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Vite a Fumetti: Jacopo Masini racconta Michonne

Ho letto e riletto The Walking Dead decine di volte. Prima per piacere, poi per lavoro, poi ancora per piacere. Alla base di tutto, dunque, c’è il piacere. Quella miscela di orrore, sub-plot soap, prospettive sociali e politiche, avventura e suspense che hanno reso la creatura di Robert Kirkman uno dei grandi capolavori della narrazione contemporanea.

Quando mi hanno chiesto di scegliere un personaggio dei fumetti che amo molto e di provare a raccontare perché lo amo, ho subito pensato a The Walking Dead. E, subito dopo, senza troppe esitazioni, ho pensato a Michonne.

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Perché? La prima risposta è semplice: è un personaggio indimenticabile. La seconda risposta è meno immediata e richiede una serie di spiegazioni. Ad esempio, dal mio punto di vista, è una figura di cui ci si innamora. Letteralmente. Michonne è bella. E lo è, soprattutto, perché rovescia di continuo tutti gli stereotipi di genere.

Ma andiamo con ordine. Devo scegliere cinque momenti che hanno reso iconico il personaggio di Michonne, che lo hanno impresso nella memoria dei lettori – quindi anche nella mia – e attraverso quei cinque momenti arriveremo al cuore della faccenda. A partire dal primo, che fa leva su uno dei grandi topos – o topoi, se vogliamo usare il plurale – della cultura americana, quindi del cinema, della narrativa e del fumetto contemporanei. Il suo arrivo al carcere.

ARRIVA LO STRANIERO

La società chiusa in se stessa, che osserva sospettosa all’arrivo di uno straniero (che può essere un ladro, come in Panic Room, o un alieno, come in Signs, o come un pistolero solitario, come in decine di western) è appunto un topos della cultura americana. Che è una nazione a suo modo isolata, che non ha mai subito un bombardamento aereo (è il motivo, tra gli altri per cui l’11 settembre è stato un evento tanto sconvolgente) e che non accetta invasioni.

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Michonne entra in scena come lo straniero. Anzi, la straniera. E porta con sé, al guinzaglio, due non morti. Scopriremo presto che si tratta del suo ex e di un amico di un suo ex. Ad accoglierla, sulla soglia del carcere in cui si è rifugiato coi suoi, c’è Rick Grimes, il vice-sceriffo protagonista del capolavoro di Kirkman. Chi è che accoglie lo straniero giunto in paese nei western? Lo sceriffo. Quindi tutto in ordine. Comunità chiusa (il carcere), straniero (Michonne), sceriffo (Rick). Rick le dice: ‘Ok, puoi entrare, ma quei due restano fuori’. E cosa fa Michonne? Sfodera la sua katana (ha una katana, capite? È impossibile non amarla fin da subito) e li decapita seduta stante. Uno era il suo ex. Ha già vinto.

MEGLIO NON FARLA ARRABBIARE

Bene, dopo una presentazione simile e una serie di scoramenti e problemi durante il suo soggiorno all’interno del carcere, grazie ai quali scopriamo che non è  solo una donna che ha combattuto da sola, è sopravvissuta, ha sempre l’aria severa e sembra detestare chiunque, in realtà ha anche delle debolezze e un cuore (e ci viene voglia di abbracciarla), Michonne finisce nelle grinfie di uno dei peggiori figli di puttana in circolazione nel mondo del fumetto di genere: il Governatore.

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Il primo despota fuori di testa del mondo di The Walking Dead. Il Governatore taglia una mano a Rick, poi se la prende con lei. La stupra. La lega in una stanza e la stupra per giorni, ma, nuda dalla cintola in giù, legata mani e piedi in quella stanza, continua a guardarlo con un odio che riconosciamo sano e pronto a esplodere. Infatti, non appena riesce a liberarsi, non scappa, non torna al carcere, ma fa marcia indietro, torna dal Governatore e si rende protagonista di una delle più cruente scene di vendetta mai viste. Tanto che, quella dozzina di pagine che lo raccontano, sono le uniche che Charlie Adlard, sono parole sue, ha avuto difficoltà a disegnare. Al Governatore succede di tutto. E lei, alla fine, lo risparmia. E si mette a piangere, perché capisce che qualcosa si è rotto per sempre dentro di lei. Come non amarla, di nuovo?

