Microsoft si prepara a un cambio di rotta epocale nella propria strategia sull'intelligenza artificiale, con l'obiettivo di sviluppare modelli proprietari di frontiera che potrebbero renderla indipendente da OpenAI entro il 2026. L'annuncio arriva dal co-fondatore di Google Deepmind Mustafa Suleyman, attualmente ai vertici della divisione AI di Redmond, e segna una trasformazione radicale negli equilibri del settore. Fino ad oggi, l'intera infrastruttura di intelligenza artificiale dell'azienda di Satya Nadella si è basata sui modelli ChatGPT e DALL-E 3 di OpenAI, ma questa dipendenza sembra destinata a terminare.
La decisione di sviluppare modelli fondazionali proprietari rappresenta un'evoluzione naturale per Microsoft, che ha già dimostrato solide capacità nell'implementazione enterprise dell'AI con soluzioni come Microsoft 365 Copilot e Github Copilot. Suleyman ha sottolineato la necessità di costruire questi sistemi "alla frontiera assoluta" della tecnologia, utilizzando infrastrutture di calcolo su scala gigawatt e team di training tra i migliori al mondo. Questo approccio richiederà investimenti massicci in datacenter e hardware specializzato, un settore in cui Microsoft ha già dimostrato di voler investire pesantemente.
Il timing dell'annuncio non è casuale: OpenAI si trova attualmente sotto pressione legale, affrontando cause per violazione del copyright intentate dal New York Times e da xAI di Elon Musk. Inoltre, le voci secondo cui NVIDIA avrebbe investito 100 miliardi di dollari nell'azienda di Sam Altman sono state smentite, lasciando interrogativi sulla solidità finanziaria futura della società. Microsoft, nel frattempo, ha già diversificato i propri investimenti nel settore, includendo anche Anthropic tra i partner strategici.
La mossa trasforma Microsoft da cliente privilegiato a concorrente diretto di OpenAI, entrando in un mercato già affollato da Google con Gemini, Anthropic con Claude e altri player emergenti. Secondo le dichiarazioni di Suleyman, l'obiettivo è creare una "super-intelligenza medica" e sistemi AI autonomi capaci di auto-miglioramento, con particolare enfasi sugli agenti AI integrati in Azure per automatizzare workflow aziendali nel rispetto delle normative di compliance.
Le proiezioni di Suleyman sollevano però interrogativi significativi: secondo il dirigente, tutti i lavori da colletto bianco potrebbero essere automatizzati entro due anni. Un'affermazione che contrasta con il sentimento pubblico generalmente negativo verso l'AI, nonostante l'aumento dell'utilizzo attivo della tecnologia. Il mercato consumer rimane scettico, come dimostrano i meme "Microslop" che deridono l'implementazione spesso criticata delle funzionalità AI in Windows 11.
Gli investitori hanno recentemente punito Microsoft con vendite per miliardi di dollari, preoccupati che le enormi spese in capitale per l'infrastruttura AI non trovino giustificazione nei risultati economici concreti. La questione del ritorno sugli investimenti rimane critica: se molti utilizzano gratuitamente strumenti AI, pochi sono disposti a pagarli. Un paradosso che l'intero settore deve ancora risolvere.
Sul fronte etico, l'accelerazione nello sviluppo AI sta provocando un esodo di ricercatori da OpenAI e Anthropic, molti dei quali lanciano avvertimenti sui rischi per la società. Suleyman ha cercato di rassicurare con toni ottimisti, affermando che questi sistemi sono progettati per "operare in modo subordinato all'umanità" e che verranno introdotti solo quando ci sarà certezza di poterli controllare. Tuttavia, la velocità con cui le big tech stanno procedendo lascia poco spazio alla riflessione etica approfondita.
Resta da vedere se Microsoft renderà pubblici i benchmark dei propri modelli proprietari o se continuerà la politica di riservatezza adottata con gli attuali modelli sperimentali MAI. La trasparenza sarà cruciale per valutare le reali capacità tecniche e confrontarle con ChatGPT e Gemini.