Nel mezzo del complesso intreccio di relazioni commerciali e tecnologiche tra Stati Uniti e Cina, emerge un dato significativo che ridimensiona sensibilmente le aspettative di uno dei protagonisti assoluti del mercato dell'intelligenza artificiale: NVIDIA non ha ancora ottenuto alcuna approvazione per la vendita delle sue GPU H200 alla Cina. La conferma arriva direttamente da un'audizione alla Camera dei Rappresentanti americana, gettando un'ombra concreta sulle prospettive di rientro nel mercato cinese da parte del produttore di chip californiano.
David Peters, Assistente Segretario per l'applicazione delle normative sull'esportazione presso il Dipartimento del Commercio statunitense, ha riferito alla Commissione per gli Affari Esteri della Camera che, al momento, non è stata approvata nemmeno una singola unità di H200 per l'esportazione verso la Cina. La dichiarazione è emersa in risposta a una domanda diretta della rappresentante Sydney Kamlager-Dove (democratica della California), che chiedeva quante GPU H200 fossero state autorizzate alla vendita da quando il presidente Donald Trump aveva operato un cambio di rotta netto sulle restrizioni all'esportazione del chip. La risposta di Peters è stata inequivocabile: "Per quanto ne sono a conoscenza, finora nessuna."
Il contesto storico di questa vicenda è fondamentale per comprenderne il peso. Prima delle restrizioni all'esportazione introdotte dall'amministrazione Trump, NVIDIA deteneva una quota di mercato prossima al 95% nel segmento delle GPU per intelligenza artificiale in Cina. Un dominio assoluto che si è sgretolato progressivamente fino ad azzerarsi completamente, lasciando spazio ai concorrenti locali come Huawei e alle sue soluzioni Ascend, che stanno cercando di colmare il vuoto lasciato dalle GPU americane.
Il quadro si complica ulteriormente se si considera che in aprile 2025 Trump aveva bloccato persino le esportazioni delle GPU H20, una versione già significativamente ridotta nelle specifiche rispetto all'H200 e appositamente pensata per il mercato cinese nel rispetto delle normative precedenti. Successivamente, l'amministrazione aveva lasciato intendere che le restrizioni sarebbero state allentate, permettendo potenzialmente la vendita dell'H200, una GPU decisamente più potente e strategica per i carichi di lavoro di intelligenza artificiale ad alte prestazioni.
L'ottimismo generato da quel segnale era stato tale che NVIDIA aveva avviato la preparazione di un lotto da 82.000 GPU per intelligenza artificiale appena due settimane dopo l'annuncio della Casa Bianca, in previsione di una rapida ripresa delle forniture verso il mercato asiatico. Un investimento logistico e produttivo considerevole, che ora rischia di rimanere in attesa di autorizzazioni che, stando alle parole di Peters, non sono ancora arrivate.
L'audizione alla Camera aveva anche un secondo obiettivo dichiarato: fare il punto sugli sforzi del Dipartimento del Commercio per contrastare il contrabbando di GPU destinate all'intelligenza artificiale verso la Cina, un fenomeno che le autorità americane monitorano con crescente attenzione. Il fatto che le restrizioni all'esportazione abbiano alimentato un mercato parallelo illegale rappresenta una delle conseguenze meno volute di una politica commerciale che si è dimostrata difficile da applicare con precisione chirurgica in un ecosistema globale così interconnesso.
Per NVIDIA, il percorso verso la riconquista del mercato cinese appare dunque ancora lungo e irto di ostacoli burocratici e geopolitici. L'azienda si trova a navigare tra le pressioni dell'amministrazione americana, le aspettative degli investitori e la crescente competitività dell'industria cinese dei semiconduttori, che nel frattempo ha avuto il tempo di consolidarsi. L'evoluzione delle trattative diplomatiche tra Washington e Pechino e le prossime mosse del Dipartimento del Commercio in materia di licenze di esportazione saranno determinanti per capire se e quando le GPU H200 potranno effettivamente raggiungere i data center cinesi.