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Shang-Chi e La Leggenda Dei Dieci Anelli: recensione

Shang-Chi e La Leggenda Dei Dieci Anelli arriva oggi, 1 settembre 2021, nella sale italiane. Il Marvel Cinematic Universe, dopo la pausa estiva, è pronto a ripartire con Shang-Chi e La Leggenda Dei Dieci Anelli, pellicola interamente dedicata a Shang-Chi, primo protagonista asiatico dei film della Casa delle Idee. Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli vede nel suo cast Simu Liu nel ruolo di Shang-Chi, Tony Leung nel ruolo di Wenwu, Awkwafina nel ruolo di Katy, Meng’er Zhang nel ruolo di Xialing, Fala Chen nel ruolo di Jiang Li e Michelle Yeoh nel ruolo di Jiang Nan.

Abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla proiezione in anteprima per la stampa: a seguire potete quindi leggere le nostre nostre considerazioni per questo nuovo capitolo cinematografico della Fase 4 del Marvel Cinematic Universe.

Shang-Chi e La Leggenda Dei Dieci Anelli: la trama

Dopo essersi lasciato alle spalle un passato doloroso, all’ombra dello spietato padre, Shang-Chi vive una vita comune a San Francisco in compagnia di Katy, una ragazza di origini cinesi a cui è molto legato. I due sono amici inseparabili e, contrariamente ai loro coetanei, non sembrano interessati a mettere la testa a posto e affacciarsi alle responsabilità del mondo degli adulti.

Shang-Chi recensione

Il loro mondo cambia all’improvviso quando i due amici vengono raggiunti dai membri dei Dieci Anelli: l’organizzazione criminale ben nota a chi ha seguito tutta l’epopea del MCU ha pessime intenzioni verso il protagonista. L’agguato costringerà il giovane Shang-Chi a confrontarsi con il suo passato e i suoi legami familiari che lo porteranno a vivere un’avventura straordinaria contro forze ancestrali sconosciute.

Una mitologia tutta da scoprire

Fino ad oggi il nome Shang-Chi potrebbe non avervi mai detto granché: si tratta infatti di un personaggio molto poco conosciuto, anche da parte dei fan più esperti. Il progetto iniziale di Shang-Chi avrebbe dovuto essere una trasposizione a fumetti della serie tv Kung Fu, ma tale idea fu accantonata a causa di problemi legati ai diritti di pubblicazione, di proprietà della Time Warner. Gli autori Steve Englehart e Jim Starlin scelsero quindi di reinventare Shang-Chi come maestro di kung fu e figlio segreto del famoso personaggio della letteratura pulp Fu Manchu.

Negli anni a seguire, Shang-Chi è apparso in alcuni super gruppi e relative testate, dagli Heroes for Hire agli Avengers, ed è stato protagonista anche di miniserie e brevi archi narrativi. In generale però questo personaggio è sempre stato relegato ai margini dell’immaginario collettivo supereroistico.

Shang-Chi recensione

È quindi con una discreta curiosità che ci siamo affacciati a questa visione, rimanendo sinceramente colpiti dalla potenzialità narrativa del film, ricco di elementi suggestivi. Shang-Chi è una tela bianca sulla quale gli sceneggiatori David Callaham e Destin Daniel Cretton hanno disegnato una origin story d’impatto, in grado di introdurre un personaggio quasi del tutto originale, con la potenzialità di plasmare il futuro della sua controparte editoriale.

Shang-Chi recensione

In termini di Fase 4, Shang-Chi, rappresenta un tassello perfetto che propone nuovi elementi capaci di far progredire la macrotrama della Fase 4 e che evidenzia ancora una volta le strette connessioni di tutti gli eventi del Marvel Cinematic Universe anche della sua costola televisiva. Senza voler svelare troppo di ciò che abbiamo visto, il film infatti si concede alcuni divertenti camei, come la presenza di Abominio, già anticipata dai trailer, e altri riferimenti a produzioni come Doctor Strange e WandaVision.

Shang-Chi recensione

Ma Shang-Chi e La Leggenda Dei Dieci Anelli è un film necessario a correggere una delle sbandate più clamorose dei Marvel Studios: il personaggio del Mandarino, ridotto a puro stratagemma in Iron Man 3 e solo parzialmente rivisto nel corto “All Hail the King” uscito come extra per la versione home video di “Thor: The Dark World” (link Amazon). Il Wenwu di Tony Leung, il vero Mandarino in Shang-Chi, è un personaggio complesso e tragicamente epico, diviso tra la brama di potere e la promessa degli affetti familiari.

Shang-Chi: oriente e Wuxia secondo la Marvel

La concezione del mondo “orientale” della Marvel è visivamente sublime e completamente diversa da qualsiasi altro film della saga. L’atmosfera, i toni e gli scenari sono particolarmente ispirati: primo tra tutti, la mitica Ta-Lo, una terra incantata e popolata da creature del folklore orientale con bellissime e maestose bestie mitologiche di ogni genere. Lo scenario fantastico è permeato una fotografia che si discosta completamente dai precedenti film Marvel, sia visivamente, in netto contrasto con la preponderante palette desaturata della Fase 2 e 3, sia stilisticamente, offrendo atmosfere che spesso sono più fantasy che supereroistiche.

Nella visione di Destin Daniel Cretton, l’oriente visto dalla Marvel risplende con i colori accesi di mitici luoghi remoti e con una regia che asseconda il movimento delle incalzanti scene d’azione ispirate al cinema action di Hong-Kong e al genere Wuxia. In particolare l’omaggio al cinema Wuxia e alle scene di combattimento con i cavi, il cosiddetto wire work, è ben eseguito nella sequenza introduttiva di Jiang Li, dove in breve tempo uno scontro di arti marziali diviene una vera e propria danza di corteggiamento tra Wenwu e la sua amata.

Conclusioni

Shang-Chi e La Leggenda Dei Dieci Anelli è stata una piccola rivelazione, in quanto il film riesce a divertire e ad appassionare, introducendo in modo fresco ma coerente un personaggio dei fumetti pressoché sconosciuto. Il film, che con le sue connessioni alla macrotrama rappresenta un buon inizio per la Fase 4, immerge gli spettatori in un caleidoscopio di colori e scene d’azione che cedono il passo a un registro a tratti più fantasy che supereroistico, regalando originalità nel vasto panorama Marvel.