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Transformers, le origini dei robottoni più famosi di sempre

Era il 17 settembre 1984 quando per la prima volta il pubblico di tutto il mondo poté osservare e conoscere i celebri robottoni trasformabili in comuni automobili conosciuti come Trasformers.

Quel giorno, infatti, andò in onda la prima volta la serie d’animazione Transformers (G1) co-prodotta dal 1984 al 1987 dallo studio americano Marvel Productions, dalla casa di produzione Sunbow e animata dalle giapponesi Toei Animation e Tokyo Movie Shinsha. Scopriamo insieme in che modo si sono evoluti i Trasformers e quale impatto hanno avuto nella cultura pop.

Transformers

Le origini principali

I Transformers sono degli esseri robotici viventi e senzienti per lo più originari del lontano mondo macchina di Cybertron. Le storie delle loro vite e, soprattutto, delle loro guerre sono state raccontate attraverso molte diverse continuità nel vasto multiverso. La designazione “Transformer” deriva dall’abilità della specie aliena di trasformarsi, di cambiare i loro corpi a volontà, riorganizzando le loro parti composte da una modalità primaria robotica (di solito, ma non sempre, umanoide) in una forma alternativa che generalmente riguarda veicoli, armi, macchinari o animali.

Trasformers

In alcune continuità questa capacità di trasformazione è innata a tutti i membri della specie, in altre è stata un’innovazione in tempo di guerra che è stata adottata dalla maggior parte, ma non da tutti, della popolazione. Sebbene questa specie sia comunemente conosciuta in tutta la galassia come Transformers, il termine più corretto per questi esseri è Cybertroniani, che generalmente usano per riferirsi a se stessi. Altri termini usati meno frequentemente per riferirsi agli esseri di Cybertron includono Cybertronic o semplicemente Cybertron.

Trasformers

Dei Transformers esistono molte storie sulle loro origini descritte ed esplorate attraverso un’ampia varietà di media. Come nel caso di quasi tutte le storie dei Transformers, molti dei dettagli di questi racconti sono reciprocamente inconciliabili l’uno con l’altro. Le tre origini più importanti per la razza Transformer sono le seguenti: iQuintessenziali, Primus e il Cubo (o Allspark).

I Quintessenziali

Gli alieni malevoli conosciuti come i Quintessenziali (il nome originale è The Quintessons) sono apparsi per la prima volta nel film d’animazione del 1986, ma per osservare le vere origini si dovette attendere la terza stagione del cartone animato Transformers (G1) dove venne spiegato il loro ruolo nella storia di Cybertron. In Five Faces of Darkness, Part 4, andata in onda il 18 settembre 1986, Rodimus Prime ha sperimentato una visione del passato e ha appreso che Cybertron era una volta una fabbrica di dimensioni planetarie supervisionata dagli alieni: gli antenati degli Autobot sono stati progettati come “beni di consumo” e i Decepticons iniziarono come “hardware militare”.

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Col tempo, tuttavia, le creazioni robotiche dei Quintessenziali avrebbero acquisito sensibilità e rovesciato i loro padroni in una ribellione prima e poi buttandoli fuori dal pianeta, inventando in seguito la trasformazione quando quei robot militari diventarono mercenari facendo guerra ai loro fratelli proto-Autobot. Sebbene i Quintessenziali divennero ben noti a causa dell’importanza del fumetto, hanno ricevuto relativamente poca attenzione nei media successivi. Con l’ascesa della storia delle origini di Primus, i successivi lavori sulla trama hanno in gran parte ridotto i Quintessenziali a una semplice interferenza con lo sviluppo naturale dei Transformers, come si vede nei fumetti della 3H Productions Transformers: The Wreckers e nella serie canonica Aligned del 2010.

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Transformers vs G.I. Joe, serie pubblicata tra maggio 2014 e giugno 2016, avrebbe offerto una variazione sulla storia delle origini dei Quintessenziali, descrivendo gli alieni come esseri di quinta dimensione che avevano creato il pianeta vivente noto come Daiakuron, che a sua volta avrebbe generato Primus e la razza Transformer. Più recentemente, il quarto episodio della serie di film live-action, Transformers 4 – L’era dell’estinzione, ha rivelato che i Transformers di quell’universo erano stati creati anche da qualche altra razza aliena. Tuttavia, non è chiaro se i misteriosi alieni organici conosciuti solo come Creatori siano una versione alternativa dell’universo dei Quintessenziali e quale sia la connessione con l’altrettanto enigmatico meccanoide che si fa chiamare Quintessa.

