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Watchmen, le origini degli antieroi DC Comics

Tra l’ottobre e il dicembre del 2019 HBO ha diffuso la serie tv andata in onda in Italia su Sky Atlantic, mentre adesso Panini Comics si appresta a pubblicare la ristampa della serie fumettistica dopo essere stata rimandata a causa della pandemia di Coronavirus. Stiamo parlando di Watchmen, nonché il titolo di una miniserie a fumetti scritta dall’autore britannico Alan Moore e illustrata da Dave Gibbons.

È stata pubblicata in dodici albi mensili dalla DC Comics tra il 1986 e il 1987 e raccolta in volume unico nel 1987 (in Italia la prima edizione venne pubblicata come inserto della rivista Corto Maltese della Rizzoli tra il 1988 e il 1990, e nel 1993 seguì l’edizione in volume brossurato. Nel corso degli anni l’opera è stata edita in altre versioni anche da Play Press e Planeta DeAgostini, fino alla più recente della RW Edizioni e alla nuova della Panini Comics). In questo articolo sviscereremo le origini di questo gruppo di particolari antieroi le cui storie hanno vinto numerosi riconoscimenti tra cui un premio Hugo (unico fumetto nella storia a ricevere tale premio) e sono state inserite nella lista di Time dei cento migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 a oggi.

Watchmen: la storia, i personaggi principali e alcune curiosità

Partiamo innanzitutto nello spiegare brevemente la storia narrata in Watchmen. Si tratta di una saga multigenerazionale su un gruppo di uomini e donne che hanno deciso di indossare dei costumi per combattere il crimine. Questi includono il ricco genio Adrian Veidt, noto come Ozymandias; la riluttante eroina Laurie Juspeczyk, conosciuta come Silk Spectre; l’inventore Dan Dreiberg, il secondo combattente del crimine a chiamarsi Nite Owl (in Italia è conosciuto come Gufo Notturno); l’agente governativo e specialista delle Black Operation Edward Blake, noto come The Comedian (in Italia come Comico); il fanatico vigilante della strada con una maschera a macchia di inchiostro, Walter Kovacs, noto come Rorschach; e l’unico vero supereroe del gruppo, il dottor Jon Osterman, uno scienziato a cui sono stati conferiti poteri divini da un esperimento andato storto, che lo ha trasformato in un essere blu cobalto chiamato Doctor Manhattan.

Watchmen

Il fumetto segue questi personaggi dopo che The Comedian viene assassinato nel 1985, tirandoli fuori da un pensionamento obbligatorio da parte del governo che aveva bandito totalmente ogni forma di supereroismo attraverso la legge dal nome Keene Act. I protagonisti scoprono, quindi, una vasta cospirazione che alla fine si rivela essere un complotto di Ozymandias per progettare una crisi globale e porre fine alla Guerra Fredda. In poche parole, spende una fortuna per creare un’enorme creatura psichica a forma di calamaro che si deforma nel mezzo di Manhattan come fosse un’invasione aliena. Milioni di persone vengono uccise e la geopolitica si riallinea per respingere eventuali attacchi futuri dopo questa falsa minaccia. Gli eroi acconsentono a mantenere nascosta la verità per preservare la pace – tranne Rorschach, la cui moralità lo porta a combattere con se stesso: viene ucciso dal Doctor Manhattan per essersi rifiutato di mantenere la bugia.

Prima di iniziare con la descrizione specifica dei personaggi, pensiamo sia corretto condividere due curiosità sul nome e sulle tematiche trattate. Dave Gibbons, in una prefazione dell’edizione del 2014 dell’opera, disse che tutto è iniziato con Bob Dylan:

“Per me è un distico del suo capolavoro Desolation Row. Quest’ultimo è stata la scintilla che un giorno avrebbe innescato Watchmen. Una parte del testo At midnight all the agents and the superhuman crew / Come out and round up everyone that knows more than they do era uno sguardo, un semplice frammento di qualcosa; qualcosa di inquietante, paranoico e minaccioso.”

