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Dquid: l’Internet of Things italiano di cui andare fieri

DQuid è una startup di Reggio Emilia che ha sviluppato una piattaforma per l'Internet delle Cose completamente certificata e già pronta per il mercato. Si parla di un pacchetto hardware/software maturo che ha già convinto il Gruppo Piaggio e sta per sbarcare in Silicon Valley.

Abbiamo intervistato il Direttore Tecnico Luca Minim per saperne di più.

dquid io

DQuid IO

Facciamo le presentazioni

Sono Luca Minin, CTO e team manager di DQuid. Sono un ingegnere gestionale e ho un dottorato in Ingegneria dell'Innovazione Industriale, in passato mi sono occupato di sviluppo software e di project management nei progetti europei.

Di cosa si occupa esattamente DQuid e qual è il suo punto di forza rispetto ad altre realtà?

DQuid si occupa di Internet of Things, cioè di come, utilizzando le tecnologie digitali, si possono mettere in Rete gli oggetti del nostro quotidiano oppure crearne di nuovi, più intelligenti proprio perché connessi.

Senza dubbio i nostri punti di forza sono la flessibilità e l'affidabilità. Flessibile perché la tecnologia DQuid può essere utilizzata per connettere oggetti molto diversi, da quelli più semplici, come gli elettrodomestici, a quelli più complessi, come i veicoli.

Permettiamo così a chi sviluppa codice, e quindi App, di interagire con una grande varietà di oggetti senza dover apprendere per ciascuno un linguaggio differente. Affidabile perché è realizzata con componenti testati in contesti industriali, e che quindi consentono di passare dalle fasi di prototipazione a quella di produzione con il minor dispendio possibile di tempo. In questo, ci proponiamo di innovare anche il modo in cui si progettano, producono e promuovono beni e servizi.

Possiamo dare una definizione esaustiva di Internet of things?

Per noi Internet of Things significa principalmente due cose. Rendere gli oggetti intelligenti e far sì che questa conoscenza possa essere condivisa attraverso la Rete. Una macchina, uno scooter, un trattore o una macchinetta del caffé sono oggetti che, grazie a memoria, capacità di calcolo e mezzi di comunicazione possono metterci a disposizione una grande quantità di informazioni per migliorarne il funzionamento, ad esempio i consumi.

Casi molto interessanti sono quelli legati alla mobilità e alla gestione delle zone di sosta. Opportunamente sensorizzati, i parcheggi potrebbero comunicare a distanza, prima e durante la marcia, quali posti sono liberi, quali si stanno liberando e quali sono appena stati occupati, ottimizzando i tempi di percorrenza.

dquid

Hardware + app

Quali sono i vostri clienti più importanti e cosa avete realizzato per loro?

Uno dei nostri primi clienti è stato il gruppo Piaggio, per il quale abbiamo realizzato la Piaggio Multimedia Platform, un sistema telematico composto da una centralina con modulo Bluetooth e una App, che consente di tener traccia dei comportamenti di guida attraverso un cruscotto potenziato.

Questo stesso concept di telematica leggera ci ha permesso di collaborare con Eliocity, una società del gruppo francese Mobivia, per realizzare Xee, un prodotto lanciato sul mercato la scorsa primavera. Si tratta di una piattaforma che legge e decripta le informazioni di bordo delle auto e le invia all'utente via Bluetooth o GPRS.

Avete presentato una scheda elettronica, un SDK e un'applicazione: a cosa servono?

Si tratta di una piattaforma professionale per la co-creazione di oggetti connessi e App. È composta da una scheda elettronica, il DQuid IO, con ingressi e uscite analogico-digitali e moduli di connettività Bluetooth (2.1 e Low Energy); un'App per la configurazione e il test dell'hardware; un SDK per lo sviluppo di applicazioni iOS (a breve anche per Android) e una piattaforma di condivisione.

È stata pensata per aziende, maker e sviluppatori che vogliono creare nuovi oggetti intelligenti o connetterne di esistenti: elettrodomestici ma anche biciclette, cancelli automatici, videogiochi. Il vero punto di forza, da questo punto vista, sta proprio nella facilità con cui, una volta realizzato il primo prototipo, si riesce a passare alla fase di produzione industriale senza dover ricominciare il lavoro da zero.

DQuid CES Las Vegas

DQuid al CES di Las Vegas

Parlate di PLUG, TAG & SHARE: cosa vuol dire?

Il Plug, Tag & Share è il modo in cui DQuid si apre al mondo delle community. Tecnicamente, Plug è il momento in cui gli oggetti vengono collegati alla Rete attraverso la nostra scheda. Tag è la fase in cui, utilizzando l'App, si configura la nostra scheda (il DQuid IO) e si crea un nuovo oggetto digitale.

Questi oggetti possono essere condivisi sotto forma di codice, inviati via email, pubblicati sul nostro sito o attraverso i social network (Share). In questo modo, esperti di hardware, aziende e sviluppatori possono collaborare e realizzare prodotti ad alto valore aggiunto.

Entro il 2020 dovrebbe essere pronta la 5G: i tecnici dicono che ogni dispositivo diventerà un nodo della rete mondiale. Qual è il potenziale?

Il potenziale è davvero enorme. I vantaggi del protocollo IPV6 e della connettività 5G renderanno possibile un numero ancora maggiore di interazioni digitali fra gli oggetti e la Rete, che poi significa un aumento di dati e informazioni che possono essere scambiate e immagazzinate. Una simile capacità di interazione uomo-macchina, ma anche e soprattutto macchina-macchina, richiede che questioni attualmente non del tutto risolte, penso a sicurezza e privacy, vengano finalmente affrontate.

DQuid è di Reggio Emilia. Questo vuol dire che anche in Italia si può fare innovazione?

Sì, certo, e sono molte le esperienze che sono lì a testimoniarlo, a cominciare dall'esempio ormai celebre di Arduino. Certo, inutile negarlo, non è semplice, sia perché mancano i capitali sia perché si è smesso di investire nella formazione. Per fortuna ci sono ancora molte competenze che possono essere spese per pensare a un modello italiano di innovazione basato sulle caratteristiche del nostro settore produttivo: reattività, attenzione alla qualità e al design.

Piaggio Multimedia Platform

Piaggio Multimedia Platform

La Silicon Valley è comunque sempre protagonista. Cosa cerca un'azienda italiana in questi luoghi?

La Silicon Valley è un luogo in cui c'è una grande concentrazione di capitali disposti ad investire nelle idee innovative. Inoltre, l'America è un mercato importante sia per maturità dei consumatori che per ampiezza, per cui è legittimo pensare di sfruttarlo come leva commerciale.

Secondo te in cosa bisognerebbe specializzarsi o studiare per lavorare nel settore dell'Internet of Things?

Elettronica ed informatica in primis, sono le colonne portanti di questo mondo. Attenzione però a concentrarsi solamente sui saperi tecnici: creatività, competenze relazionali, capacità di progettazione e attenzione all'esperienza degli utenti sono qualità fondamentali.

Nel passaggio dalle idee agli oggetti, non bisogna mai dimenticarsi che questo lavoro diventa veramente utile se migliora, in picccolo o in grande, la vita di tutti i giorni. In fondo, non credo sia esagerato ammettere che è quest'attenzione particolare agli utenti il fattore in grado di fare la differenza fra un'azienda e un'altra, fra un'idea di successo e un'idea qualunque.