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Scuola di sopravvivenza: Missione safari, la recensione del documentario interattivo di Bear Grylls

Il prossimo 16 febbraio, su Netflix, arriverà Scuola di sopravvivenza: Missione safari, il nuovo documentario interattivo per tutta la famiglia con protagonista Bear Grylls e diretto da Ben Simms, che debutterà in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo. Si tratta di una produzione che utilizza l’innovativa tecnologia interattiva introdotta per la prima volta nel 2018 con Black Mirror: Bandersnatch e già mostrata nella prima serie di Bear Grylls Scuola di sopravvivenza (You Vs Wild) uscita nel 2019. Noi abbiamo avuto la possibilità di vivere in anteprima questa nuova esperienza visiva ed ecco a voi la nostra recensione, come sempre, priva di spoiler.

Chi è Bear Grylls e cosa è Scuola di sopravvivenza: Missione safari?

Prima di iniziare con la recensione vera e propria dobbiamo fare due doverose premesse. La prima è rivolta a coloro i quali non conoscono Bear Grylls, lo pseudonimo di Edward Michael Grylls, nonché il creatore di questo spettacolo. Grylls, infatti, è divenuto celebre nel 2010 con il programma televisivo L’ultimo sopravvissuto – Metropolis, ma era già famoso in tutto il mondo per essere uno dei più giovani scalatori dell’Everest all’età di soli 23 anni. Prima di essere un abile conduttore televisivo, infatti, Grylls è un alpinista e militare nordirlandese specializzato in tecniche di sopravvivenza estreme che da anni mette in mostra in decine di programmi televisivi istruttivi.

Scuola di sopravvivenza: Missione safari

La seconda premessa, invece, riguarda proprio la natura di questa produzione Netflix. Risulta difficile, infatti, etichettarla in un genere ben preciso sebbene la piattaforma di streaming la inserisca tra i film interattivi. La durata di Scuola di sopravvivenza: Missione safari si attesta intorno ai 45 minuti, e questo minutaggio di solito è più consono a un mediometraggio soprattutto quando la funzione interattiva porta a un breve abbassamento o aumento della durata in base alle scelte che vengono compiute. Possiamo quindi definirlo semplicemente un documentario action interattivo in cui lo spettatore è chiamato a prendere delle decisioni importanti che determineranno il proseguo dell’avventura ideata da Bear Grylls.

Il burattino e i burattinai

Detto questo, possiamo addentrarci all’interno della recensione di Scuola di sopravvivenza: Missione safari. Fin dai primi minuti facciamo la conoscenza dell’amato avventuriero che, per la prima volta nella sua carriera, sarà il protagonista di una complicata serie di eventi che solo noi dovremo riuscire a sbloccare prendendo le giuste decisione. Lui è come se fosse un personaggio di un videogioco che, però, deve svolgere realmente le azioni che gli ordiniamo di compiere: per certi versi, il suo destino è nelle nostre mani.

Scuola di sopravvivenza: Missione safari

Noi scegliamo come iniziare la storia, quale missione affrontare per prima e come superare i vari ostacoli disseminati lungo il cammino. Ogni filo che noi muoviamo cambiano le sorti della storia, anche se non in maniera complessa come è facilmente intuibile. Lo vedremo combattere contro un grosso serpente, fuggire da un leone affamato e districarsi nell’impervia natura sotto un fortissimo temporale. Il come spetterà a noi, ma chiaramente le decisioni sono alquanto limitate.

Scuola di sopravvivenza: Missione safari

Trattandosi di un documentario, a differenza di quanto visto con Black Mirror: Bandersnatch, qui non abbiamo una vera e propria trama e questo limita leggermente il coinvolgimento visivo. All’inizio ci viene spiegato che Bear Grylls si trova in una delle più importanti riserve naturali del Sudafrica perché, improvvisamente, salta la corrente che alimenta la recinzione elettrificata. I suoi obiettivi sono tre: salvare un babbuino scappato che rischia di annegare nel fiume vicino, salvare un leone anch’esso fuggito e le persone che si trovano lungo il suo percorso ed evitare che altri animali possano scappare ripristinando la centralina elettrica che si trova in una zona dove si sta avvicinando una paurosa tempesta.

Saremo noi a decidere da dove iniziare e in base a ciò dovremo compiere delle scelte importanti per il proseguo della narrazione. Quest’ultima presenta un ottimo ritmo, ma manca di spessore lasciando allo spettatore non poche domande e dubbi soprattutto sulla veridicità degli eventi.