Inoltre il nome “Watchmen” non è mai usato nel fumetto. Il termine proviene dall’autore romano Decimo Giunio Giovenale e dalla’opera Satira VI che contiene la frase “sed quis custodiet ipsos custodes?” in inglese traducibile proprio come “Who watches the watchmen?, “Chi controlla i sorveglianti?” o “Ma chi custodirà le guardie?”. Uno dei molti temi del romanzo riguarda infatti la limitazione del potere che nell’opera fumettistica prende il nome di Keene Act.

Ecco adesso i personaggi principali della miniserie:

  • Rorschach: è l’eroe classico dei fumetti americani, in particolar modo della DC Comics. È un vigilante che si veste come un detective degli anni ’30, ma indossa una maschera con una vernice nera su di essa simile ad un test di Rorschach. Il suo vero nome è Walter Kovacs e trascorre le sue giornate senza maschera, ma con un cartello che dice: “La fine è vicina”. Non ha superpoteri, ma ha un irremovibile senso di giustizia che lo porta a paralizzare, mutilare e uccidere qualsiasi criminale. Come altri personaggi del fumetto, si basa su personaggi di fumetti precedentemente creati. Per l’esattezza due realizzati dalla leggenda dei fumetti Steve Ditko: The Question e Mr. A. Entrambi erano investigatori, con il primo noto per indossare una maschera senza volto.
  • Dr. Manhattan: si tratta dell’unico vero supereroe di Watchmen dotato di superpoteri. A dire la verità ne ha talmente tanti da essere un dio. È nato come Jonathan Ostermann, ma un incidente lo ha portato a trasformarsi in un essere in grado di controllare la materia. È questo potere divino che ha portato il Dr. Manhattan a diventare meno umano e indifferente emotivamente verso le altre persone. Come Rorschach, il Dr. Manhattan è basato su un altro personaggio di Ditko noto come Capitan Atom, celebre per riuscire ad usare e manipolare l’energia.
  • Nite Owl: Daniel Dreiberg è il secondo Nite Owl, il primo è Hollis T. Mason, un poliziotto degli anni ’30 che cattura i criminali di notte come un gufo. Il fatto che sia un secondo Gufo della Notte è perché che Daniel ebbe un incontro con Hollis con cui prese un accordo che gli permise di diventare Nite Owl II. La seconda iterazione dell’eroe riuscì a fare un uso maggiore della tecnologia tanto da avere anche un suo personale veicolo volante a forma di gufo chiamato Archimede. Una volta che il Keene Act del 1977 rese illegali gli eroi, Daniel visse la vita da civile fino a quando Rorschach non gli fece visita per parlare della morte di The Comedian. Nonostante Nite Owl abbia molte somiglianze con Batman, Moore basò il personaggio sull’eroe della Golden Age Blue Beetle.
  • The Comedian: il suo omicidio inizia gli eventi di Watchmen. È un eroe cinico incredibilmente sfacciato e offensivo, poco sopportato sia dalle brave persone che dai cattivi. The Comedian ha lavorato a lungo con il governo degli Stati Uniti ed è presumibilmente responsabile di vari omicidi tra cui quello di John F. Kennedy. In quest’ultimo caso ci sono due versioni: nel film viene mostrato chiaramente l’omicidio. Tuttavia nei fumetti di Before Watchmen, una serie di fumetti rilasciati nel 2012 in qualità di prequel di Watchmen, viene visto come amico dei Kennedy e scioccato quando JFK viene ucciso. Moore ha realizzato il personaggio di The Comedian basandosi su The Peacemaker, un personaggio di Charlton Comics, che è stato successivamente acquisito dalla DC. Gli ha anche dato un aspetto simile a quello di Nick Fury della Marvel Comics.
  • Ozymandias: Adrian Veidt è nato in una famiglia benestante, ma ha rinunciato alla sua fortuna all’età di 17 anni per scoprire se stesso. Dopo un viaggio in Egitto viene a conoscenza di Ramesse II, che diventa subito il suo eroe. Una volta tornato negli Stati Uniti inizia ad allenarsi fisicamente e ad aumentare la sua fortuna economica. Diviene un vigilante noto come Ozymandias, ma viene conosciuto come “The Smartest Man on Earth”. A causa del Keene Act rinuncia al suo incarico e decide di vivere la sua vita da ricco umanitario, anche se le cose cambiano più volte durante il fumetto.
  • Silk Spectre (Spettro di Seta): Laurie Juspeczyk è la figlia di Sally Jupiter, l’originale Spettro di Seta. È stata costretta ad entrare nel business degli eroi da sua madre e alla fine ha incontrato i personaggi precedentemente menzionati. Lì ha stretto una relazione con il Dr. Manhattan e i due vivono insieme. Nei fumetti, un ricordo dell’incontro di Sally con il Comico e la conseguente conclusione del libro hanno confermato che il vero padre di Laurie era proprio il Comico.

