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Cinema e Serie TV

I migliori e peggiori adattamenti dai libri di Stephen King

Da It a The Mist passando per Carrie , scopriamo tutti gli adattamenti per cinema e serie TV più famosi tratti da romanzi e racconti di Stephen King

Che lo si ami lo si odi, Stephen King è senza alcuna ombra di dubbio uno degli scrittori più letti e prolifici degli ultimi decenni. Non solo, detiene il record come scrittore con il maggior numero di trasposizioni delle sue opere, tra film, serie, miniserie e cortometraggi. Ma quali sono gli adattamenti più famosi (nel bene e nel male) nati dai suoi scritti? Alcuni sono ben noti ancora oggi, altri, che fecero discutere al momento della loro uscita, sono stati stati inghiottiti dalle pieghe del tempo e della memoria. Oggi faremo un tuffo nel passato ed analizzeremo il presente per riflettere su una questione fondamentale: quanti degli adattamenti tratti dalle opere di Stephen King sono effettivamente riusciti? La risposta la troverete alla fine e, forse, vi stupirà.

Carrie – Lo sguardo di Satana (1976)

Probabilmente uno dei film più indimenticabili di questa lista tratta dalle opere di Stephen King, un vero e proprio capolavoro diretto dal Maestro Brian De Palma, con un’eccezionale Sissi Spacek nel ruolo della giovane Carrie White. Introspettivo e profondo, la storia della discesa nella spirale della follia di una ragazza schiava di una madre fondamentalista cristiana e costantemente vittima di bullismo da parte dei suoi coetanei. La genialità di King, nel romanzo, è stata quella di raccontare una storia realistica, ma aggiungendo l’elemento soprannaturale costituito dai poteri telecinetici di Carrie, che finisce con il provocare dolore e sofferenza in chi la circonda, facendo esplodere tutta la propria rabbia in maniera oltremodo violenta. De Palma riuscì a migliorare ogni aspetto del libro, rendendo iconico più di un momento del suo film, come l’indimenticabile scena del secchio di sangue che si rovescia sulla povera ragazza durante la foto del ballo, dopo la sua elezione a reginetta.

Le notti di Salem (1979)

Correva l’anno 1979 e le serie tv, così come le miniserie, non godevano della popolarità e dei budget astronomici come accade oggi. Ma se si ha a disposizione un regista come Tobe Hooper, al netto di tutti i limiti, non può venirne fuori qualcosa di brutto. certo, se oggi si riguarda Le notti di Salem (tratta dal romanzo omonimo di Stephen King), oggi conosciuto anche da noi con il titolo originale Salem’s Lot, si può notare che sia un po’ invecchiata, ma all’epoca fu una miniserie molto apprezzata. La storia particolare e dal sapore a tratti gotico, a tratti molto più contemporaneo, è stata gestita magistralmente da un vero professionista dello slasher che solo cinque anni prima aveva scioccato milioni di spettatori con il suo intramontabile Non Aprite Quella Porta. Lo stile di Hooper si poteva avvertire in tutto, dalla narrazione avvincente e angosciante, nonostante la situazione fosse meno movimentata rispetto al suo più famoso cult, alla messa in scena sporca e spesso grottesca, fino ad arrivare al make up, straniante e tipico di certi horror allora considerati sperimentali e truculenti. A dirla tutta, questa miniserie è più un’opera di Hooper che di King, viste le enormi differenze rispetto al romanzo. Forse non un capolavoro, ma un gioiellino che gli appassionati ricordano con affetto.