AMORE

E visto che parliamo di amore, arriviamo ad Alexandria. La prima grande comunità semi-civilizzata in cui trova rifugio il gruppo di Rick. A ognuno dei protagonisti viene affidato un incarico. E cosa poteva fare Michonne all’interno di una comunità chiusa (di nuovo)? Lo sceriffo. Lo straniero del carcere, diventa lo sceriffo di Alexandria. Ma, per una serie di peripezie che non sto a raccontare, ritrova anche l’amore. Si innamora di Morgan, cioè il primo uomo che Rick ha incontrato dopo essersi risvegliato dal come.

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Rick e Michonne sono sempre profondamente legati, narrativamente, ma questo è un altro discorso, e andrebbe maledetta la produzione della serie tv per averli fatti fidanzare: sono fratello e sorella, non lo capite! Vabbè, s’innamora di Morgan, ma Morgan, durante un invasione di non-morti, viene morso e muore. Gli era già morto un ex, ora le muore un altro compagno. Sembra segnata dalla sfiga in amore (poi si lascia andare a un corteggiamento maldestro, ma lasciamo perdere). E ancora, vederla così forte e così debole insieme, la rende sempre più iconica.

Più avanti incontrerà Ezekhiel e anche lì… Ma ci arriviamo.

BARCA

Salto in avanti. Saltiamo Negan, i Salvatori, il coraggio di Michonne, le infinite avventure vissute in compagnia della sua katana, e arriviamo al momento successivo alla guerra contro i Salvatori. Salto in avanti di anni. Michonne non c’è più? Dov’è finita? L’avevamo lasciata che si era messa con Ezekhiel e ora non c’è. Che fine ha fatto. Lo scopriamo all’improvviso, in un’altra di quelle scene da poster: lei in piedi sulla prua di una barca a vela, i capelli al vento e una mano che impugna l’albero della barca.

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È diventata una pescatrice. Sbarca, parla con Rick, che la rimprovera per essersene andata e lei non sente ragione: ha lasciato Ezekhiel, si è allontanata da tutto, perché ci sono delle buone ragioni. E, di nuovo, che la donna più tosta di tutte, capace di non chinare la testa di fronte a nessuno, ha dentro di sé crepe enormi: ha paura che tutto ciò che ama vada in frantumi. Una cosa umana, umanissima. E cosa succede a Ezekhiel, alla fine? Non sto neanche a dirvelo.

INCONTRO CON LA FIGLIA

E per ultimo mi tengo un momento strappalacrime. I sopravvissuti si imbattono nel Commonwealth, una comunità che ospita migliaia di persone e che ha ricostruito la civiltà in modo simile a quella precedente all’apocalisse zombie. All’ingresso della cittadina c’è un grande muro, come quello allestito dopo l’11 settembre, pieno di foto di persone scomparse e biglietti. E cosa vede Michonne? La foto di sua figlia.

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Già, perché quando è scoppiato il casino e lei è fuggita, si è lasciata dietro due figlie, che non ha più rivisto. Ed eccola lì: sua figlia. Tutto il dolore di Michonne si scioglie. E quando finalmente può riabbracciarla, scopriamo la Michonne che non avevamo mai visto: la madre e l’avvocato. Sì, era un avvocato, prima dì tutto questo casino. Un avvocato che ha imbracciato la katana e ha attraversato migliaia di pagine di fumetto indenne.

Se non ci si innamora di una così, quando ci si innamora?

Jacopo MasiniJacopo Masini è scrittore, sceneggiatore di fumetti e docente di corsi di scrittura. Attualmente, è il responsabile delle pubbliche relazioni per la casa editrice saldaPress e collabora con CulturaPop

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