Watchmen: la genesi

Tutto parte dal 1982, ben tre anni prima del debutto ufficiale di Watchmen sotto forma di inserzione in uno speciale. Alan Moore ancora non lavora per DC Comics, ma vuole già replicare l’approccio avviato con Marvelman (divenuto successivamente Miracleman) sulla testata fumettistica Warrior. L’idea è quindi quella di prendere alcuni personaggi che nessuno utilizza più, ma che Moore e l’editore Dez Skinn ritengono di pubblico dominio, e proporne una versione rivisitata con caratteristiche più cupe che possano portare avanti un discorso decostruzionista e anticonformista della tradizione fumettistica dell’epoca. Moore allora decide di puntare sui supereroi della MLJ, una casa editrice degli anni ’40 che, durante la Golden Age, decise di lanciarsi sul mercato supereroistico con un nome molto particolare che rappresentava le iniziali dei tre fondatori (Maurice Coyne, Louis Silberkleit e John L. Goldwater).

Questa casa editrice divenne famosa per aver dato vita al teeneger Archibald Andrews che poi diede il nome all’intero editore: Archie. Siamo agli inizi della Silver Age e la Archie Comics aveva cercato di far tornare in auge la sua linea di supereroi anche cambiando nome in Mighty Comics Group e assumendo persone del calibro di Joe Simon, Jack Kirby e Jerry Siegel. Nonostante questo, il successo non arrivò e il progetto fallì nel 1967. Anni dopo ecco Moore interessato a riprendere in mano quei personaggi, ovvero The Shield, The Fly e The Jaguar, per riadattarli alla sua opera.

Watchmen

L’idea dell’autore era quello di scrivere un giallo partendo da un vecchio supereroe morto. La vittima doveva essere la versione anni ’60 di The Shield, un supereroe che rispecchiava perfettamente il patriottismo americano, ma troppo uguale a Capitan America nonostante fosse nato prima. Il cadavere di The Shield sarebbe dovuto comparire in un porto, così come l’incipit di Watchmen. Gli altri eroi avrebbero indagato sulla sua morte, così come avviene con The Comedian. Queste furono le dichiarazioni di Moore:

“Partire da un supereroe famoso trovato morto mi sembrava un inizio interessante per un fumetto”.

Nel frattempo nel 1984 si ritrova a lavorare insieme a Dave Gibbons. Durante un incontro i due artisti decidono di buttare giù alcune idee tra cui Martian Manhunter, i Challengers of the Unknown o Superman, ma viene fuori anche il progetto sugli eroi Archie. Moore e Gibbons allora decidono di proporre il progetto all’editor Julie Schwartz, ma nel frattempo pochi mesi dopo accade qualcosa di quasi inaspettato: la Charlton Publications vende i suoi supereroi alla DC Comics.

