Cinema e Serie TV

HBO’s Watchmen serie TV: la recensione

Fin dal suo annuncio, la serie televisiva di Watchmen a cura della HBO ha sollevato un polverone non indifferente nella scena nerd più conservatrice. Sarà che il fumetto scritto da Alan Moore e disegnata da Dave Gibbons negli anni ha guadagnato uno status leggendario ed è stato un punto di svolta fondamentale non solo per il genere dei supereroi ma anche per l’intero medium (tanto che la sotto categoria delle graphic novel ha iniziato la sua consacrazione proprio da qui), ma nessuno negli anni ha mai avuto il coraggio di trasporla al cinema né tanto meno in TV. Dieci anni fa esatti il tanto discusso regista Zack Snyder è riuscito a portare Watchmen sul grande schermo con una pellicola in gran parte demolita dagli studiosi del genere, specialmente per i tagli e cambiamenti che l’autore ha apportato nella storia originale.

Lo stesso brivido si è avvertito quando è stato annunciato Damon Lindelof a capo di questo nuovo progetto televisivo (che si è rivelato essere un vero e proprio seguito dell’opera fumettistica di Moore e Gibbons, non del film di Snyder).Per chi non lo conoscesse, Lindelof è uno degli sceneggiatori più controversi degli ultimi dieci anni, la cui firma è stata maledetta sul finale di Lost e in seguito esaltata da The Leftovers, dove ha avuto molto più margine di libertà in quello che poteva raccontare. Terminata la visione delle nove puntate di cui è composta questa (per ora singola) miniserie, possiamo affermare che il lavoro dello sceneggiatore statunitense ha dato vita a uno dei prodotti televisivi più curati e sfaccettati dell’anno, seppur con qualche neo. La HBO incassa la sua terza hit televisiva del 2019, dopo il controverso finale di Game of Thrones e l’apprezzatissima miniserie Chernobyl.

 

La recensione contiene massicci spoiler di tutta la trama e i retroscena dello show, facendo riferimento anche al fumetto originale.

Tick Tock

HBO’s Watchmen, così chiamata sul web per differenziarla dal fumetto, è un sequel ambientato in un 2019 alternativo generato dagli eventi finali del Watchmen cartaceo. Con la guerra nucleare con l’URSS bloccata, l’America di Nixon ha ceduto il passo a un impero liberale sotto la presidenza incrollabile del presidente Robert Redford, creando tutta una serie di nuovi squilibri dettati da politiche sociali controverse. La storia dai vicoli malfamati di Manhattan si sposta nei sobborghi di Tulsa, Ohklaoma, dove è appena ricominciata una guerra fra la polizia (che indossa maschere come i vigilanti fuorilegge per tutelare la propria identità e famiglia) e un gruppo di terroristi suprematisti bianchi chiamato la Settima Cavalleria, che indossano copie dell’iconica maschera di Rorschach, loro leader spirituale. Le tensioni fra i due gruppi si riaprono con l’assassinio del capo della polizia Judd Crawford, ma la detective Angela Abar (Regina King) sotto la maschera della vigilante Sister Night, porterà alla luce una cospirazione più grande e articolata da cui dipende il destino del mondo.

Nel corso delle nove puntate che compongono questa miniserie (per ora auto conclusiva) ci portano ad esplorare nel dettaglio un mondo parallelo al nostro causato principalmente dall’attacco terroristico inscenato da Andrian “Ozymandias” Veidt. Così come l’America del 1985 immaginata da Moore era una deriva decadente degli anni ’80 del reaganismo, il 2019 immaginato da Lindelof mostra una società deviata verso lo spettro politico opposto: le armi sono completamente bandite e limitate persino alle forze dell’ordine, il politicamente corretto è talmente insito e forzato nella società da aver creato nuovi e violenti scontro razziali e in assenza di Internet le fake news dilagano senza controllo.

Nothing Ever Ends

La parte più interessante della prima parte di questo show è proprio scoprire questo inedito world building della serie, trovare i dettagli e rimandi più infinitesimali all’opera originale e la sua evoluzione in una contemporaneità ben più complessa. Se il Watchmen originale si concentrava sul ruolo di supereroi vigilanti messi al bando dal governo perché considerati delle mine vaganti, il Watchmen della HBO affronta il tema della maschera in modo più sottile e controverso: dopo un determinato evento nella storia, la stessa polizia è costretta a coprirsi il volto e a crearsi degli alias per legge per continuare a servire la propria nazione contro dei terroristi che a loro volta si nascondono dietro maschere che emulano un defunto e controverso eroe.