Shining (1980)

C’è poco da fare: tuttora questo rimane uno dei migliori film di Stanley Kubrick, perfetto sotto ogni punto di vista, inquietante e con interpretazioni magistrali da parte di tutti gli attori, sia Jack Nicholson, che Shelly Duvall, che Danny Lloyd. Sfido chiunque a non essersi sentita rimbalzare nella testa la colonna sonora per giorni dopo la prima visione, un capolavoro tra i più importanti della Storia del Cinema che, però, si prende moltissime libertà nei confronti del libro, motivo per cui Stephen King non ne fu mai soddisfatto, arrivando addirittura a battibeccare con il regista. Diciamocelo: il romanzo Shining non è tra i migliori dello scrittore e anzi risulta spesso noioso e privo della grandezza che invece possiede il film, a partire da simboli come il labirinto, che esprime tutto il folle smarrimento di Jack Torrance, o l’importanza dell’oralità (i riferimenti alla bocca sono continuamente presenti, basti pensare a come viene definito Tony o al fatto che all’inizio ci sia un’intera scena in cui i Torrance parlano di cibo e di mangiare insieme e Halloran) come metafora del concetto narrativo. Difficilmente si sono raggiunti livelli così alti con una trasposizione di Stephen King ed è significativo che all’autore non sia piaciuto questo film: come spesso molti sostengono, Stephen non è esattamente il miglior critico nel capire quando qualcosa funziona sullo schermo e quando qualcosa, invece, non funziona proprio, forse perché troppo legato alle dinamiche della narrazione letteraria, profondamente differenti da quelle cinematografiche o televisive.

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Creepshow (1982)

Diretto dal grande e compianto George A. Romero e scritto dallo stesso Stephen King, questo film a episodi rappresentò uno splendido omaggio ai fumetti pubblicati negli anni ’50 dalla EC Comics. ironica e divertente, grottesca al punto giusto, questa pellicola è diventata un vero e proprio cult, così come Uncle Creepy, narratore molto simile a quello che si poteva trovare nei fumetti e comparso in una versione pressoché identica nel film ispirato proprio a quelli, una decina di anni prima. Il genio visionario di Romero riuscì a produrre un film molto divertente, che Stephen King riuscì a sceneggiare egregiamente ispirandosi ai suoi due racconti The Crate The Weeds.

La zona morta (1983)

Due parole: David Cronenberg. Altre due: Christopher Walken. Uniamole e otteniamo un film angosciante, psicologico in maniera quasi snervante, una pellicola fatta di contraddizioni gestite in maniera impeccabile da un mostro sacro come Cronenberg, perfettamente interpretata da un istrione come Christopher Walken. La Zona Morta, tratto dall’omonimo romanzo, è un film diverso nel marasma di produzioni molto particolari del regista, che riesce a fare sua l’opera originale senza snaturarla in maniera eccessiva. Altro cult non da poco, anche se forse non tra i più famosi di Cronenberg.

Christine – La macchina infernale (1983)

Non entusiasmatevi troppo: man mano che si andrà avanti la qualità di queste trasposizioni calerà drasticamente. Ma in questo caso ci troviamo di fronte ad un altro grande capolavoro, stavolta a opera di John Carpenter. Questo film è senza dubbio tra i migliori tratti da un’opera di Stephen King , forte anche del fatto di avere alla regia una personalità incredibile, un regista che definire visionario sarebbe riduttivo e che ha firmato alcune tra le più importanti pagine della Storia del Cinema, horror e non solo. L’atmosfera quasi idilliaca del film contrasta con gli accadimenti orribili che si susseguono, ponendo al centro un’automobile Plymouth con una propria coscienza, che guarda caso ha istinti omicidi. Una storia carica di tensione, di elementi horror, ma corredata di personaggi molto interessanti e ben approfonditi, con una violenza ben dosata. Imperdibile.

Stand By Me (1986)

Saltiamo diversi adattamenti minori e passiamo ad un film che non ha nulla di horror, ma che è entrato a far parte dell’immaginario collettivo, nonché una delle ispirazioni per prodotti di successo contemporanei come Stranger Things. Diretto da Rob Reiner, che avrebbe poi adattato un altro romanzo di Stephen King tirandone fuori un cult, quest’opera tratta dal racconto The Body, inserito nella raccolta Stagioni Diverse, è un film di formazione meraviglioso, che presenta alcuni degli stilemi fondamentali che l’autore ha sempre usato per raccontare i suoi personaggi. Non è un caso che i ragazzini protagonisti abbiano molto in comune con i Perdenti di IT. L’idea di narrare la storia di un gruppo di preadolescenti che vanno in cerca di un cadavere che sembra essere avvistato da un coetaneo è geniale di per se, ma il racconto, con i suoi momenti drammatici e toccanti, e quelli più avvincenti (la scena del treno ne è un chiaro esempio), fanno di Stand By Me un’opera nostalgica e di grande impatto. Senza contare che ha lanciato la carriera di attori come River Phoenix, poi scomparso prematuramente anni dopo, e Kiefer Sutherland.