Tra questi vi sono Capitan Atom, The Question, Blue Beetle, Peacemaker, Peter Cannon: Thunderbolt, Sarge Steel, Nightshade e Judomaster. Una botta di fortuna per Alan Moore, ma inizialmente bloccata da Dick Giordano il quale lo avvisa che avevano appena comprato i suddetti personaggi per cinquemila dollari ciascuno e che la volontà di ucciderne subito uno sarebbe stato un rischio enorme. Il progetto doveva essere studiato bene, possibilmente prendendo spunto dai personaggi appena acquistati, ma realizzandone dei nuovi. Inizialmente Moore rimane scontento perché secondo lui la storia potrebbe perdere il mood nostalgico da lui immaginato, ma poi si accontenta rafforzato dall’idea che lavorare con dei personaggi pre-esistenti avrebbe avuto un impatto limitante sulla creatività.

Serviva, infatti, renderli “più estremi” ed ecco che Dave Gibbons, seduto sul suo divano di casa, ebbe l’idea che cambiò per sempre la storia: una griglia da nove vignette per quello che non sarebbe stato un fumetto supereroistico vero e proprio, bensì un’opera di narrativa scientifica, una storia alternativa che doveva aver look che potesse ricordare le storie classiche della DC Comics. I personaggi, però, avrebbero preso spunto proprio da quei supereroi acquistati dalla Charlton Publications, ma con un contorno più realistico.

La dura realtà trattata con sagacia e ironia

La storia si svolge principalmente nel 1985, ma si muove in un arco temporale che va dalla metà degli anni ’80 e il 1960, nonché la cosiddetta “dawn of the Super-Hero” (l’alba del Supereroe) quando il Dr. Manhattan viene annunciato al mondo. I giornalisti esultano e proclamano:

“Il superuomo esiste ed è americano”.

Il 1960 segna anche l’anno in cui il mondo del romanzo e il mondo al di fuori delle pagine divergono. Una volta che il Dr. Manhattan si allea con il governo americano, gli squilibri di potere della Guerra Fredda cambiano rapidamente. Il Dr. Manhattan interviene nella guerra del Vietnam, che si conclude con una vittoria americana e i Vietcong si inchinano davanti al dottore come se fosse un dio. Il supereroe, allora, decide di usare quindi i suoi poteri per generare una batteria per veicoli a motore, creando auto elettriche, rafforzando l’economia degli Stati Uniti e superando ulteriormente i sovietici. L’invasione sovietica dell’Afghanistan del 1979 viene descritta come nella realtà, anche se qui l’occupazione russa avviene diversi anni dopo e solo dopo che il Dr. Manhattan fugge dalla Terra (e non agisce più come deterrente). Questa volta, la campagna in Afghanistan si espande nel vicino Pakistan, minacciando uno scambio nucleare e la Terza Guerra Mondiale. Pertanto Watchmen mette in mostra anche la vena politica e sociale di quel periodo, con una sorta di umorismo agrodolce che ha sempre contraddistinto l’opera.

Watchmen

Watchmen, infatti, non riguarda semplicemente una collezione di crociati incappucciati che si comportano male (nella migliore delle ipotesi) o in maniera degenerata e immorale (nella peggiore delle ipotesi). Moore usa la storia anche come mezzo per riflettere sulle paure e le problematiche contemporanee agli eventi fumettistici e decostruendo e satirizzando il concetto di supereroe e di superuomo di Friedrich Nietzsche seguito da alcuni governanti dell’epoca.

Quando Moore scrisse il romanzo, infatti, gli Stati Uniti si stavano ancora riprendendo dal Watergate e dai fallimenti militari del Vietnam; c’era stata una rottura netta della fiducia pubblica e poca soddisfazione per le crescenti paure degli scambi nucleari. In queste preoccupazioni, Moore si posizionava accanto a molti scrittori del suo tempo, e i temi centrali del suo romanzo includono molti degli stessi che compaiono nella cosiddetta letteratura “postmoderna”: paranoia, sfiducia nei confronti della scienza e della tecnologia, la farsa del governo e delle istituzioni di potere e l’inaffidabilità delle informazioni diffuse dai giornali e dai media. Watchmen prese anche una connotazione fortemente politica e Alan Moore decise di utilizzare l’odiato Richard Nixon come presidente degli Stati Uniti d’America, immaginando un suo fittizio quarto mandato. Questo lo fece per non prendere di mira l’allora presidente Ronald Reagan, rischiando di beccarsi le simpatie dei lettori e una possibile censura da parte del Governo.

