La battaglia tecnologica tra Stati Uniti e Cina nel settore dell'intelligenza artificiale potrebbe essere molto più equilibrata di quanto comunemente si pensi. Secondo Jensen Huang, amministratore delegato di NVIDIA, l'azienda che fornisce la maggior parte dei processori grafici specializzati per l'AI a livello mondiale, il divario tecnologico tra i due giganti è praticamente inesistente. Una valutazione che ribalta completamente la percezione diffusa di un'America tecnologicamente dominante e di una Cina ancora in fase di recupero.
La Cina vista dall'interno: forza lavoro e innovazione
Durante una recente apparizione nel podcast Bg2, Huang ha descritto la Cina come un paese "formidabile, innovativo, dinamico e poco regolamentato". Le sue osservazioni derivano da un'esperienza diretta di 35 anni di NVIDIA nel mercato cinese, un punto di osservazione privilegiato per comprendere l'evoluzione tecnologica del paese asiatico. Il CEO ha sottolineato come la Cina disponga di "alcune delle migliori università STEM al mondo", riferendosi ai settori di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.
La cultura lavorativa cinese rappresenta, secondo Huang, un fattore decisivo in questa corsa all'innovazione. "Sono i più affamati al mondo", ha dichiarato, facendo riferimento alla diffusa pratica lavorativa "dalle 9 del mattino alle 9 di sera, sei giorni a settimana". Una mentalità che, per quanto possa risultare estrema agli standard occidentali, sta producendo risultati concreti nel settore dell'intelligenza artificiale.
Il mito del ritardo tecnologico cinese
Huang ha smontato sistematicamente alcuni pregiudizi comuni riguardo alle capacità tecnologiche cinesi. L'idea che la Cina non possa sviluppare i propri chip per l'AI gli sembra "completamente folle", mentre la convinzione che non sappia produrre componenti tecnologici è contraddetta dalla realtà: "Se c'è una cosa che sanno fare, è produrre". Ma è sul presunto ritardo tecnologico che il CEO di NVIDIA ha riservato le dichiarazioni più sorprendenti.
"Dicono che sono anni indietro rispetto a noi. Due anni? Tre anni? Ma dai. Sono nanosecondi dietro di noi", ha affermato Huang, ribaltando completamente la narrativa dominante. Questa valutazione assume particolare rilevanza considerando che NVIDIA controlla ancora circa il 95% del mercato globale dei chip per intelligenza artificiale, una posizione che potrebbe essere messa in discussione prima del previsto.
Tensioni commerciali e strategie governative
Il panorama commerciale tra NVIDIA e la Cina ha vissuto momenti di forte instabilità negli ultimi anni. L'amministrazione Trump aveva inizialmente vietato la vendita dei chip H20 - versioni modificate appositamente per aggirare le restrizioni imposte durante l'era Biden - prima di autorizzarle nuovamente nel luglio 2025 dopo pressioni dello stesso Huang. La domanda massiccia ha immediatamente creato carenze previsionali, mentre le preoccupazioni per la sicurezza hanno spinto i funzionari cinesi a scoraggiare le aziende domestiche dall'acquistare prodotti NVIDIA.
Un accordo senza precedenti, raggiunto ad agosto tra NVIDIA, AMD e il governo statunitense, prevede che il 15% dei ricavi derivanti dalle vendite di chip AI alla Cina torni nelle casse americane. Il presidente Trump ha definito gli H20 "obsoleti", dichiarando di aver chiesto inizialmente il 20% dei ricavi per approvare le vendite. Questa mossa evidenzia come la tecnologia sia diventata uno strumento di diplomazia economica tra le due superpotenze.
Il piano triennale di Huawei contro il dominio NVIDIA
La risposta cinese alle restrizioni americane si materializza principalmente attraverso Huawei, che ha delineato una strategia triennale per superare il dominio di NVIDIA nel mercato domestico. I chip Ascend di nuova generazione dell'azienda cinese opereranno in un sistema chiamato "SuperPod", capace di collegare fino a 15.488 processori utilizzando la tecnologia "UnifiedBus". Huawei sostiene che questa soluzione sia 62 volte più veloce dell'imminente NVLink144 di NVIDIA.
L'approccio di Huawei punta sulla quantità piuttosto che sulla finezza tecnica: mentre l'attuale tecnologia NVLink72 di NVIDIA può connettere fino a 72 GPU Blackwell e 32 CPU Grace, l'azienda cinese scommette sui grandi numeri. Questi chip sono progettati specificamente per l'ecosistema software AI cinese, rappresentando una sfida diretta al monopolio americano.
Una competizione inevitabile e necessaria
Nonostante le pressioni competitive, Huang mantiene un atteggiamento sorprendentemente aperto verso lo sviluppo tecnologico cinese. "Abbiamo una relazione competitiva con la Cina. Dovremmo riconoscere che la Cina, giustamente, vuole che le sue aziende abbiano successo", ha dichiarato nel podcast. Il CEO ha espresso frustrazione per le regolamentazioni che limitano la capacità di NVIDIA di competere globalmente, definendo la tecnologia americana "il nostro tesoro nazionale" e "la nostra migliore industria".
La posizione di Huang riflette una realtà commerciale complessa: NVIDIA può solo guadagnare da una partnership stabile con la Cina, il più grande mercato tecnologico mondiale dopo gli Stati Uniti. I prossimi tre anni saranno decisivi per determinare se Huawei riuscirà a mantenere le promesse del suo piano ambizioso, mentre la corsa all'intelligenza artificiale entra in una fase sempre più serrata tra le due superpotenze tecnologiche.