Il mercato globale della memoria RAM sta attraversando una crisi senza precedenti che potrebbe portare alla chiusura di alcune aziende e alla riduzione drastica delle linee di prodotto, già entro la seconda metà del 2026. L'allarme arriva direttamente da Pua Khein-Seng, amministratore delegato di Phison, uno dei principali produttori mondiali di controller per SSD e dispositivi di memoria flash. Durante un'intervista televisiva rilasciata all'emittente taiwanese Next TV, il CEO ha confermato scenari preoccupanti per l'intera industria tecnologica, sottolineando come la carenza di componenti potrebbe avere conseguenze drammatiche per chi non riuscirà a garantirsi forniture adeguate.
La radice del problema risiede nella domanda insaziabile dei data center dedicati all'intelligenza artificiale, che stanno assorbendo la maggior parte della produzione mondiale di memoria. Questo squilibrio senza precedenti tra domanda e offerta ha fatto schizzare i prezzi della RAM verso l'alto in modo vertiginoso: negli ultimi mesi si sono registrati aumenti del 300%, 400% e in alcuni casi fino al 600%. Un'escalation che non ha paragoni nella storia recente del settore dei semiconduttori e che sta mettendo in difficoltà l'intera catena di fornitura tecnologica.
La concentrazione del mercato DRAM rappresenta un ulteriore elemento critico: tre sole aziende controllano il 93% della produzione globale. Samsung, SK Hynix e Micron dominano incontrastati un settore strategico, e le loro decisioni produttive hanno ripercussioni immediate su tutti i comparti tech. Nonostante la costruzione di nuovi impianti produttivi sia in corso, i tre colossi stanno adottando un approccio cauto, privilegiando la redditività rispetto all'espansione rapida della capacità produttiva. La preoccupazione di incorrere in una sovrapproduzione che potrebbe erodere i margini di profitto frena gli investimenti, prolungando inevitabilmente la carenza.
Lo stesso settore delle schede grafiche potrebbe subire contraccolpi senza precedenti: secondo indiscrezioni di mercato, NVIDIA potrebbe saltare per la prima volta in 30 anni il lancio di una GPU dedicata al gaming, concentrando tutta la produzione disponibile sui chip per l'intelligenza artificiale, dove i margini sono significativamente più elevati. Anche Apple, tradizionalmente capace di garantirsi forniture prioritarie grazie al suo enorme potere d'acquisto, starebbe affrontando difficoltà nel reperire quantità sufficienti di RAM e chip di memoria per i suoi dispositivi.
Durante l'intervista con Ningguan Chen, Khein-Seng ha confermato che le aziende incapaci di assicurarsi forniture adeguate potrebbero trovarsi costrette a ridimensionare drasticamente i propri cataloghi o, nei casi più estremi, a chiudere i battenti. Il CEO di Phison ha inoltre previsto un cambiamento nelle abitudini dei consumatori: nei prossimi due anni, secondo la sua visione, assisteremo a un ritorno alla riparazione dei dispositivi danneggiati piuttosto che alla loro sostituzione, una tendenza che potrebbe involontariamente favorire il movimento per il diritto alla riparazione.
L'impatto della crisi si estende trasversalmente a tutti i settori che dipendono dall'informatica: dai laptop agli smartphone, dai server aziendali ai sistemi embedded nell'automotive e nell'elettronica di consumo. La carenza non riguarda solo la DRAM, ma coinvolge anche la memoria NAND utilizzata negli SSD e altri componenti vitali, creando una tempesta perfetta per l'intera filiera tecnologica. I produttori di sistemi completi si trovano stretti tra l'aumento vertiginoso dei costi dei componenti e la difficoltà di trasferire interamente questi rincari sui consumatori finali.
I prezzi finali di PC, laptop e dispositivi elettronici sono già aumentati nelle scorse settimane, una tendenza destinata a crescere ancora nei prossimi mesi. Gli appassionati di tecnologia e i professionisti che contavano di aggiornare le proprie configurazioni potrebbero dover riconsiderare tempistiche e budget, mentre le aziende dovranno valutare attentamente gli investimenti in nuove infrastrutture IT. La situazione richiederà probabilmente diversi anni prima di normalizzarsi, con il 2027-2028 come orizzonte più realistico per un riequilibrio tra domanda e offerta, sempre che la corsa agli investimenti nei data center AI non acceleri ulteriormente.