criptovalute

La polizia ha scovato una mining farm con gli stessi metodi usati per le piantagioni illegali

Succede che, in modo abbastanza sospetto, da un giorno all’altro, il contatore dell’energia elettrica inizi a segnare consumi molto più alti del solito. Succede che qualcuno s’insospettisce, poiché è risaputo che il più delle volte è proprio in questo modo che vengono scovate un sacco di attività illecite. Succede che la polizia sfonda la porta di un appartamento aspettandosi di ritrovarsi di fronte all’ennesima piantagione di marijuana coltivata in casa, che sia per uso personale o per scopi di lucro.

E invece no. Stavolta le forze dell’ordine non hanno trovato delle piante, ma decine e decine di computer: nel West Midlands, Regno Unito, la polizia ha scoperto, tramite l’eccessiva quantità di calore rilevata dai droni di sorveglianza, un gruppo di persone che si divertivano a “rubare” corrente elettrica per alimentare la propria mining farm (non è stato specificato quale fosse la criptovaluta minata). Rapporto qualità-prezzo decisamente infinito, nulla da aggiungere.

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Purtroppo è poco probabile che un evento del genere non si ripeta in futuro: alla diffusione sempre più su larga scala del mining di criptovalute si sono contrapposte la formazione di alcuni gruppi di attivisti che si oppongono alle operazioni di mining (New York), nonché perfino la creazione di una linea telefonica fissa tramite la quale inviare le proprie segnalazioni su un sospetto miner.

“Il mondo è strano Beppe”, direbbe qualcuno. Magari è vero, si stava meglio quando si stava peggio (volendo essere banali), ma è comunque interessante notare come anche crimini vecchio stampo si stiano evolvendo per raggiungere un fine che, pur rimanendo sempre illecito, è sempre in costante evoluzione in base a come va avanti il mondo.

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