Le dogane cinesi stanno intensificando i controlli sui semiconduttori in arrivo nel paese, con particolare attenzione ai chip per intelligenza artificiale di NVIDIA, in quello che rappresenta l'ultimo capitolo di una battaglia tecnologica sempre più serrata. Secondo quanto emerso da alcune fonti, gli ufficiali doganali hanno ricevuto istruzioni specifiche per scrutinare minuziosamente le spedizioni contenenti i modelli RTX 6000D e H20, nel tentativo di bloccare definitivamente l'ingresso di questa tecnologia americana sul territorio nazionale. La mossa rappresenta un inasprimento significativo delle misure di controllo, considerando che fino a pochi mesi fa le autorità cinesi avevano implementato pochissime barriere contro l'importazione di questi componenti.
Il miliardo di dollari di chip contrabbandati
I numeri rivelano la portata del fenomeno che Pechino sta cercando di arginare. Quasi un miliardo di dollari di chip NVIDIA sono stati introdotti illegalmente in Cina nei soli tre mesi compresi tra maggio e luglio, sfruttando le lacune nei controlli doganali precedentemente in vigore. Questo flusso sotterraneo di tecnologia ha permesso alle aziende cinesi di continuare ad accedere alle GPU più avanzate per l'intelligenza artificiale, nonostante le crescenti tensioni diplomatiche tra Washington e Pechino.
La situazione ha subito una svolta drastica quando le autorità regolatorie nazionali hanno avviato un'indagine formale sui chip H20 di NVIDIA. Da quel momento, l'amministrazione cinese ha iniziato una campagna sistematica per convincere i giganti tecnologici domestici ad abbandonare le soluzioni americane in favore di alternative sviluppate internamente.
I colossi tech costretti alla ritirata
Tencent, ByteDance e Alibaba hanno già ricevuto istruzioni dirette dalle autorità per cancellare i propri ordini di prodotti NVIDIA. Questi tre giganti, pilastri dell'ecosistema tecnologico cinese, si trovano ora costretti a fare affidamento esclusivamente sulle scorte esistenti per sostenere le proprie operazioni di calcolo per l'intelligenza artificiale. La decisione rappresenta un cambiamento paradigmatico per aziende che fino a poco tempo fa consideravano i chip americani come la spina dorsale delle loro infrastrutture AI.
Il governo di Pechino ha chiaramente deciso di non seguire quella che potremmo definire la "strada NVIDIA", spingendo invece verso un'accelerazione dello sviluppo di capacità interne. Huawei e Cambricon sono tra le aziende che stanno intensificando gli sforzi per sviluppare soluzioni competitive destinate al mercato domestico.
L'ecosistema CUDA: una fortezza difficile da espugnare
Tuttavia, la transizione verso un'autosufficienza tecnologica completa si sta rivelando più complessa del previsto. NVIDIA non domina il mercato solo per le prestazioni computazionali dei suoi chip, ma soprattutto grazie al sistema CUDA, una piattaforma software che ha creato un vero e proprio lock-in tecnologico. Questo ecosistema integrato di hardware e software rappresenta un vantaggio competitivo che le aziende cinesi stanno faticando a replicare.
Le imprese come Huawei stanno lavorando intensamente per sviluppare alternative valide, ma secondo gli esperti del settore si tratta di uno sforzo che richiederà diversi anni per dare frutti concreti. Nel frattempo, i giganti tecnologici cinesi rimangono pesantemente dipendenti dai chip americani, creando un paradosso in un paese che aspira all'indipendenza tecnologica ma non può ancora permettersi di rinunciare completamente alle soluzioni occidentali più avanzate.
La battaglia sui semiconduttori per l'intelligenza artificiale rappresenta così uno degli episodi più significativi della guerra tecnologica in corso tra le due superpotenze, con ripercussioni che si estendono ben oltre i confini dell'industria tech e toccano questioni di sicurezza nazionale e supremazia tecnologica globale.