Scuola di sopravvivenza: Missione safari

Già da questo, però, è facile comprendere che la realizzazione tecnica riprende perfettamente lo stile documentaristico survival molto apprezzato in questi anni. Il nostro punto di vista, infatti, è quello del fedele compagno di Bear Grylls che lo filma mentre compie ogni singolo passo. La fotografia è quella classica di questo genere di prodotti: genuina, senza troppi virtuosismi e con la presenza di inquadrature a campo aperto che ci estrapolano dal contesto mostrandoci il contesto in cui si trova il protagonista.

Interattività tanto funzionale quanto limitata

Per quanto riguarda, invece, l’interattività Scuola di sopravvivenza: Missione safari si dimostra un buon prodotto, ma fortemente limitato dalla natura stessa del genere documentaristico. La componente interattiva riesce a mettere una grande toppa alla sceneggiatura fiacca e piatta grazie a un sistema di scelte intelligente, a un numero di interazioni notevole e mai ripetitivo, a un ritmo serrato, ma non stancante e a decisioni complesse che richiedono la nostra completa attenzione. Durante la visione, ad esempio, dovrete superare degli enigmi che senza un’attenta visione saranno impossibili da sbloccare.

Scuola di sopravvivenza: Missione safari

Il tempo a disposizione per compiere le scelte non è stringente così da permettere agli spettatori di prendere oculatamente la giusta decisione, ma qui entra in gioco un fattore molto particolare e non propriamente positivo. La scelta è sì libera, ma Bear Grylls ci metterà sempre del suo per spingere lo spettatore verso una determinata decisione. I momenti più importanti saranno sempre anticipati dal celebre avventuriero spiegandoci gli effetti di ogni possibile scelta e spingendo l’osservatore a prendere una ben precisa decisione sicura piuttosto che una inevitabilmente più pericolosa. Anche in quest’ultimo caso, per ovvi motivi realizzativi, non tutte le scelte portano a cambiamenti radicali della trama e nessuna di esse a finali improvvisi come accadeva, invece, proprio in Bandersnatch.

Scuola di sopravvivenza: Missione safari

In soldoni, il documentario fa credere che le nostre scelte siano fondamentali, ma non sempre lo sono perché, ad esempio, la vita del protagonista non viene mai messa in pericolo come vorrebbero farci credere. Inoltre Scuola di sopravvivenza: Missione safari, a differenza di Bandersnatch, ci dà la possibilità, in tempo reale, di prendere una decisione diversa se ci rendiamo conto di aver sbagliato qualcosa. Se nel film di Black Mirror, infatti, in caso di errori dovevamo ricominciare d’accapo con la visione, qui invece possiamo sempre correggere il tiro o osservare cosa sarebbe potuto accadere se avessimo preso una differente decisione.

Questa caratteristica è interessante, perché limita il tempo di visione ed evita inutili ripetizioni visive, ma dall’altro lato toglie la pressione di dover prendere la giusta decisione in ogni istante perché tanto potremo sempre riprendere la giusta via.

Conclusioni

In conclusione Scuola di sopravvivenza: Missione safari è un prodotto non perfetto, ma che ci sentiamo di promuovere per la sua ottima realizzazione e per il grande coinvolgimento interattivo dello spettatore. La narrazione è semplice e intrigante, anche al netto della mancanza di una sceneggiatura corposa e ramificata. A ovviare questo problema ci pensano l’ottima interattività e la durata non eccessiva che non annoia lo spettatore. Proprio l’aspetto legato alla noia è ciò di cui non soffrirete mai durante la visione perché tra enigmi e numerose decisioni da prendere, dovrete stare costantemente attenti.

La scelta di poter riprendere in qualsiasi momento una delle decisioni e ripartire da quel punto come se fossero dei checkpoint è curiosa perché da un lato limita l’ansia decisionale, ma dall’altro permette di osservare le varie storie senza bisogno di ricominciare da capo la visione del contenuto. Sebbene le decisioni non siano sempre determinanti per il prosieguo della storia, anche per ovvi motivi realizzativi e logistici, nel complesso Scuola di sopravvivenza: Missione safari è un ottimo prodotto per staccare la spina per circa 45 minuti (o più se decidete di seguire ogni singola alternativa decisionale).

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