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Intel, i dirigenti parlano del futuro dell’azienda e del nodo di produzione a 7nm

A quanto pare, Intel non intende rinunciare a creare i propri chip. La società ha riportato recentemente i suoi guadagni relativi al quarto trimestre, con il nuovo CEO Pat Gelsinger e Omar Ishrak, presidente del consiglio di amministrazione, che si sono uniti al CEO uscente Bob Swan. Intel ha registrato un altro trimestre positivo e un anno record, ma l’aggiornamento promesso sul suo processo a 7nm e sulla strategia di outsourcing, che vedrà la società affidare la produzione di alcuni dei suoi prodotti di punta presso altre fabbriche, è rimasto ancora in sospeso.

Pat Gelsinger, nel corso della call, ha affermato di aver esaminato personalmente i progressi compiuti nel processo a 7nm dell’azienda nell’ultima settimana e di essere soddisfatto della «salute e del recupero del programma a 7nm». Gelsinger ha anche dichiarato che, data l’ampiezza del portfolio dell’azienda, Intel amplierà l’utilizzo di fonderie esterne per alcuni prodotti. Tuttavia, è fiducioso che la maggior parte delle CPU Intel del 2023 proverrà dalle fabbriche proprietarie della compagnia. La società prevede di condividere ulteriori dettagli dopo che Gelsinger avrà assunto la guida a febbraio. In particolare, l’indicazione del 2023 costituisce ancora un ritardo rispetto alla tempistica originale di Intel, ma è in linea con quello che la società ha delineato quando ha annunciato i problemi relativi al passaggio al nodo di produzione a 7nm.

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Il CEO di Intel, Bob Swan, ha svelato maggiori dettagli, affermando che i problemi di rendimento dell’azienda con il processo a 7nm derivavano dalle difficoltà avute con una sequenza di passaggi nel processo di produzione, che ha introdotto difetti. «Riprogettando questi passaggi siamo stati in grado di risolvere i difetti» – ha detto Swan, affermando inoltre che la società ha semplificato e razionalizzato il processo 7nm per garantire che la compagnia possa mantenere la sua roadmap del 2023, il che implica che potrebbero esserci alcune modifiche significative alle prestazioni e/o agli obiettivi di progettazione.

I chip Intel basati sul processo a 7nm debutteranno nel 2023, con i processori client in arrivo nella prima metà e i prodotti server in seguito. Questa sequenza temporale lascia ancora i concorrenti, come TSMC e Samsung, con un certo vantaggio. TSMC prevede che sarà in piena produzione con il suo nodo a 3nm nel 2023, il che spiega la continua necessità di Intel di esternalizzare alcuni prodotti. Intel intende sfruttare la sua tecnologia di packaging e la filosofia di progettazione disaggregata per integrare i chip prodotti esternamente nei propri sistemi.

Gelsinger ha anche affermato che la società rimane impegnata a ristabilire il suo vantaggio nella tecnologia dei nodi di processo, affermando di non essere «interessato a colmare le lacune, ma a essere il leader indiscusso nella tecnologia di produzione». Swan ha anche ribadito l’impegno dell’azienda a preservare il proprio vantaggio IDM, il che significa che la società si concentrerà ancora sulla produzione interna dei propri chip. Il CFO di Intel ha anche dichiarato che la compagnia sta aumentando la spesa per gli strumenti a 7nm per la produzione interna.

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Gelsinger ha osservato che la società non condividerà i suoi piani dettagliati fino a quando non avrà assunto la posizione di CEO il mese prossimo, aggiungendo che apporterà cambiamenti chiave alla leadership e che altri figure torneranno in azienda. Gelsinger ha anche commentato che «sono impegnati nell’innovazione e nella fornitura dei migliori prodotti in ogni mercato in cui competono». Gelsinger afferma che la sua revisione dell’azienda si concentrerà su quattro aree chiave: prodotti di leadership, “esecuzione maniacale”, innovazione e ripristino della “cultura trasparente e basata sui dati” promossa dall’ex CEO di Intel Andy Grove.

La società sta inoltre posticipando le previsioni per l’intero anno fino alla prossima call inerente agli utili. Il comunicato stampa di Intel indica anche che la società ha quadruplicato la sua «crescita delle unità realizzate a 10nm», che è stata a lungo afflitta da bassi rendimenti, ma non ha fornito un quadro di riferimento per verificare quanto sia aumentata effettivamente la produzione.

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