CORONAVIRUS

Il coronavirus spaventa l’industria hi-tech tra misure preventive e incertezza

Il coronavirus potrebbe avere un impatto rilevante sull’economia mondiale e in particolare sul settore hi-tech. In Cina, luogo in cui ha iniziato a diffondersi il virus, e più in particolare l’area di Wuhan, sono infatti situati moltissimi impianti di svariate aziende e le misure messe in campo dal governo di Pechino e dalle società stesse stanno portando alla chiusura di stabilimenti e allo stop della produzione.

A questo si aggiungono restrizioni sugli spostamenti aerei e navali, sia di beni che di persone, al fine di contenere la diffusione del virus, con un conseguente rallentamento del commercio. Come riportato da Zerohedge, il governo cinese ha deciso di ordinare la chiusura di impianti di Foxconn – che realizza moltissimi componenti e prodotti per altre realtà, come ad esempio Apple – e Samsung per una o due settimane.

Certo, il “danno” inizialmente dovrebbe essere contenuto perché la chiusura avviene durante il periodo di festeggiamenti per il capodanno cinese, ma alcuni analisti ritengono che tali misure potrebbero durare più a lungo, causando danni sia all’economia locale che, a cascata, anche ad altre realtà statunitensi con rapporti stretti con la Cina.

Tim Cook, CEO di Apple, ha dichiarato che l’azienda sta adottando misure preventive per evitare di esporre il proprio personale al contagio, per esempio chiudendo negozi o riducendone l’orario di apertura. Facebook, Razer e LG hanno limitato i viaggi dei propri dipendenti in Cina. Secondo Bloomberg, Facebook ha chiesto ai dipendenti di ritorno dal paese asiatico di lavorare da casa.

Difficile stimare ora le ripercussioni economiche del virus in termini numerici, non è chiaro infatti quanto durerà l’emergenza, ma ogni giorno che passa con le misure restrittive in atto è chiaramente controproducente per gli affari del comparto hi-tech. Ciò vale per molti, ma forse non per tutti.

Secondo MarketWatch, i produttori statunitensi di memorie e altri semiconduttori con impianti al di fuori della Cina potrebbero ricevere maggiori commesse.

“Con la chiusura degli impianti durante il capodanno cinese questo fine settimana e l’impatto della quarantena del coronavirus a Wuhan, qualsiasi interruzione nell’installazione o ammodernamento di macchinari per la produzione di semiconduttori potrebbe essere negativo per i fornitori di tali macchinari, mentre qualsiasi intoppo nella produzione di memoria (se l’epidemia peggiorerà dopo i festeggiamenti per il capodanno) potrebbe essere positivo per i fornitori di memoria al di fuori della Cina come Micron, Western Digital e altri”, ha affermato Vijay Rakesh, analista di Mizuho.

Non resta che attendere l’evoluzione della situazione, che cambia di ora in ora. Per ora il coronavirus ha contagiato più persone della Sars del 2003, ma il tasso di mortalità è molto più basso, intorno al 2%. Giusto quindi non sottovalutarlo, ma per ora gli esperti mondiali concordano nell’affermare che non bisogna fare allarmismi, attualmente non giustificati dai numeri.