Schede Grafiche

GPU introvabili e mining. Nvidia medita soluzioni

Le criptomonete stanno tenendo banco da mesi, non solo per il fenomeno di carattere finanziario, o per la tecnologia che c'è dietro, ma anche perché stanno rovinando il mercato dell'hardware, in particolare quello delle schede video. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa, spiegandovi perché rifarsi oggi un PC da zero è una cattiva idea.

La situazione del mercato delle GPU, con pochi modelli disponibili e prezzi alle stelle a causa degli ingenti acquisti da parte dei miner di criptomonete, è un grande problema per i videogiocatori, un pubblico esigente, e che Nvidia e AMD dovrebbero coccolare un po' di più.

Già, perché se le due aziende stanno vendendo comunque schede video a palate, incassando un sacco di soldi, rovinare il rapporto con il pubblico affezionato potrebbe portare dei contraccolpi in futuro.

Qualcosa che queste aziende non possono permettersi, perché oggi i miner ti comprano la scheda video, ma tra qualche tempo? Non è un pubblico fedele quello dei miner, se arriveranno soluzioni migliori o la concorrenza avrà hardware migliore, dirotteranno prontamente gli acquisti.

Secondo il sito tedesco Computerbase, Nvidia avrebbe chiesto ai rivenditori di controllare meglio a chi vendono, privilegiando i videogiocatori rispetto ai miner. La casa di Santa Clara sta anche attuando alcune contromisure, come vendere direttamente le schede video sui propri siti web e chiedendo ai partner di vendere non più di due schede video per persona.

Il portavoce di Nvidia per Germania e Paesi bassi, Boris Böhles, ha rilasciato una dichiarazione proprio a Computerbase. "Per Nvidia i giocatori vengono prima. Tutte le attività legate alla nostra linea GeForce sono indirizzate al nostro pubblico principale. Per assicurarci che i giocatori continuino ad avere una buona disponibilità di schede GeForce nell'attuale situazione consigliamo che i nostri partner adottino gli appropriati accorgimenti per rispondere alle necessità dei giocatori come sempre".

Purtroppo Nvidia ricorda come i rivenditori abbiano in mano il pallino: possono seguire tale consiglio, ma non sono obbligati a farlo. Nvidia, dal canto suo, aggiunge che non interverrebbe mai sulla libertà e l'indipendenza del mercato. Non sarà quindi facile contenere il fenomeno, anche perché i miner (termine che non indica solo un singolo in una cameretta, ma anche fior di aziende con mining farm colossali) sono ossi duri: c'è chi ha persino affittato interi Boeing 747 per inviare le GPU alle proprie farm il più rapidamente possibile.

Intanto in questa situazione c'è TSMC, il produttore di chip per conto terzi più grande al mondo. TSMC sta godendo non poco del fenomeno del mining. Secondo Lora Ho, direttore finanziario, il quarto trimestre dell'anno è stato sostenuto dall'uscita di nuovi smartphone e proprio dalla domanda di chip legata al mining.

"Per il primo trimestre ci aspettiamo che la forte domanda dal mining continui, mentre la stagionalità dei prodotti mobile impatterà sul nostro business". Il fatturato del quarto trimestre di TSMC è cresciuto a 9,21 miliardi (+11,6% su base annua). Bitman, produttore di ASIC per il mining, starebbe acquistando circa 20 mila wafer di chip a 16 nanometri al mese da TSMC, più di Nvidia.

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