Pet Sematary (1989)

Uscito nelle sale italiane con il titolo Cimitero Vivente, questo film di Mary Lambert mette in scena una storia familiare dai risvolti terrificanti, con un uso equilibrato degli effetti speciali molto efficace. Non una delle storie più ispirate scritte da Stephen King , ma paradossalmente una delle più note e che ha generato una pellicola che è considerata da molti un vero e proprio baluardo dell’horror anni ’80.

IT (1990)

La miniserie che all’epoca in cui fu trasmessa ebbe un successo mostruoso, quella che consacrò il Pennywise di Tim Curry nell’olimpo delle creature del panorama horror più inquietanti. Nel corso degli anni, però, il peso del tempo si è fatto sentire e l’invecchiamento che ha subito è notevole, risultando più ridicola che spaventosa, con momenti assolutamente trash. Ma, nel suo complesso, è ancora quantomeno divertente e con alcune trovate che non sono poi così male, al netto di tutti i difetti. Ma occupiamoci per un attimo di questa versione di Pennywise : nonostante secondo molti sia ancora la migliore, appare abbastanza chiaro che non è rimasta immune allo scorrere del tempo, diventando oggi, dopo quasi trent’anni, sopra le righe e decisamente meno spaventosa rispetto alla percezione che se ne ebbe molti anni prima. la scena della biblioteca, quella con i palloncini che soppianto spargendo sangue ovunque, ne è un esempio lampante. E chi segue Doug Walker sa bene di cosa parlo.

Misery Non Deve Morire (1990)

Ancora Rob Reiner. Ancora una trasposizione ottima. Una storia pregna di angoscia, con un buon James Caan e una impressionante Kathy Bates, che per il ruolo vinse addirittura il Golden Globe come miglior attrice protagonista in un film drammatico e il Premio Oscar come miglior attrice protagonista. Il rapporto morboso tra Anne Wilkes e lo scrittore Paul Sheldon, costretto a stare fermo a letto nella casa di lei in seguito ad un terribile incidente automobilistico in cui si è gravemente fratturato le gambe, ha popolato gli incubi di milioni di persone per anni. La follia di Annie esplode inarrestabile per tutto il film, comunicando un profondo senso di disagio e terrore: un thriller al cardiopalma con i classici elementi horror tipici di Stephen King, ma allo stesso tempo un film maturo e diverso da tutti quelli diretti da Reiner fino a quel momento, indubbiamente un altro grande cult che ancora oggi riesce a dire la sua senza che si pensi nemmeno per un secondo che nel tempo sia peggiorato. Quando uno ha talento…

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Il Tagliaerbe (1992)

Brett Leonard dirige uno dei primi film relativi alla realtà virtuale, all’epoca associata al futuro e alla fantascienza, traendo ispirazione dal racconto La Falciatrice, estrapolato dalla raccolta A volte Ritornano. Una pellicola che unisce elementi fantascientifici a numerosi stilemi dell’horror, con due discreti Pierce Brosnan Jeff Fahey. Anche questo film ha subito un certo invecchiamento, soprattutto per alcuni suoi riferimenti a tecnologie che oggi sono all’ordine del giorno, ma senza il beneficio di una narrazione talmente notevole da non renderlo un difetto. Un ritmo discontinuo e situazioni a volte messe in scena piuttosto male fanno di questo film un prodotto ancora gradevole, ma che lascia il tempo che trova, con tanto di plot twist che, di questi tempi, perde tutto l’impatto che ebbe alla sua uscita nelle sale.