Come le sue controparti letterarie, Watchmen risponde a tutte queste preoccupazioni con ironia. The Comedian, ad esempio, viene così chiamato per il suo atteggiamento sardonico (accetta la prossima guerra nucleare e trasforma le strade in una sorta di parco giochi amorale) ed è tenuto in una strana considerazione dal narratore epistolare del romanzo. Come dice Rorschach:

“Ha visto il vero volto del ventesimo secolo e ha scelto di diventare un riflesso, una parodia di esso”.

La descrizione è anche quella dell’intero Watchmen: un riflesso della tarda Guerra Fredda americana in versione parodistica. Il suo iperrealismo parodia anche la letteratura sui supereroi: tutto, dalla meschinità in costume agli assurdi motivi per cui i cattivi monologano i piani di battaglia e i superuomini che ragionano giornalmente sulle minacce esistenziali.

La storia editoriale americana

La storia editoriale di Watchmen è stata un po’ tortuosa, soprattutto negli ultimi tempi. L’opera fu creata, come accennato poco sopra, dallo scrittore Alan Moore e dall’artista Dave Gibbons ed è apparsa per la prima volta nel numero del 1985 di DC Spotlight, in particolare nello speciale del cinquantesimo anniversario. Alla fine, grazie all’enorme successo, fu pubblicata sotto forma di miniserie di 12 numeri dalla DC Comics, con copertine datate da settembre 1986 ad ottobre 1987. Successivamente i 12 numeri sono stati raccolti nel 1987 come libro in brossura sempre dalla DC Comics che da allora ha avuto almeno 24 ristampe tra cui l’ultima a marzo 2017. Sempre nel 1987 è stato realizzato un altro libro in brossura dalla Warner Books, una società consociata alla DC.

Watchmen

Nel febbraio 1988, DC Comics pubblicò un volume con copertina rigida in edizione limitata, prodotto da Graphitti Design, che conteneva 48 pagine di materiale bonus, tra cui la proposta originale e la concept art. Nel 2005, DC ha rilasciato Absolute Watchmen, un’edizione di grandi dimensioni con copertina rigida della serie in formato DC Absolute Edition. Assemblati sotto la supervisione di Dave Gibbons, Absolute Watchmen includeva i materiali Graphitti, così come l’artwork restaurata e ricolorata di John Higgins. Nel dicembre dello stesso anno, DC pubblicò una nuova stampa del numero 1 di Watchmen al prezzo di copertina originale del 1986 come parte della sua linea “Millennium Edition”.

Watchmen

Nel 2012, DC Comics decise di pubblicare Before Watchmen, una serie di nove miniserie prequel, con vari team creativi che hanno prodotto le prime avventure dei personaggi prima degli eventi della serie originale. Nel 2016 DC Comics decide di pubblicare DC Universe: Rebirth Special dove vengono mostrati numerosi simboli e riferimenti visivi a Watchmen, come la faccina schizzata di sangue e il dialogo tra Doctor Manhattan e Ozymandias pubblicato nell’ultimo numero di Watchmen.