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Quintessa, infatti, è una misteriosa e potente maga spaziale che afferma di aver creato la specie Cybertroniana e considera Cybertron al suo comando. È stata anche chiamata la Grande Ingannatrice (The Great Deceiver), quindi non si sa bene cosa sia vero o falso di ciò che lei afferma. L’unica verità di Quintessa è che è una psicopatica spietata e genocida con enormi manie di grandezza. Questo la porta a essere più vicina al tirannico Megatron che al nobile Optimus Prime.

Primus

Indipendentemente dalle origini dei Quintessenza mostrate dai cartoni animati, lo scrittore Simon Furman ha inventato le sue personali origini per i Transformers. Come descritto per la prima volta nel fumetto Transformers (G1), i Cybertroniani di quell’universo narrativo erano stati creati dal loro dio, il benevolo Primus, come delegati per portare avanti la battaglia contro il suo malvagio opposto: il temuto portatore di caos noto come Unicron.

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Questa storia delle origini fu, in seguito, inserita come storia canonica quando Furman prese il posto dell’autore statunitense Bob Budiansky, sovrascrivendo la precedente teoria dell’atecnogenesi (ovvero la spiegazione scientifica secolare che la vita su Cybertron è nata dall’interazione naturale di ingranaggi, leve e pulegge). Da quel momento, il racconto principale subì varie mutazioni in diversi pezzi ausiliari prima di stabilirsi su una versione ampiamente accettata degli eventi, stabilendo che lo stesso Primus, come Unicron, poteva trasformarsi da robot in pianeta: a differenza di Unicron, tuttavia, Primus si trasformò nello stesso Cybertron.

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Il primo Transformer creato da Primus è stato soprannominato Prima, era il portatore della Matrice di Comando o Matrice della Creazione (Matrix of Leadership) e le storie successive ambientate in altri universi avrebbero preso questo concetto e lo avrebbero seguito. I lavori futuri avrebbero, poi, stabilito che il primissimo gruppo di Transformers creato, di cui Prima faceva parte tradizionalmente, sarebbe diventato noto come i Tredici, delle figure semidee di enorme potere che avrebbero continuato a interpretare un importante ruolo nel mito generale dei Transformers.

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La trilogia Unicron portata avanti da Hasbro è stata la prima serie d’animazione a incorporare le origini di Primus e Unicron nella sua trama. Poi le stesse vennero arricchite da molte storie esclusive pubblicate da Fun Publications, e per molti anni questa è stata ampiamente accettata come la definitiva storia sulle origini dei Transformer. Bisogna, però, considerare che non tutte le continuità moderne aderiscono a questa interpretazione rigorosa degli eventi. In particolare, la continuità pubblicata da IDW nel 2005 avrebbe stabilito un’interpretazione molto diversa di Primus, a cui la versione di Unicron era del tutto scollegata.

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In questo caso, infatti, il robot che sarebbe diventato noto come Primus era presumibilmente il primo Transformer ad essere nato, con il numero di serie univoco di “000000001“. La leggenda afferma che l’originale cybertroniano apprese per la prima volta di potersi trasformare dodici milioni di anni fa, nella terra che un giorno sarebbe diventata Iacon.

 In molti modi, Primus non era diverso dal resto della razza cybertroniana che un giorno sarebbe nata, ma era caratterizzato da diversi tratti unici che nessun altro cybertroniano mostrava: possedeva una resistenza soprannaturale, in grado di riprendersi anche dalle ferite più gravi ed era in grado di produrre cristalli fotonici che permettevano di immagazzinare indefinitamente le energie di una sola scintilla di vita (spark). Primus fu presto seguito da un quartetto di robot come lui e insieme sarebbero stati ricordati nella mitologia come la Mano Guida, ognuno ricordato come incarnazione di un aspetto della razza cybertroniana: Mortilus la morte, Epistemus la saggezza, Solomus la conoscenza e Adaptus il cambiamento.

