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L’Europa da il via libera ai sostegni per la produzione di semiconduttori

Lo scorso settembre, Ursula von del Leyen, presidente della Commissione Europea, in un discorso aveva parlato dell’importanza dell’approvvigionamento dei semiconduttori in un mondo sempre più digitalizzato, presentando il cosiddetto “Chips Act“, che punterà a rendere la regione autosufficiente. Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno, ai tempi aveva affermato che il Chips Act sarebbe stato composto da tre elementi. Il primo riguarda l’ambito della ricerca sui semiconduttori, che coinvolgerà vari grossi istituti europei, come IMEC in Belgio, LETI/CEA in Francia e Fraunhofer in Germania. Il secondo prevede la creazione di un piano europeo collettivo che mira a migliorare la capacità di produzione e, infine, il terzo punta a istituire un framework per partnership e cooperazioni internazionali.

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Ovviamente, servirà del tempo prima della piena attivazione di un piano così imponente, ma, nella giornata di ieri, giovedì 18 novembre, l’esecutivo comunitario ha affermato che, considerando la situazione eccezionale, la Commissione può prevedere l’approvazione di sussidi per colmare potenziali carenze di finanziamento. Del resto, i semiconduttori sono diventati importantissimi in moltissimi campi, compreso quello automobilistico, e l’Europa è pronta a fare tutto il necessario per diminuire la dipendenza da altri attori mondiali. Come affermato che Breton, «è urgente dotare l’Europa di un settore produttivo all’altezza. Non ha senso scommettere su una divisione del lavoro in cui l’Europa si limiterebbe ai chips sopra i 20 nanometri, mentre gli Stati Uniti e l’Asia fornirebbero i chips sotto i 5 nanometri – il vero mercato del futuro». Anche la cancelliera Angela Merkel ha affermato, in una nota, che «una produzione competitiva di chips è impossibile senza sussidi statali».

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Una delle compagnie che potrà beneficiare di tali sussidi sarà Intel, che ha già espresso l’intenzione di aprire una nuova fabbrica in Europa. Al momento, la società sta vagliando tutte le possibilità, ma una delle ipotesi più accreditate vede la produzione affidata alla Germania, la ricerca alla Francia e il packaging all’Italia.