L’Ultima Eclissi (1995)

Va bene, non è tra i più famosi. Ma è senz’altro tra i più belli. Tratto dal romanzo Dolores Claiborne, questo straordinario film diretto da Taylor Hackford racconta una complicata storia familiare, con un delitto insoluto a fare da sfondo. Kathy Bates Jennifer Jason Leigh sono semplicemente perfette per il ruolo di madre e figlia dal rapporto complesso, costellato di segreti e rancore, ma a farla da padrone qui è una delle storie più mature mai scritte da Stephen King, che si discostò dall’horror per narrare di qualcosa di diverso, ma non meno inquietante. Se qualcuno di voi non lo avesse mai guardato, forse questo è il momento giusto.

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I Langolieri (1995)

Tratta dal racconto omonimo da una delle due raccolte Quattro Dopo la Mezzanotte, questa miniserie rappresenta uno dei punti più bassi di questa lista. Insensatamente ridicolo, completamente incapace di adattare la storia originale in maniera adeguata e con un cast di attori semplicemente imbarazzante, per non parlare del finale, uno più assurdi di sempre. Per qualche strano motivo, il pubblico aveva grandi aspettative, ma venne deluso e rimase disorientato una volte messo di fronte alla rivelazione principale, a buona ragione.

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Shining (1997)

Siccome a Stephen King il film di Kubrick non piacque per via delle enormi differenze con il suo romanzo, decise di scrivere interamente questa miniserie per la tv diretta da Mick Garris. il risultato è un prodotto identico all’opera originale: infatti è brutto come poche altre cose mai viste su uno schermo, piccolo o grande che sia. interpretazioni terrificanti, scene immensamente ridicole e una regia debole sono solo alcuni dei difetti di questa miniserie, di cui Stephen King si disse addirittura soddisfatto. Avete presente che poco sopra si è scritto che I Langolieri è una delle peggiori trasposizioni di uno scritto di Stephen King? Ecco, il plurale non era un caso.

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L’Allievo (1998)

Uno dei film di Bryan Singer meno noti al grande pubblico, ma pienamente al livello dei precedenti da lui diretti. Ispirato al racconto Un Ragazzo Sveglio, della raccolta Stagioni Diverse, racconta la storia del rapporto perverso e malato tra uno studente dalle grandi capacità e un ex criminale nazista, fatto di ricatti, malvagità e sotterfugi. La narrazione potente e ben calibrata di Singer fanno di questo film una piccola perla, ma il merito è anche della maestosa interpretazione di Ian McKellen, che solo due anni dopo avrebbe interpretato Magneto nell’X-Men diretto dallo stesso regista, che sarebbe stato curiosamente agli opposti dal punto di vista della caratterizzazione. Non una delle trasposizioni più conosciute, eppure senz’altro tra le più riuscite.

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La tempesta del Secolo (1998)

No, non è propriamente una trasposizione. La sceneggiatura di questa miniserie venne scritta da Stephen King, che venne poi pubblicata in un volume unico, e lo show ebbe un certo successo in tutto il mondo. Il cast, composto per lo più da attori televisivi o comunque non molto noti,resse piuttosto bene la prova che vennero chiamati ad affrontare e la storia appassionò gli spettatori in maniera soddisfacente. Niente di particolarmente originale, ma, ad esempio, Andre Linoge, il diabolico antagonista, è un personaggio riuscito e inquietante. Nonostante sia invecchiato piuttosto male, sia per quanto riguarda la qualità delle riprese e gli effetti, rimane un prodotto gradevole, se si considera il budget relativamente basso e la sua natura puramente legata ad un modo di fare tv ormai morto. C’è però una cosa in particolare che si è impressa nella mente di chi vide la serie all’epoca.  E’ una vecchia coppa, è un incanto. non è nuova ma piace tanto. Vi dice qualcosa?