La storia editoriale italiana

In Italia, invece, Watchmen vede la sua prima pubblicazione tra il 1988 e il 1990 come inserto della rivista Corto Maltese della Rizzoli con un traduzione ad opera di Stefano Negrini. In questa edizione vennero eliminati i testi complementari che si trovavano al termine di ogni capitolo dell’edizione statunitense e vennero mantenuti i nomi originali, tranne per The Comedian che divenne il Comico. Tre anni dopo, nel 1993, Rizzoli decide di pubblicare l’opera in versione brossurata mantenendo la stessa traduzione, ma inserendo le parti cancellate precedentemente. Grazie al successo, nel 1997 Play Press pubblicò una nuova versione che vedeva la traduzione di Gino Scatasta. Quest’ultima venne ristampata sempre da Play Press nel 2002 e fu inserita nel 2005 nella collana di Repubblica I classici serie oro.

La Absolute Edition fu pubblicata da Planeta DeAgostini nel 2007 con la traduzione di Maurizio Curtarelli. Questa edizione raccoglie al suo interno anche le copertine dei dodici albi statunitensi e il materiale extra presente esclusivamente nell’edizione originale tra cui le prime bozze di Gibbons e i primi appunti di Moore sui protagonisti e i personaggi. Nel 2009 sempre Planeta DeAgostini, insieme al quotidiano Corriere dello Sport, pubblicò la storia in tre volumi della collana I più grandi supereroi della terra. Nel 2012, infine, la Lion Comics della RW Edizioni ha realizzato una ristampa dei dodici albi e una raccolta in volume unico di Absolute.

Doomsday Clock: sequel e controversie

Il futuro della miniserie ha avuto delle controversie, ma anche un sequel. La serie a fumetti Doomsday Clock segue gli eventi di Watchmen. Questa serie, inoltre, è in qualche modo il collegamento cronologico più vicino alla serie della HBO, che ha luogo ben dopo la distruzione di Manhattan. Il fumetto Doomsday si svolge qualche anno dopo gli eventi narrati in Watchmen. A seguito della falsa operazione di Ozymandias, i diari di Rorschach vengono pubblicati in un giornale e il segreto viene svelato al mondo intero. Ne consegue il caos mondiale e Ozymandias diventa un fuggitivo e inizia a cercare il Dr. Manhattan per aiutarlo a salvare il mondo. A questo punto rientra un miscuglio folle di universi fumettistici tra cui quello di Superman. Il Dr. Manhattan infatti arriva ad incontrare Flash che diviene il successore di Rorshach.

Doomsday Clock

Le controversie ebbero inizio, invece, quando Watchmen cominciò ad essere vittima del suo stesso successo. Moore e Gibbons, infatti, inizialmente firmarono un contratto con la DC Comics in cui i diritti sul libro e sui suoi personaggi sarebbero tornati ai due autori qualora l’opera non fosse stata pubblicata per almeno un anno. A causa del successo costante dell’opera, DC Comics non permise mai di farla andare fuori stampa. Ciò ha portato ad uno scontro tra Moore e l’editore, con l’autore che alla fine decise di non lasciare che il suo nome venga usato insieme a nessuno dei molti progetti spin-off della storia. Gibbons, invece, è diventato recentemente il consulente della serie tv. Moore, inoltre, nel 2006 dichiarò di non voler mai più lavorare con la casa editrice statunitense dopo essersi sentito preso in giro dal loro comportamento.

Il successo della critica

Nel corso degli anni dalla sua uscita, il successo di critica e di vendite fu talmente alto da essere apprezzato anche dai competitor. In un sondaggio condotto nel 1999 dalla rivista Comics Buyer’s Guide, ad esempio, Watchmen fu nominata dal pubblico come la miniserie preferita pubblicata negli ultimi cent’anni e la redazione del The Comics Journal lo inserì nello stesso anno al novantunesimo posto nella lista dei migliori fumetti in lingua inglese del ventesimo secolo. Nel 2005 fu addirittura l’unico fumetto ad essere inserito nella lista di Time dei cento migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 a oggi insieme a grandi classici della letteratura. Lo scrittore Lev Grossman motivò così la scelta:

“La storia è raccontata con un realismo psicologico spietato, mediante una serie di trame sfuggenti e sovrapposte e meravigliose vignette cinematografiche ricche di temi ricorrenti. È una lettura al cardiopalma che spezza il cuore e fa da spartiacque nell’evoluzione di questo giovane mezzo di intrattenimento”.

