dubbi sull’assoluta certezza del risultato. In uno studio correlato, gli scienziati hanno anche dimostrato che la mescolanza tra uomini di Neanderthal e umani sarebbe avvenuta molto più spesso di quanto non si creda.

Un uomo di Neanderthal
neanderthal

Gli esseri umani moderni, altrimenti noti come Homo Sapiens, si sono sviluppati circa 300.000 anni fa in Africa. Esistono resti scheletrici di questi nostri lontani antenati, ma la documentazione fossile è scarsa. Ancora più povere sono le prove genetiche, la più antica delle quali è proprio il genoma di una persona Ust’-Ishim vissuta 45.000 anni anni fa nella Siberia occidentale, descritta nel 2014.

Secondo una recente ricerca pubblicata su Nature Ecology & Evolution, però, gli scienziati potrebbero essere incappati in un genoma ancora più antico. Un team guidato da Kay Prüfer del Max Planck Institute for the Science of Human History in Germania, ha scoperto quello che potrebbe essere il più antico genoma umano moderno ricostruito a partire da una documentazione fossile. Se il metodo di datazione utilizzato verrà ritenuto affidabile, il genoma, estratto da un cranio trovato nella Repubblica Ceca, potrebbe avere almeno 45.000 anni, ma forse saremmo di fronte a qualcosa di ancora più antico.

Un documento correlato, pubblicato anch’esso su Nature Ecology & Evolution, descrive i resti dei primi esseri umani moderni trovati in una grotta bulgara. Risalente all’incirca allo stesso periodo, il DNA di queste persone suggerisce che l’incrocio con i Neanderthal fosse una pratica molto diffusa.

Il teschio descritto nel documento di Prüfer venne estratto dalla grotta di Koněprusy nel 1950 ed è stato trovato insieme ad altri resti scheletrici. Questa grotta si trova nella località di Zlatý kůň, che significa “cavallo d’oro” in ceco, a soli 40 km da Praga.

L’analisi genetica del cranio, che apparteneva a una femmina adulta, rivela tra il 2% e il 3% di ascendenza di Neanderthal, percentuale che sostanzialmente corrisponde alle quantità trovate nelle persone non africane odierne. Va detto però, che nessun essere umano attuale discende direttamente dalla donna di Zlatý kůň, poiché apparteneva a una popolazione che non ha trasmesso alcun DNA alle successive popolazioni europee o asiatiche.

Foto generiche

Prüfer ha poi spiegato che per quanto ne sappiamo, la popolazione a cui apparteneva la donna non ha contribuito alla nascita di quelle odierne. Ha poi proseguito ipotizzando che il suo popolo si sia estinto insieme ai Neanderthal, che vivevano in Europa a quel tempo, e che una grande eruzione vulcanica in Italia avvenuta circa 39.000 anni fa potrebbe aver contribuito alla loro scomparsa.

La datazione iniziale del cranio al radiocarbonio, ha suggerito che il reperto risalisse a circa 15.000 anni fa. Non ritenendo attendibile il risultato (l’anatomia del cranio suggeriva una datazione antecedente), Prüfer e i suoi colleghi hanno provato di nuovo, ottenendo un’origine del cranio vicina a 27.000 anni fa. Dopo alcuni trattamenti di pulizia, è stata determinata una terza data al radiocarbonio, suggerendo che la donna sia vissuta circa 19.000 anni fa. Fu a questo punto che gli scienziati si resero conto di avere a che fare con esemplari altamente contaminati.

Furono infatti trovate prove di contaminazione da DNA di vacca nell’osso analizzato, il che suggerisce che una colla a base bovina potrebbe essere stata utilizzata in passato per riparare il reperto, restituendo così una datazione più recente rispetto alla vera età del fossile.

Con la datazione al radiocarbonio esclusa come strumento utile per l’analisi di questo campione, il team si è rivolto a una tecnica in cui la lunghezza dei segmenti di DNA può essere utilizzata per dedurre l’antichità dell’esemplare. In particolare, gli scienziati hanno misurato la lunghezza dei segmenti di Neanderthal, poiché questi segmenti si accorciano ad ogni generazione.

Questa analisi suggerisce che la donna di Zlatý kůň sia vissuta almeno 2.000 anni dopo l’ultimo incrocio possibile tra i suoi antenati umani e i Neanderthal, ovvero un tempo approssimativo tra le 63 e le 78 generazioni. I segmenti di Neandertal sono risultati più lunghi rispetto a quelli osservati nel genoma umano moderno dell’individuo di Ust’-Ishim, suggerendo che la donna di Zlatý kůň fosse una dei primi abitanti della zona, a seguito delle migrazioni al di fuori dell’Africa, più antica del reperto di Ust’-Ishim, separato dai Neanderthal “solamente” da un numero di generazioni oscillante tra le 84 e le 94.

Per saperne di più sui nostri antenati e sui processi evolutivi che hanno portato fino a noi, vi consigliamo Il Grande Racconto dell’Evoluzione Umana scritto da Giorgio Manzi (link Amazon).