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1408 (2006)

Un film con John Cusack non memorabile per meriti particolari, ma che per ragioni difficili da comprendere, ogni tanto viene citato da qualcuno e ricordato con affetto. La storia ha una sua originalità, ma scade in parecchi cliché visti e rivisti e il doppio finale spezza il ritmo, allungando il brodo. Cusack non è nemmeno così in parte, ma forse quello che più ha colpito è il finale vero e proprio, che è effettivamente notevole e inaspettato. tutto sommato una trasposizione non così malvagia del racconto omonimo.

22.11.’63 (2015)

In assoluto la migliore miniserie televisiva mai prodotta tra quelle tratte da un romanzo di Stephen King, nata in un’epoca dove il medium televisivo era già profondamente cambiato e il divario qualitativo tra film e serie si era ristretto drasticamente. Con protagonista uno straordinario James Franco, la serie ricalca alla perfezione il libro omonimo, espandendone alcuni tratti in maniera intelligente e tenendo lo spettatore incollato alla poltrona. Un prodotto di qualità spaventosa, nonché uno dei fiori all’occhiello di Hulu, la piattaforma di streaming che la produsse. Anche questa è assolutamente da recuperare, anche solo per rendersi conto di quanto le cose siano cambiate in questi anni, facendo un rapido confronto con le miniserie precedenti.

Cell (2015)

Questo è decisamente il film per il cinema più orrendo mai realizzato a partire da una storia scritta da Stephen King, tratto dal romanzo che porta lo stesso titolo. L’opera originale non è tra le più memorabili dell’autore, che ha anche co-scritto la sceneggiatura del film, ma quest’ultimo è semplicemente terribile. John Cusack sembra completamente disinteressato all’idea di provare anche solo a far finta di recitare, la storia viene trasformata in un’accozzaglia di “no sense” uno dietro l’altro e non c’è una sola interpretazione che non faccia venir voglia di interrompere immediatamente la visione. Ci si chiederebbe come possa Stephen King aver affermato che fosse un buon film, è quasi paradossale che tale dichiarazione provenga dalla stessa persona che bocciò in toto un adattamento di Kubrick.

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 La Torre Nera (2017)

Una delle opere più complesse di Stephen King, la saga di romanzi che contiene l’essenza di tutta la sua letteratura, quella che ha ispirato l’idea di creare un’universo narrativo cinematografico basato sulle sue opere e che si è invece rivelato essere un totale fallimento. Niente sembra funzionare in questo scempio, nonostante Idris Elba Matthew McCounaghey ci avessero provato. Tutta la complessità della storia originale è stata semplificata al punto da diventare una storia per ragazzi, un fantasy di bassa lega in cui di buono c’è poco o niente. Se si pensa che sono stati inseriti riferimenti a Pennywise o all’Overlook Hotel per cercare di creare qualcosa di enorme, sprecando tutto il materiale, fa male al cuore.

Il Gioco di Gerald (2017)

Mike Flanagan dirige un film Netflix tratto da una delle opere più controverse di Stephen King, avvalendosi di una strepitosa Carla Gugino, raccontando una storia claustrofobica e di ampio respiro. Uno dei migliori film usciti in esclusiva sulla piattaforma di streaming, un thriller con tinte da horror psicologico che chiunque dovrebbe guardare.

IT (2017-2019)

Nuova trasposizione di uno dei migliori romanzi dell’autore, divisa in due parti: la prima acclamata e riuscita, la seconda, da poco uscita (trovate qui la nostra recensione) più divisiva e accolta con meno entusiasmo da critica e pubblico, sebbene stia riscuotendo un grande successo. Sicuramente un enorme passo in avanti rispetto alla miniserie del 1990, con un eccezionale Pennywise interpretato da Bill Skarsgard. Inquietante, grottesco e con ottime interpretazioni, almeno nella prima parte, è diventato immediatamente il film horror con il maggiore incasso nella storia del cinema. A oggi, probabilmente, una delle trasposizioni più radicate nella cultura pop, che è riuscita a diventarlo nel giro di appena un paio di anni. Che piaccia o meno, è un risultato notevole.