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Ad un certo punto, Primus decide di utilizzare la sua modalità alternativa unica per saldare insieme dozzine di cristalli fotonici, creando il manufatto che sarebbe stato divinizzato come Matrice della Creazione che col tempo sarebbe caduto sotto la cura dei Cavalieri di Cybertron. La Mano Guida ha governato benevolmente per un po’ di tempo, trasformando persino il pianeta in un’utopia, ma le tensioni sorsero quando Adaptus, preoccupato che il loro modo di vivere avrebbe portato solo alla stagnazione, cercò di fare la guerra contro le razze dell’universo per incoraggiare l’evoluzione della propria specie.

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Primus e gli altri membri della Mano rifiutarono, e così il perfido Adaptus sfidò i suoi ex compagni nell’evento che sarebbe stato ricordato come la Guerra di Dio, schierando una legione di orrori sperimentali dalla sua base sulla prima luna di Cybertron. Questo evento causò la malattia detta information creep che corrompeva la mente dei cybertroniani costringendoli alla fuga dal proprio pianeta e alcuni di loro arrivarono pure sulla Terra.

Il Cubo

Le primissime bozze del film Transformers del 2007 vedevano originariamente gli Autobot e i Decepticon venuti sulla Terra in cerca della Matrice della Creazione. Per una ragione o per l’altra, questa reliquia è stata successivamente rielaborata in un nuovo artefatto, un cubo vivificante che è stato prima considerato il Cubo Energon, e poi frettolosamente ribattezzato The AllSpark, evidentemente unendo il nome originale proveniente da Beast Machines e la descrizione dell’aldilà di Transformer che pone un agglomerato di scintille di vita nell’universo come l’origine e la fine di tutti i Transformers.

Transformers

Il primo film dei Transformers ha raffigurato AllSpark come l’unico creatore dei Transformers: si tratta di un potente oggetto semi-senziente di fabbricazione sconosciuta responsabile dell’energizzazione del metallo vivente di Cybertron con gli spark e della creazione della prima generazione di Transformers. Quando è stato portato sulla Terra, l’energia del Cubo era in grado di impregnare spontaneamente le macchine umane con la vita, creando delle mutazioni da veicoli o apparecchi banali.

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Per pubblicizzare questo evento e i relativi giocattoli componibili, Hasbro inserì il Cubo nel cartone animato Transformers Animated con più o meno lo stesso retroscena classico trattando l’oggetto misterioso come il creatore della specie cybertroniana. In parole povere, i singoli frammenti dell’AllSpark contenevano così tanto potere da creare nuovi Transformers da qualunque oggetto inanimato si trovasse nelle vicinanze. Il concetto sarebbe stato ripiegato nell’origine di Primus che ha stabilito il Cubo come il meccanismo divino che il dio robotico stesso ha creato per generare nuove scintille di vita.

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Quasi un decennio dopo, il cartone animato Cyberverse del 2018 avrebbe stabilito ancora una volta il Cubo come il misterioso, e apparentemente unico, progenitore della vita cybertroniana. Il fumetto di War for Cybertron Trilogy avrebbe preso una strada simile, sostenendo che Cybertron stesso non sarebbe in grado di sopravvivere senza AllSpark. I recenti sviluppi mostrati nella serie live-action, in particolare l’introduzione dell’enigmatico Creatore, hanno offerto una possibile visione della vera origine di AllSpark, ma non sono ancora emerse informazioni concrete.

Altre origini

Tra le altre origini troviamo la sopracitata atecnogenesi, la migrazione, l’Evoluzione biomeccanica e i GoBots.

La primissima origine mai proposta per i Transformers stabilì che i robot umanoidi si erano evoluti attraverso l’ecnogenesi, un parallelo meccanico all’evoluzione darwiniana della vita sulla Terra e derivante dall’interazione tra “ingranaggi, leve e pulegge presenti in natura” sulla superficie di Cybertron. Questa teoria è stata fornita nel primissimo fumetto Transformers mai prodotto (datato 8 maggio 1984) ed è stata rapidamente dimenticata, sebbene il concetto occasionalmente si presenti come un punto di vista “ateo” nell’universo per contrastare quelle più spirituali di Primus. Un approccio più serio al concetto è stato pubblicato in un manga esclusivo giapponese del 1985 che prende il nome di A Birth of Planet Saybertron.

