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Mac OS X, l’avanzata dei felini

Pagina 1: Mac OS X, l’avanzata dei felini

Introduzione

Con lo speciale dedicato alla storia di Windows, avevo promesso a "FraM" di replicare con un parallelo dedicato all'evoluzione di MacOS X: ebbene, una promessa è una promessa e non potevo di certo esimermi da essa.

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Così tra i vari impegni mi sono letteralmente "obbligato" a trovare il tempo per raccontare l'evoluzione del sistema operativo di Apple, tornando indietro fino agli inizi degli anni '90 dove incontriamo una Apple in profonda crisi "rosa".

La fenice che cerca di risorgere dalle ceneri

La prima metà degli anni '90 è un periodo estremamente difficile per Apple, che stenta a trovare la propria strada, dopo l'uscita di scena del secondo dei due "Steve" che l'hanno resa grande. Ma i problemi non sono solo interni, visto che Microsoft si impone come leader mondiale nel settore dell'informatica raggiungendo l'apice con il lancio di Windows 95, accompagnato da una campagna marketing senza precedenti.

In casa BigA la questione "operating system" è uno dei fascicoli più scottanti del CEO Gil Amelio, costretto a confrontarsi con una serie di progetti fallimentari che non riescono a dare il ben servito allo storico System x. Il primo di questi (1988) è Pink, così denominato perché gli ingegneri della Apple ne appuntano l'essenza su una scheda di colore "rosa", pensato per essere il futuro sistema operativo object-oriented di Cupertino.

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Versione preliminare di Pink

taligent logoLa complessità dello sviluppo viene però sottovalutata, spingendo ben presto Apple a creare prima l'AIM Alliance con IBM e Motorola, e poi a dar vita a una sorta di spin-off chiamata Taligent e concentrata sullo sviluppo dell'Universal Operating System. Dopo anni di investimenti, nel 1995 Apple si ritira ufficialmente dal progetto (lasciandolo in mano ad IBM), decidendo di puntare sul progetto proprietario Copland (1994), nato con grandi aspettative ma abbandonato dopo soli due anni per i tempi troppo lunghi di sviluppo (ufficialmente non sostenibili visto le ultime trimestrali in rosso). A raccoglierne parzialmente l'eredità sono i nuovi aggiornamenti System 7, che si presenta con elementi derivati proprio da Copland.

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Uno screenshot di Copland

Amelio ritiene che il problema sia legato alla scarsa innovazione interna e tenta una strada completamente diversa: acquisire Be Inc, produttrice di BeOS e del BeBox, società fondata a settembre del 1990 da Jean-Louis Gassée e Steve Sakoman, il primo ex presidente del settore R&D di Apple per 9 anni e il secondo ex direttore dello sviluppo delle CPU e delle linee di produzione di Apple II, Macintosh e Newton.

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Gil Amelio

Le trattative vanno avanti ad oltranza e i progressi sembrano indicare che per la firma è solo questione di tempo, ma le cose alla fine vanno diversamente: Apple mette sul piatto la cifra finale di 120 milioni di dollari, ma Be Inc. ne chiede 200, nonostante i "soli" 20 milioni di dollari totali degli investimenti sostenuti dalla società. Si crea così una situazione di stallo che porta il management di Cupertino a valutare altre alternative, tra cui Solaris e, addirittura, Windows NT.

Ma il vero colpo di scena deve ancora avvenire: infatti Apple viene contatta (o contatta, sulla cosa ci sono affermazioni discordati) da Jobs che propone ad Amelio di adottare NeXTStep/OpenStep come base tecnologica per i suoi sistemi operativi. La tecnologia di NeXT è all'avanguardia e dispone di un completo supporto al networking (grave deficit di System x) e di un insieme di avanzati tool di sviluppo che rendono agevole lo sviluppo di applicazioni native.

La situazione estremamente difficile di Apple e il desiderio di rivincita di Jobs fanno sì che l'affare si concluda velocemente (dicembre 1996) per una cifra più che doppia di quella chiesta da Be Inc, ovvero circa 427 milioni di dollari. Dopo l'acquisizione Amelio commenta l'accordo con la storica frase:

"We choose Plan A instead of Plan Be"

[Abbiamo scelto il Piano A invece che il Piano B(e)], con ovvio riferimento a Be Inc.