OpenAI si prepara a invadere il settore hardware con un dispositivo dedicato all'intelligenza artificiale, e i tempi di attesa potrebbero essere più brevi del previsto. Durante il Demo Day 2025 di Emerson Collective, Jony Ive, leggendario ex designer capo di Apple ora a capo del dipartimento hardware della società di Sam Altman, ha confermato che il misterioso gadget AI è attualmente in fase di prototipazione e potrebbe arrivare sul mercato entro meno di due anni. Un'accelerazione significativa rispetto alle precedenti indiscrezioni che parlavano di un rinvio oltre il 2026, segnando potenzialmente l'ingresso più ambizioso di un'azienda AI-native nel mondo dei dispositivi fisici.
Il progetto era nell'aria da tempo, da quando OpenAI aveva annunciato l'assunzione di Ive per guidare le operazioni hardware, ma fino ad oggi le informazioni concrete erano scarse. Sam Altman aveva accennato allo sviluppo di una piccola famiglia di dispositivi destinati a reinventare l'interazione uomo-computer, ammettendo però che la carenza di capacità di calcolo per ChatGPT rendeva lo sviluppo particolarmente arduo. Le difficoltà non erano solo tecniche: secondo report precedenti, il dispositivo era stato rallentato da problemi legati alla privacy, alle risorse computazionali e alla definizione della "personalità" del prodotto.
Le caratteristiche del dispositivo rimangono avvolte nel mistero, ma alcuni dettagli iniziano a delinearsi. Altman ha dichiarato che sarà più piccolo di uno smartphone, puntando su aggettivi come semplice, elegante e giocoso per descriverne l'estetica e l'approccio. La filosofia progettuale di Ive emerge chiaramente dalle sue parole durante l'intervento: il designer britannico punta a creare soluzioni che appaiano quasi ingenue nella loro semplicità, prodotti incredibilmente intelligenti e sofisticati che invogliano al contatto fisico, privi di intimidazione, utilizzabili quasi senza pensiero, strumenti che diventano estensioni naturali dell'utente.
Le ambizioni di Altman e Ive non si limitano a un gadget di nicchia: entrambi sembrano convinti che il prodotto possa rappresentare la più grande disruption tecnologica dal lancio di iPhone nel 2007. Un'affermazione audace che riflette la visione di Altman secondo cui i sistemi attuali non sono stati sviluppati per prosperare in un mondo guidato dall'intelligenza artificiale, un limite che allontana obiettivi ambiziosi come l'AGI (Artificial General Intelligence) dalla portata dell'azienda. Il dispositivo in sviluppo potrebbe quindi rappresentare un tentativo di creare hardware specificamente progettato per l'era dell'AI generativa.
Il contesto competitivo nel settore dei dispositivi AI sta diventando sempre più affollato. Aziende come Humane con il suo AI Pin e Rabbit con l'R1 hanno già tentato di ritagliarsi uno spazio in questo mercato emergente, con risultati contrastanti tra entusiasmo iniziale e critiche relative all'utilità pratica e alle prestazioni. OpenAI parte però da una posizione di vantaggio grazie alla leadership nel campo dei modelli linguistici di grandi dimensioni e all'integrazione verticale con i propri sistemi AI, elementi che potrebbero tradursi in un'esperienza utente più coerente e funzionale.
Resta da vedere come OpenAI affronterà le sfide computazionali menzionate da Altman, considerando che l'intelligenza artificiale richiede risorse significative e che un dispositivo portatile deve bilanciare prestazioni, autonomia ed efficienza energetica. La scelta di rendere il dispositivo più piccolo di uno smartphone suggerisce un approccio focalizzato su funzionalità specifiche piuttosto che su un tuttofare, possibilmente puntando sull'elaborazione ibrida tra edge computing locale e connessione cloud per sfruttare i modelli più potenti di OpenAI. La gestione dei dati personali sarà cruciale per il nostro mercato, viste l'esistenza del GDPR e le controversie sulla privacy che hanno coinvolto altri dispositivi AI sempre connessi.
Con il lancio previsto entro due anni, OpenAI avrà il tempo di perfezionare hardware e software, ma dovrà anche affrontare la concorrenza crescente di giganti tecnologici come Apple, Google e Samsung, tutti impegnati nell'integrazione dell'AI nei propri ecosistemi di dispositivi. Il successo dipenderà dalla capacità di offrire un valore reale che giustifichi l'acquisto di un dispositivo dedicato in un'epoca in cui gli smartphone stanno diventando sempre più capaci in ambito AI. L'attesa per i dettagli tecnici concreti e per il prezzo rimane alta nella comunità tech, che osserva con interesse questo primo grande passo di OpenAI oltre il software.