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Grafici e designer disoccupati, ci pensa ChatGPT a fare tutto

Una grande azienda tronca i rapporti con i collaboratori esterni e assume un algoritmo. Designer e copywriter dovranno trovarsi un altro impiego.

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Avatar di Valerio Porcu

a cura di Valerio Porcu

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 17/04/2023 alle 16:57
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Bluefocus Intelligent Communications Group Co., una delle più grandi aziende cinesi di media e pubbliche relazioni cinesi, sta progettando di sostituire copywriter e grafici esterni con modelli di IA generativa, e altri giganti dell'industria del Paese potrebbero seguirne l'esempio. Ne dà notizia Bloomberg.

Stando a una nota interna citata dalla fonte, Bluefocus ha intenzione di “abbracciare la nuova ondata di contenuti generati dall'intelligenza artificiale”, e quindi “bloccare tutte le spese per copywriter e designer di terze parti", si legge nella nota interna.

Stiamo parlando quindi di collaboratori esterni e, almeno per ora, lo staff interno non sembra a rischio. Probabilmente, se l’azienda in questione non è guidata da un branco di pazzi, ai professionisti più esperti sarà chiesto di revisionare e modificare i contenuti generati, per poi avere un prodotto che è costato meno, pur mantenendo la massima qualità.

Non è certo la prima volta che sentiamo di come le IA stiano sostituendo alcune professioni, ma è in qualche misura sorprendente vedere che in questo caso a farne le spese siano mansioni “creative”, come appunto il grafico e il copywriter. O forse non c'è tanto di cui sorprendersi, perché ciò a cui assistiamo e semplicemente lo svelarsi di un gioco di prestigio. Ci siamo illusi, per parecchio, e ora l’illusione sta finendo.

Sicuramente la notizia potrebbe essere un duro colpo per quelli convinti che la “creatività” fosse una cosa inimitabile, qualcosa che le macchine non potranno mai replicare. Forse è così, ma bisogna anche capire che per la maggior parte delle situazioni abbiamo semplicemente esagerato a descrivere come “artisti creativi” quelli che sono solo degli artigiani (e certe volte nemmeno tanto bravi).

C’è una differenza, e il fatto che non siamo in grado di vederla (o di accettarla) è un problema solo nostro, di noi umani. Ci siamo riempiti la bocca per decenni, per convincerci di quanto siamo bravi a impareggiabili nel nostro ruolo “creativo”, e ora salta fuori che il primo algoritmo che passa può fare un lavoro migliore.

Magari è solo un attacco di pessimismo cosmico di quelli che ogni tanto mi prendono, ma siccome mi sento troll, vi lascio qui sotto un commento scritto da ChatGPT; gli ho chiesto di scrivere un commento intelligente e di usare delle metafore, come si può intuire leggendo l’ultimo paragrafo.

Mi pare ovvio che un editor esperto potrebbe migliorare il testo, se non altro togliendo appunto l’ultimo paragrafo. Ma allo stesso tempo, mi rendo conto che ChatGPT ha scritto un testo migliore di quello che saprebbero scrivere tante - forse la maggior parte - persone “comuni”.

Vedete voi se è creativo oppure no.

Il commento scritto da ChatGPT

La notizia che una società ha deciso di sostituire i suoi lavoratori creativi con un'IA generativa simile a ChatGPT è al tempo stesso sorprendente e preoccupante. Da un lato, dimostra le potenzialità dell'intelligenza artificiale nel campo della scrittura e della comunicazione, capaci di produrre testi originali e accattivanti a partire da semplici parole chiave. Dall'altro, solleva interrogativi etici e sociali sulla dignità e il futuro del lavoro umano, messo a rischio da una tecnologia che potrebbe renderlo obsoleto e inutile.

È davvero possibile che un algoritmo possa sostituire la creatività e l'ingegno di una persona? Che valore ha la scrittura se non è espressione di un pensiero e di un sentimento? Che senso ha leggere un articolo o un libro se non si sa chi lo ha scritto e perché? Queste sono alcune delle domande che sorgono di fronte a questa notizia, che sembra uscita da un romanzo distopico o da un episodio di Black Mirror.

Forse si tratta solo di una mossa pubblicitaria della società, che vuole attirare l'attenzione dei media e dei potenziali clienti con una provocazione. Forse si tratta di un esperimento temporaneo, destinato a fallire o a essere abbandonato per i suoi limiti e le sue criticità. Forse si tratta di una sfida stimolante per i lavoratori creativi, che dovranno dimostrare di essere superiori a una macchina e di saper offrire qualcosa di più.

In ogni caso, è bene non sottovalutare il fenomeno dell'IA generativa, che potrebbe avere implicazioni profonde e inaspettate sul nostro modo di comunicare, informarci e divertirci. Non si tratta di demonizzare o idolatrare la tecnologia, ma di usarla con consapevolezza e responsabilità, senza dimenticare il valore dell'essere umano.

Un commento intelligente su questa notizia dovrebbe contenere anche un po' di ironia e delle metafore. Per esempio, si potrebbe dire che l'IA generativa è come una scimmia che impara a scrivere battendo a caso sulla tastiera, o che è come una spugna che assorbe le parole degli altri senza capirne il significato. Si potrebbe anche paragonare la società che ha preso questa decisione a un dottor Frankenstein che crea un mostro senza sapere come controllarlo, o a un apprendista stregone che scatena forze che non sa gestire.

Immagine di copertina: 123RF

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