In questo il lavoro di Lindelof si rivela intrigante su due piani: da un lato proporre una storia distaccata dal fumetto che affronta nuove tematiche in perfetta linea con il nostro periodo storico (come da lui stesso affermato nella famosa intervista in cui risponde “a tono” a Moore) ma allo stesso tempo trova degli agganci alla storia originale non scontati, principalmente per parallelismi. Se ad esempio l’omicidio di Crawford è un richiamo narrativo all’assassinio del Comico con tanto di distintivo macchiato di sangue, la stessa detective Abar rappresenta una versione moderna del Rorschach fumettistico proprio per la sua visione borderline della società fra bianco e nero, ampiamente spiegata nei flashback della sua travagliata infanzia. Lo show è pieno di questi doppi riferimenti e costrutti narrativi atti a rendere omaggio alle iconiche vignette di Gibbons senza risultare forzate nel racconto, dimostrando una conoscenza e riverenza unica al materiale originale e la stessa volontà di non voler intralciare quanto raccontato in precedenza dai due fumettisti, con buona pace del magus britannico.

Altrettanto interessante è l’introduzione graduale dei personaggi classici di Watchmen nella nuova continuity, riletti e aggiornati per l’occasione: la più interessante e diversa è Laurie “Spettro di Seta II” Juspeczyk (interpretata da Jean Smart) che da personaggio abbastanza piatto e poco interessante è divenuta un feroce cacciatore di vigilanti mascherati al soldo dell’FBI, riflettendo alcuni aspetti del carattere sadico e nichilista del defunto padre. Gli elementi originali vengono introdotti gradualmente e con discrezione, senza sembra un fanservice gratuito per gli appassionati. Il più delle volte sono sottintesi se non addirittura nascosti, lasciando molto alle ipotesi più disparate se non addirittura alla lettura della Peteypedia, un sito lanciato per l’occasione da HBO in cui vengono raccolti dei finti memo e documenti scritti e raccolti dall’assistente di Laurie.

Il continuo gioco di rimandi a un certo punto si evolve in una espansione netta anche del materiale fumettistico, in questo caso nel già discusso cambio di etnia di Giustizia Mascherata, un personaggio chiave della lore di Watchmen come primo vigilante mascherato della storia. Mentre nel fumetto originale era un personaggio di sfondo del passato (di cui veniva già implicata la sua omosessualità) è con una meravigliosa puntata in bianco e nero interamente dedicatagli che si viene a scoprire il passato e la complessa storia delle origini di un personaggio fino ad allora bistrattato anche dagli autori stessi. Nella sua complessità e attinenza con il mondo reale, l’universo di Watchmen è da sempre considerato uno dei più sfaccettati del panorama fumettistico mondiale e la penna di Lindelof ha permesso di espanderlo ulteriormente verso nuove interessanti direzioni. Nella maggior parte dei casi.

Nostalgia

Se infatti la prima parte della miniserie, con la sua introduzione graduale e ben congegnata a una realtà radicalmente cambiata al mondo fumettistico, è verso il finale che la sceneggiatura inizia a sollevare qualche dubbio, proprio quando Lindelof decide di connettere in maniera più netta il “suo” Watchmen con l’originale, in particolare con l’introduzione quasi forzata nel racconto di Dr. Manhattan, il noto personaggio dai poteri quasi divini.

Un vero deus ex machina vivente, l’uomo blu più discusso della storia su cui già gran parte del Watchmen del 1985 orbitava anche in quella del 2019 trova in lui una chiave di volta. Nonostante l’autore sia riuscito a valorizzare il suo punto di vista e il suo passato nella puntata A God Walks into Abar (specialmente valorizzandone la sua particolare percezione temporale con un montaggio non lineare degli eventi) si ha sempre l’impressione che la sua presenza sia stata pensata in un secondo momento ed inclusa retroattivamente per far quadrare tutti gli eventi. Il problema non risiede nel suo cambio di etnia, altro caso che sta dividendo l’opinione degli appassionati, visto che è tutto perfettamente motivato nella trama e nelle stesse intenzioni del personaggio.

Anche Adrian “Ozymandias” Veidt, interpretato magistralmente da un istrionico Jeremy Irons, appare più un contentino per i fan del fumetto. Nonostante sia presente dalla prima puntata, la storyline solitaria dell’uomo più intelligente del mondo (e più grande genocida della storia) non si connette mai agli eventi se non nel finale. Quello che ci viene regalato è un interessante studio in solitario sulla psiche, la follia lucida e la nostalgia di un relitto di un’epoca passato, rimasto bloccato in tutto per tutto al suo momento di gloria fallito nel 1985.

HBO’s Watchmen è uno dei prodotti più impressionanti dell’anno televisivo: una grossa produzione della HBO (in contemporanea con il kolossal fantasy Queste oscure materie) che è concepita per la prima volta da diverso tempo in modo autoconclusivo e poco seriale, forte di una caratterizzazione di un mondo narrativo fra le più sfaccettate e approfondite di sempre sul piccolo schermo, in particolare nell’ampliare un mondo da sempre ritenuto intoccabile e inavvicinabile come quello di Watchmen senza snaturarne la natura. Ancora più incredibile è che ogni nodo viene al pettine, ogni domanda importante trova una sua risposta: un traguardo notevole per un autore noto per lasciare storie volutamente aperte o a metà. 

La serie Tv di Watchmen può risultare ostica nella comprensione se non avete letto l’opera originale. Per questo consigliamo, magari come regalo di Natale, di recuperare il fumetto di Moore e Gibbons in questa lussuosa versione deluxe!