Successivamente lo stesso Grossman lo inserì nella lista del Time dei dieci migliori romanzi grafici e comparve al tredicesimo posto nella classifica di Entertainment Weekly del 2007 dei migliori cento romanzi pubblicati negli ultimi 25 anni. Per quanto riguarda il giudizio dei competitor, non possiamo non citare il parere del grande Stan Lee che definì così Watchmen:

“Il mio fumetto preferito fuori dalla Marvel. È una storia assolutamente unica. Ha una caratterizzazione stupenda, disegni magnifici e c’è un colpo di scena a ogni pagina”.

Così come, in conclusione, l’omaggio completo della Disney e della Pixar nel film del 2004 Gli Incredibili, in cui osserviamo una famiglia di supereroi che viene costretta a ritirarsi dalla lotta al crimine e a vivere una vita (stra)ordinaria.

L’anticonformismo estetico e artistico

Alan Moore e Dave Gibbons realizzarono Watchmen con la volontà di portare all’eccesso la capacità comunicativa del fumetto e considerare quelle aree che nessun altro medium è in grado di trattare con la stessa efficacia. La storia fu studiata nei minimi particolari a tal punto da cogliere alcune allusioni e collegamenti solo dopo averla letta più volte e questo spinse Gibbons ad inserire una quantità incredibile di dettagli in ogni singola vignetta anche grazie al suo passato da agrimensore. Tutte le tavole, infatti, hanno bisogno di numerose riletture per cogliere le citazioni, i riferimenti e i collegamenti ad altre opere o ad altri eventi narrati dalla stessa opera. Pertanto i due artisti riuscirono ad occuparsi in maniera egregia dei rispettivi compiti: Moore dell’aspetto sociale e politico dei supereroi e Gibbons dell’aspetto tecnico e tecnologico degli stessi, ma anche dell’intera opera. Vediamo quindi la comparsa di auto elettriche ed edifici dall’architettura cyberpunk che cambiavano totalmente il panorama delle città statunitensi, pur rimanendo ancorato nel filone realistico. Tra gli artisti che ispirarono Gibbson per lo stile di disegno dell’opera vi sono Norman Rockwell, Jack Kirby, Wally Wood e Harvey Kurtzman, oltre ai primi numeri di Amazing Spider-Man di Steve Ditko e le serie del personaggio Dottor Strange.

Watchmen

L’impatto visivo, però, fu completamente rimodellato in modo tale da essere originale e facilmente identificabile come tassello di quello specifico fumetto. L’artista fa uso della tecnica del pennino rigido che non permetteva una grande modulazione nello spessore, ma allo stesso tempo rendeva le tavole esplicite e dure distaccandosi dalle serie fumettistiche di quegli anni con tratti seducenti, morbidi e anche esageratamente fluidi. Per questo aspetto quindi Gibbons si discostò dalle convenzioni fumettistiche del suo tempo con tanto di dialoghi con inquadrature che spesso non si incentrano sui personaggi principali, bensì vengono rilegati in secondo piano per focalizzarsi sull’ambiente circostante o su un dettaglio presente in esso.

Sempre dal lato anticonformistico, i due creatori decisero anche di cancellare totalmente gli effetti sonori onomatopeici classici dei fumetti americani e la riduzione al minimo dei movimenti cinetici limitandolei unicamente a piccole azioni e cancellandoli totalmente nelle scene di lotta o nelle scene più concise. Infine dal punto di vista dei colori, il colorista John Higgins usò lo stile della Golden Age basato su una paletta di colori primari e fu molto attento a variare la colorazione in base all’illuminazione delle varie scene giocando sull’impatto emozionale che una determinata scena provocava sul lettore. Proprio per quest’ultimo motivo, il lavoro di Higgins iniziò con delle colorazioni calde e allegre e si concluse con dei colori più scuri e cupi.

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