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Atom C2000 e chip a 14 nanometri, Intel aggredisce il cloud

Il business dei datacenter è destinato a diventare una vera macchina da soldi in futuro. L'espansione dei servizi di cloud computing impone a colossi dell'hi-tech come Google, Apple, Microsoft e Facebook la costruzione di nuovi centri dati sparsi in tutto il mondo.

Per tutte queste aziende l'imperativo non è solo offrire servizi che poi la gente userà in massa, ma farlo anche con la massima efficienza. E non perché siano ambientaliste, ma perché sprecare energia e risorse equivale a dilapidare denaro. Per questo motivo Intel ha deciso di rilanciare la propria azione in questo segmento sia con Atom C2000 (nomi in codice "Avoton" e "Rangeley") che con le nuove soluzioni realizzate con processo a 14 nanometri, previste tuttavia non prima del prossimo anno.

Avoton è un prodotto noto, dato che Intel ne aveva anticipato le caratteristiche in tempi non sospetti. Questo SoC Intel a 64 bit (architettura Silvermont), indirizzato ai microserver e ai sistemi di archiviazione a basso consumo energetico e alta densità, farà parte della famiglia Atom C2000. Il core Avoton sarà affiancato da Rangeley, una soluzione specifica per i dispositivi di rete.

Le proposte Atom C2000 sono genericamente previste "nel corso dell'anno" e saranno basate sul processo produttivo a 22 nanometri. I prodotti avranno fino a 8 core (quattro blocchi dual-core Silvermont con 1 MB di cache L2 condivisa) con connettività Ethernet integrata (quattro porte 1 Gb/s) e in grado di supportare fino a 64 GB di memoria DDR3 ECC a 1600 MHz. Non mancheranno nemmeno la tecnologia di virtualizzazione, cruciale più che mai in questo settore, oltre a 16 linee PCI-Express 2.0, sei porte SATA e un chip per la codifica dei dati.

La roadmap di Intel in ambito server fino al 2014

Intel ritiene che le soluzioni Atom C2000 "offriranno un'efficienza energetica fino a quattro volte superiore e prestazioni fino a sette volte più elevate rispetto alla prima generazione di SoC Atom". I campioni (sample) di questi chip sono stati distribuiti ad aprile ai principali partner raccogliendo consensi, con un numero di progetti più che raddoppiato rispetto alla precedente generazione.

Per quanto riguarda il futuro, Intel ha anticipato l'arrivo nel corso del prossimo anno di alcune soluzioni a 14 nanometri. L'azienda ha intenzione di introdurre sul mercato una nuova famiglia di Xeon E3 (nome in codice "Broadwell") destinata a carichi di lavoro incentrati su processori e grafica, ma anche nuovi SoC Atom (nome in codice "Denverton"). Nei piani di Intel figura anche un SoC Broadwell che s'inserirà nell'offerta tra gli Atom Denverton e le soluzioni Xeon.

Da non sottovalutare inoltre le parole di Diane Bryant, general manager della divisione "data center and connected systems", la quale ha indicato la piena disponibilità del colosso dei microchip allo sviluppo di "CPU e SoC personalizzate" per diversi clienti.

Intel Atom C2000, diagramma a blocchi

Non tutte le aziende infatti hanno necessità che i chip tradizionali riescono a coprire al meglio. Emerge quindi uno scenario di questo genere: Google potrà bussare alla porta di Intel e commissionare una particolare variante di un chip che consenta di gestire meglio database e ricerche.

In un certo senso l'azienda risponde a un annuncio analogo fatto da AMD nei mesi precedenti, anche se l'obiettivo appare un altro. Intel sa bene che Google, Facebook e altri potrebbero iniziare a lavorare direttamente sulle architetture ARM, progettandosi i chip in piena autonomia.

Per la casa di Santa Clara questo scenario rappresenterebbe una sorta di "tempesta perfetta". Per non perdere queste galline dalle uova d'oro Intel è quindi disposta a cambiare il proprio modello di business consolidato negli anni. Tutto dipenderà però da quanta personalizzazione il colosso statunitense sarà in grado di offrire ai propri clienti.