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Soulmates, recensione del Cupido digitale di Amazon Prime Video

Nell’era della tecnologia, c’è ancora spazio la spontaneità delle emozioni? In un’epoca governata da algoritmi ed emozioni sintetiche condivise con un like sui social, viene da chiedersi se ancora riusciamo a vivere l’esperienza reale, interazioni umane autentiche che, volendo, possano anche metterci a rischio di venire feriti, ma sarebbero comunque reali. Non è la prima volta che questa tematica viene affrontata dalla serialità televisiva, basterebbe citare Black Mirror, ma Soulmates, la nuova serie AMC disponibile su Amazon Prime Video, in cui innamorarsi è più una questione di codice che di sentimento.

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‘Everybody need somebody to love’ cantavano i Blues Brothers, ricordandoci che tutti nella vita siamo in cerca dell’amore. La ricerca dell’anima gemella, quella metà della nostra anima di platonica memoria, è da sempre uno dei temi più cari alla narrativa, letteraria o cinematografica, che si è spinta a declinare questo aspetto intimo ed essenziale della nostra vita. Soulmates si inserisce in questa tradizione, sfruttando un concept fantascientifico per mostrare l’altro lato della ricerca dell’anima gemella.

Soulmates, l’anima gemella a portata di Test

Come scopriamo nell’incipit del primo episodio di Soulmates, nel prossimo futuro verrà scoperta una particolare particella, chiamata soul particle, la cui esistenza consente di mettere in relazione due persone le cui affinità li rende perfetti l’uno per l’altro. Questa rivelazione ci viene mostrata grazie alla pubblicità del Test, il rivoluzionario servizio della Soul Connex, azienda che, sfruttando questa scoperta scientifica, garantisce di poter mettere in contatto le persone con il proprio compagno di vita, il loro soulmate.

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Spunto narrativo interessante, che pur essendo mitigato dall’approccio fantascientifico, ha una forte attinenza con il nostro mondo attuale. Servizi di online dating sono già realtà, promesse digitali di un match sentimentale sicuro che nasce da un serie di sterili risposte che idealmente dovrebbero profilarci per esser un match scientifico (o presunto tale) per altri. Soulmates aggira questo limite tecnologico ed etico, inserendo un elemento di predestinazione scientificamente provato, cogliendo l’occasione per affrontare in modo differente la ricerca dell’anima gemella.

Nella società futura di Soulmates la poesia tipica dell’innamoramento è pressoché assente. Riducendo il tutto a un semplice calcolo scientifico, la componente umana diventa quasi un ostacolo, un bug di programmazione che rischia di rovinare un altrimenti perfetto ordine in cui l’elemento intimo, la ricerca istintiva viene subordinata all’accettazione di una scelta dettata da un computer. Questo dualismo antitetico tra intelligenza artificiale ed emotività umana è il motore di questa serie antologica, che nei suoi episodi affronta l’impatto del Test sulla società da differenti prospettive.

Soulmates è un’antologia di racconti legati dalla presenza del Test, che diventa quindi l’espediente narrativo tramite cui rispondere a una serie di quesiti legati a questa presenza ingombrante e oppressiva nella vita sociale. Cosa accadrebbe se dopo anni scoprissi di non esser sposato alla mia soulmate? E se il Test dicesse che la mia soulmate in realtà è morta? Sono solo alcuni degli interrogativi che vengono affrontati in Soulmates, che indaga nelle conseguenze di questa invasione digitale dell’amore, trasformando il Test in un elemento di rottura nella consuetudine umana. La finta sicurezza derivante dalla cieca accettazione degli esiti del Test costringe i personaggi ad affrontare i propri dubbi, accettando di lasciar emergere le vere emozioni che sono state asservite a un algoritmo.

L’amore del futuro: umano o digitale?

Come anticipato poc’anzi, vedendo Soulmates è impossibile non ravvedere l’impronta di Black Mirror. Non solo lo show fantascientifico inglese ha fatto scuola, nel suo modo particolare di utilizzare la sci-fi come spunto da cui sviluppare un’attenta analisi sociologica, ma è anche il laboratorio su cui hanno sperimentato gli autori di Soulmates. William Bridges è la mente dietro uno degli episodi più ammirati di Black Mirror, U.S.S. Callister, in cui parte del tema di Soulmates veniva già esplorato.

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Bridges, assieme a Brett Goldestein, riproduce la struttura narrative di Black Mirror, sia nell’utilizzo dello spunto iniziale, ossia una sci-fi futuribile che aiuti lo spettatore a empatizzare con la storia, che nella visione antologica della serie. Approccio pratico e lodevole, ma che non riesce a eliminare la sensazione che Soulmates sia una sorta di episodio mancato di Black Mirror, che in passato aveva già affrontato in più di un episodio questo spunto narrativo. Della serie britannica, Soulmates eredita anche la gestione oculata dell’elemento fantascientifico, che non è mai soverchiante alla storia ma ne è al più una cornice, in cui i personaggi e le tematiche trovano una piena espressione, grazie a un delicato gioco di equilibri in cui veniamo portati in un futuro in cui alcune delle intuizioni del passato sembrano trovare piena realizzazione, donandoci la sensazione che un domani non troppo lontano queste storie possano passare dall’immaginazione alla realtà.

Questo non priva Soulmates di una sua valenza, all’interno del palinsesto di Amazon Prime Video. La serie di Bridges e Goldestein coglie le giuste sfumature dei protagonisti, scegliendo un approccio alle differenti storie che sappia coinvolgere lo spettatore, con una variazione sul tema portante della serie che a ogni puntata affronta un nuovo interrogativo, con sfumature a tratti acide e in altre malinconiche e rassegnati. La visione di Soulmates, di cui è già in discussione un’eventuale seconda serie, è un affresco emozionante della gestione emotiva umana, quando si cede il controllo della propria anima in nome di una disperata ricerca che sceglie di arrendersi a una risposta fredda, vista come preferibile alla difficile gestione di un’assenza percepita come una mancanza dell’anima.

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Soulmates si pone come un’interessante serie di fantascienza, priva dell’elemento dinamico di produzioni come The Expanse, ma affidandosi a un telaio emotivo complesso e profondo come avvenuto con Electric Dreams o Tales from the Loop, in cui ci viene ricordato come la scienza, nella sua ingerenza nel quotidiano, possa condurci su strani sentieri sui cui ritrovare la nostra libertà emotiva.

Potete vedere Soulmates sottoscrivendo l’abbonamento ad Amazon Prime Video