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Diversi episodi della continuità di prima generazione, in particolare Beast Machines, ma anche Kiss Players, hanno rivelato che, molto tempo fa, il mondo metallico di Cybertron era una volta un verdeggiante pianeta simile alla Terra. Il primo episodio di Beast Machines divenne celebre per una frase di Optimus Primal che affermava che i primi Transformers erano arrivati su Cybertron. Successivamente a questo evento, però, dovettero imparare a trasformarsi poiché contemporaneamente si stava estinguendo la biosfera naturale del pianeta. La continuità giapponese concilierebbe le basi di questa premessa con le origini dei Quintessenza mostrate dal cartone animato, ma nessun media americano ha mai ripreso le parole di Primal né, tantomeno, ha spiegato il loro significato.

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Nella continuità di IDW del 2005, invece, il mondo di Gorlam Prime era un pianeta i cui abitanti umanoidi svilupparono una cultura di impianti cibernetici, perdendo rapidamente le loro forme biologiche per diventare una razza simile ai Transformer e alla fine ricostruendo il loro pianeta in un mondo metallico e ribattezzandolo Cybertron. Ad oggi, nessuna continuità ha mai stabilito questa evoluzione biomeccanica come un’origine provata per la razza dei Transformer, ma un processo simile è il modo in cui è nata la razza sorella dei Transformers, i GoBots di Gobotron.

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I GoBots nacquero come dei rivali del marchio Transformers e, dopo un lungo periodo di inattività, è stata inaspettatamente ripresa alla fine del 2018 dallo scrittore e artista Tom Scioli per una miniserie di 5 numeri. Sebbene la miniserie fosse, per la maggior parte, un affettuoso miscuglio di vari concetti di fantascienza non correlati al marchio Transformers, il fumetto si è concluso con un pacifico Gobotron che navigava nello spazio mentre il leader del GoBot Road Ranger annunciava la sua intenzione di seminare il multiverso di tanti mondi meccanici. Nel frattempo lo stesso Road Ranger ha lavorato per costruire una versione “ottimizzata” di se stesso, un “erede” meccanico che, sebbene non sia stato mostrato, assomiglierebbe fortemente alla natura di Optimus Prime. Purtroppo, però, difficilmente vedremo un approfondimento di queste origini.

I cartoni animati: quando il doppiaggio assume un’importanza fondamentale

I Transformers si sono fatti conoscere per la prima volta sotto forma di cartoni animati, dunque l’approfondimento in questione proseguirà osservando in che modo questa tipologia mediatica si è evoluta nel tempo. Soprattutto analizziamo come il doppiaggio ebbe un ruolo fondamentale per lo sviluppo della storia. Infatti la prima volta che i Transformers giunsero in Italia nella metà degli anni ’80, i Decepticons erano chiamati Distructor, Optimus Prime veniva chiamato Commander, gli Autobot erano conosciuti come Autorobot, i Dinobot erano chiamati Dinorobot e Grimlock veniva chiamato Tiran.

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Questo era dovuto ai nomi dei giocattoli distribuiti da GiG. I nomi originali e un adattamento più fedele vennero inseriti in un ridoppiaggio moderno dovuto alla distribuzione DVD che si ebbe soltanto nel 2008. La quarta stagione, invece, venne doppiata in italiano dalla Sanverproduction solo nel 2011.

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In ogni caso la serie venne terminata il 25 febbraio 1987 e successivamente vennero prodotte nuovi show conosciuti come Transformers: Headmasters e Transformers: Zone. Nel 1996 ebbe inizio la prima serie totalmente in 3D conosciuta come Beast Wars che venne seguita da Beast Machines nel 1996. La prima serie venne trasmessa in Italia poco dopo l’uscita negli Stati Uniti, mentre la seconda arrivò solo 10 anni dopo la messa in onda, ma unicamente in versione Home Video. Beast Wars presentava alcuni stessi problemi di doppiaggio di Generation 1, mentre Beast Machines aveva tutti i nomi originali. Tra le due serie, comunque, ci sarebbe anche Beast Wars Neo, serie anime giapponese disegnata in chiave tradizionale finora mai arrivata in Italia.

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Appena quattro anni dopo, nel 2000, arrivò una nuova serie legata unicamente alla narrazione giapponese che prese il nome di Transformers: Car Robots. Quest’ultima venne importata negli Stati Uniti con il nome di Transformers: Robots in Disguise (nonché lo stesso nome di un’altra serie originale statunitense che non ha nulla a che vedere con quella giapponese) e il doppiaggio presentava solo alcuni problemi di pronuncia, ma i nomi dei personaggi erano quelli originali.

