Il dibattito sull'intelligenza artificiale ha assunto toni sempre più urgenti nell'ultimo anno, con figure di spicco del settore tecnologico che lanciano avvertimenti su rischi esistenziali legati allo sviluppo incontrollato di questa tecnologia. Bill Gates, co-fondatore di Microsoft, si è recentemente unito al coro di voci preoccupate, pur mantenendo una posizione sfumata che bilancia opportunità e pericoli. Nel suo ultimo intervento pubblico attraverso la lettera annuale intitolata "Optimism with footnotes", il miliardario filantropo ha definito l'AI come la tecnologia destinata a cambiare la società più di qualsiasi altra invenzione umana nella storia.
L'approccio di Gates all'intelligenza artificiale generativa si è rivelato tutt'altro che entusiasta sin dall'inizio. Secondo quanto rivelato dal CEO di Microsoft Satya Nadella, nel 2019 l'imprenditore aveva espresso forte scetticismo riguardo all'investimento di un miliardo di dollari in OpenAI, avvertendo che quella somma sarebbe stata letteralmente bruciata senza risultati concreti. Una previsione che si è dimostrata errata alla luce del successo di ChatGPT e della corsa all'AI che ne è seguita, trasformando il panorama tecnologico globale e innescando investimenti plurimiliardari da parte di tutti i giganti del settore.
La preoccupazione principale espressa da Gates riguarda però un rischio specifico e particolarmente inquietante: l'utilizzo dell'AI come arma per il bioterrorismo. Nella sua lettera, l'ex CEO di Microsoft ha tracciato un parallelo con la pandemia di COVID-19, ricordando come nel 2015 avesse tenuto un TED Talk per avvertire che il mondo non era preparato a gestire un'emergenza sanitaria globale. La mancata preparazione ha causato sofferenze umane che avrebbero potuto essere drasticamente ridotte con politiche preventive adeguate.
Il riferimento agli strumenti open-source non è casuale. La diffusione di modelli linguistici di grandi dimensioni e framework di machine learning accessibili pubblicamente ha democratizzato l'accesso a capacità computazionali un tempo riservate a governi e grandi corporazioni. Questa accessibilità, pur alimentando innovazione e ricerca, apre scenari in cui attori malintenzionati potrebbero sfruttare l'AI per progettare agenti patogeni sintetici o ottimizzare strategie di diffusione di malattie.
Gates non è l'unico leader tecnologico a esprimere timori esistenziali legati all'intelligenza artificiale. Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, ha recentemente dichiarato che l'avvento dell'AGI (intelligenza artificiale generale) è alle porte, ma la società non è minimamente preparata ad affrontarne le conseguenze. Hassabis ha ammesso che le prospettive legate allo sviluppo di sistemi superintelligenti lo tengono sveglio la notte, sottolineando l'urgenza di implementare guardrail elaborati e regolamentazioni rigorose per governare lo sviluppo e il deployment di queste tecnologie.
Un aspetto particolarmente preoccupante evidenziato dal CEO di DeepMind è che non esiste un limite superiore teorico all'intelligenza che i sistemi AI potrebbero raggiungere. Una prospettiva che contrasta con i recenti report secondo cui lo sviluppo dell'AI avrebbe raggiunto un plateau a causa della scarsità di contenuti di alta qualità per l'addestramento dei modelli. Tuttavia, sia Sam Altman di OpenAI che l'ex CEO di Google Eric Schmidt hanno smentito categoricamente questa narrazione, affermando che non esistono evidenze scientifiche che le leggi di scaling abbiano smesso di funzionare.
Gates si è dimostrato altrettanto scettico riguardo all'ipotesi del plateau: "Credo che i progressi non raggiungeranno un livello stabile prima di superare le capacità umane", ha dichiarato nella sua lettera. Una posizione che solleva interrogativi urgenti su come prepararsi a un mondo in cui sistemi artificiali potrebbero eclissare l'intelligenza umana in tutti i domini cognitivi.
Sul fronte occupazionale, le previsioni di Gates sono altrettanto dirompenti. Il co-fondatore di Microsoft ha affermato che l'AI è destinata a sostituire gli esseri umani nella maggior parte delle attività lavorative, pur mantenendo che gli umani conserveranno il potere di decidere quali attività preservare esclusivamente per sé stessi. Con un esempio ironico ma illuminante, Gates ha sottolineato che nessuno vorrebbe assistere a partite di baseball giocate esclusivamente da computer, evidenziando come certe esperienze mantengano valore proprio grazie all'elemento umano.