Frank Darabont

Sì, non erano tutte. Perché Frank Darabont si merita un paragrafo a parte. Se altri registi sono riusciti a trasporre egregiamente alcune delle opere più rappresentative di Stephen King, Darabont ci ha praticamente basato un’intera carriera. Tre sono i film tratti da romanzi o racconti di Stephen King e tutti e tre sono tra i più memorabili.

Le Ali della Libertà

Dal racconto Rita Haywoth e la Redenzione di Shawshank, Darabont ha tratto un film potentissimo, con due incredibili Tim Robbins Morgan Freeman, una storia che racconta l’esperienza della prigione in maniera completamente diversa dal solito, da un punto di vista umano. Una storia di dolore, di sofferenza ma, soprattutto, di redenzione, come suggerisce il titolo originale. Il regista gioca tutto su una regia pulita, nitida, da cui ogni fondamentale dettaglio viene catturato con delicatezza e naturalezza. Già qui si capisce come Darabont abbia una profonda comprensione dell’essenza di Stephen King, riuscendo a creare ben più di un’immagine iconica, come la scena di Andi Dufresne sotto la pioggia.

Il Miglio Verde (1999)

Iconico, monumentale, splendido. Non esistono altre parole per definirlo. Il connubio tra Tom Hanks e il compianto Michael Clarke Duncan funziona in maniera incredibile e il personaggio interpretato da quest’ultimo, John Coffey, è di una tenerezza indescrivibile, in netto contrasto con la sua mole granitica. Quello che rende il miglio verde un film tanto apprezzato sono i suoi affascinanti personaggi, raccontati da Darabont con estrema dovizia di particolari, grazie anche ad una regia e ad una fotografie impeccabili. I livelli emotivi raggiunti dal film ne fanno un capolavoro, un film in cui ad essere esaminata è la natura umana e la sottile linea che separa bene dal male. La menzione speciale va ad un Sam Rockwell indimenticabile nel ruolo dello psicopatico fuori controllo, una delle sue migliori interpretazioni. Inutile dire che anche qui abbiamo più di un momento iconico.

The Mist (2007)

Infine, arriviamo al meno iconico dei tre film di Darabont tratti da un’opera di Stephen King, ma che ha fatto discutere per via del finale, assolutamente crudele e geniale al punto da indurre lo stesso scrittore a pentirsi per non essere riuscito a pensarci durante la stesura del racconto da cui è tratto, ovvero La Nebbia. Anche questa pellicola esamina la natura umana, soprattutto rapportata a momenti in cui sopravvivere è la cosa più importante: di fatto è l’unico dei tre che ruoti intorno ad un elemento sovrannaturale che determina l’avanzare della narrazione (ne Il Miglio Verde avevamo i poteri di John Coffey che condizionavano gli eventi, ma in maniera meno invasiva, erano i personaggi a costituire il pezzo forte del film). Cattivo, angosciante, carico di tensione, anche qui si vede chiaramente la bravura di Darabont nel rileggere le intenzioni di Stephen Kinge trasporle in maniera perfetta.

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Stephen King: conclusioni

Siamo giunti quindi alla fine. Come avete potuto vedere, questi sono solo alcuni dei prodotti più rappresentativi, nel bene o nel male, delle trasposizioni tratte da opere scritte da Stephen King, ma ce ne sarebbero molte altre decisamente meno considerabili. Di queste che abbiamo visto la maggior parte è degna di nota e assolutamente ottima, ma alcune sono invece di livello molto basso. Se consideriamo che quasi tutte quelle non considerate non sono granché, ci accorgiamo che King ha prodotto così tanto da un punto di vista letterario e così tanto è stato trasposto, che in realtà sono molte meno le opere audiovisive che gli hanno reso giustizia, ma va detto che molte di queste sono capolavori assoluti, un po’ per merito suo, un po’ per merito dei grandi registi che le hanno prese in carico. Quel che è certo è che Stephen è King di nome e di fatto.