Nel 2002 arrivò la prima vera trilogia conosciuta come Trilogia Unicron. Questa era formata da Transformers: Armada, Transformers: Energon e Transformers: Cybertron, ma sebbene siano state prodotte in Giappone, le prime due presentavano un’idea di realizzazione americana e la terza non aveva alcun legame con le altre due. Per cercare punto di congiunzione, il doppiaggio americano modificò i dialoghi e quello italiano fece lo stesso.

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Le più recenti serie sono interamente statunitensi e troviamo Transformers Animated (2007), Transformers: Prime (2010), Transformers: Rescue Bots (2012), Transformers: Robots in Disguise (2015) e Transformers: Cyberverse (2018). Robots in Disguise è il sequel di Prime e quest’ultima viene collocata dalla stessa Hasbro come seguito del videogioco Transformers: La battaglia per CybertronRescue Bots, invece, è un’opera destinata prevalentemente ad un pubblico infantile.

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Di recente annuncio, infine, Transformers: War for Cybertron Trilogy, noto anche come Transformers – La battaglia per Cybertron: La trilogia, una serie Netflix basata sulla linea di giocattoli Hasbro. Si tratta comunque di una co-produzione statunitense e nipponica.

Le pellicole cinematografiche tra alti e bassi

I robottoni, però, si sono fatti conoscere al grande pubblico grazie alle pellicole cinematografiche. Il primo film uscì nel 1986 e prese il nome di Transformers – The Movie. Era sempre un film d’animazione ambientato 20 anni dopo la seconda stagione della serie The Transformers e un anno prima della terza. Ebbe, come vedremo dopo, anche due adattamenti fumettistici.

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Nel 2007 uscì al cinema il live-action Transformers con gli iconici Shia LaBeouf e Megan Fox nei panni rispettivamente di Sam Witwicky e Mikhaela Banes. Il film, diretto da Michael Bay, fu campione di incassi con un guadagno internazionale di ben 709.709.780 dollari. Inoltre fu candidato a ben tre Premi Oscar, ma fu anche l’inizio delle candidature ai Razzie Award: questa volta solo uno come peggior attore non protagonista per Jon Voight.

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In ogni caso il successo permise di realizzare altri due sequel: Transformers – La vendetta del caduto nel 2009 e Transformers 3 nel 2011. Il secondo film fu considerato uno tra i più brutti della trilogia tanto da essere candidato a sette Razzie Award e vincendo quello al Peggior film, Peggior regista a Michael Bay e Peggior sceneggiatura a Ehren Kruger, Alex Kurtzman e Roberto Orci.

Fu anche nominato alla Peggiore attrice protagonista a Megan Fox, Peggiore attrice non protagonista a Julie White, Peggior coppia a Shia LaBeouf e a scelta tra Megan Fox o qualsiasi Transformer, e Peggior prequel, remake, rip-off o sequel. Tuttavia fu candidato anche a un Oscar al miglior sonoro.

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Il terzo film, invece, venne considerato nettamente migliore del secondo, ma peggiore rispetto al primo. Nonostante ciò fu anche il film ad incassare più di tutti, ovvero 1.123.794.079 dollari, ma continuò a ricevere otto candidature ai Razzie Award e tre agli Oscar, senza vincerne nessuno.

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Dopo la suddetta trilogia, sempre Michael Bay diresse un quarto film. Stiamo parlando di Transformers 4 – L’era dell’estinzione, un semi-rebot della trilogia con un cast totalmente nuovo e l’inserimento dei Dinobot, robot conosciuti per la loro capacità di prendere le sembianze di dinosauri. Anche questa volta il successo di pubblico fu altissimo, con gli incassi che raggiunsero quota 1,104,039,076 dollari, ma la critica lo stroncò nominandolo a sette Razzie Award e facendogliene vincere due tra cui Peggior Regista.

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Nel 2017 arrivò anche un sequel, Transformers: l’Ultimo Cavaliere, che raccontava una storia molto complessa e cupa che aveva a che fare con il passato, il presente e il futuro dei Trasformers, del loro pianeta Cybertron e della stessa Terra. Tra i 12 Cavalieri di Cybertron, il mago Merlino e i Cavalieri della Tavola Rotonda, il film fece registrare un crollo degli incassi che portarono alla cancellazione del sequel atteso per il 28 giugno 2019 e l’annuncio di uno spin-off su Bumblebee.

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Ecco, quindi, che nel 2018 arriva Bumblebee diretto da Travis Knight. La trama viene ambientata negli anni ’80 e vede come protagonista uno degli scout degli Autobot più famosi. Il regista cambiò il look dei robot adattandolo più alle loro versioni originali e in generale il film non fu un successo economico, ma la critica lo ha promosso a pieni voti.

I fumetti tra adattamenti e serie originali

Passiamo adesso ad un aspetto forse meno conosciuto dei Transformers: i fumetti. Ebbene sì, dopo il successo del cartone animato, Marvel Comics decise di produrre una serie di ben 80 numeri. Dopo il grande successo riscontrato, nel 1992 venne realizzata una miniserie di 12 numeri, Generation 2, dove i Transformers si uniscono per avviare un’epica battaglia contro i Decepticon. Marvel realizzò anche un adattamento fumettistico di Transformers – The Movie nel 1986.

I fumetti americani ebbero un successo incredibile e allora i giapponesi provarono a seguire il trend positivo realizzando, dal 1990 al 2000, dei manga ispirati a G1 e a Beast Wars. Il successo, però, non fu lo stesso e infatti i volumi non superarono mai i confini del territorio nipponico.

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Dopo un lungo periodo di silenzio, i Transformers ritornarono in edicola e fumetterie grazie alla Dreamwave di Pat Lee. Venne realizzata una mini serie di sette numeri dal titolo Transformers Generation 1. Nonostante il grande successo di vendite e di critica, la Dreamwave dichiarò inaspettatamente bancarotta e nel 2004 uscirono solo gli ultimi episodi conclusivi. Dopo solo un anno, però, l’azienda si riprese grazie a dei finanziamenti esterni, ma ormai i diritti del marchio erano passati alla Hasbro e alla IDW Publishing.

Nel 2006, quindi, iniziò la mini serie Infiltration, seguita poi da Escalation e Devastation, oltre a una piccola parte parzialmente slegata chiamata Stormbringer e la serie Spotlight. Queste servirono all’azienda per comprendere l’interesse del pubblico e capire come muoversi con le pubblicazioni. Da quel momento la trama si allargò talmente tanto da diventare un unico universo con pubblicazioni a cadenza mensile.

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IDW realizzò, come accennato poco sopra, anche adattamenti dei film cinematografici, prequel e sequel degli stessi ed opere in continuità con i videogiochi. Il primo fu Transformers: The Animated Movie del 2006 il quale venne realizzato per il 25° anniversario della pellicola Transformers – The Movie.

Poi continuò con Transformers: La battaglia di Cybertron e Transformers: La caduta di Cybertron. Altra pubblicazione fu una breve collana intitolata Transformers: Robots in Disguise, dedicata all’omonima linea di giocattoli uscita nel 2016, ma che dal numero 35 prese semplicemente il nome di Transformers perché il precedente venne usato per un’altra collana uscita in parallelo.

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Recentemente, nel 2018, IDW ha avviato l’ultima fase delle collane con il crossover Transformers: Unicron. Quest’ultima terminò nel novembre del 2018 con la chiusura delle collane Optimus Prime e Transformers: Lost Light. L’editore, però, in collaborazione con la Hasbro ha riavviato Transformers: Unicron nel marzo del 2019.

La parentesi videoludica

In conclusione, i Trasformers sono anche sinonimo di videogiochi. Sono legati al franchise ben 24 titoli tra giochi originali, crossover e titoli brandizzati come Angry Birds Transformers. Tra i più famosi possiamo ricordare Transformers del 1986, Transformers: The Headmasters del 1987, Beast Wars: Transformers del 1997, Transformers: The Game del 2007 e Transformers: Rise of the Dark Spark del 2014.

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Insomma, i Transformers hanno accompagnato intere generazioni appassionando milioni di spettatori curiosi di scoprire tutte le varie spettacolari trasformazioni di questi colorati robottoni che prendevano sembianze variopinte e molto realistiche. Inutile negarlo, ognuno di noi almeno una volta nella vita ha sperato che una macchina parcheggiata sotto casa si trasformasse. La speranza, comunque, è sempre l’ultima a morire così come quella di vedere un buon film dedicato al franchise.

Ecco a voi l’esclusiva raccolta in Blu-Ray di tutti i film dei Transformers, compreso lo spin-off su Bumblebee.