Si inizia a parlare sempre più spesso di TV RGB, o per meglio dire di TV LCD con retroilluminazione RGB. Ma di cosa si tratta esattamente? Siamo di fronte alla solita trovata marketing per spingerci a cambiare il televisore e spendere altri soldi, o a qualcosa che può veramente cambiare l’esperienza di visione? Con queste domande in testa ho deciso di andare più a fondo, analizzando per bene questa nuova tecnologia sul mercato, ed aiutandovi così anche ad effettuare una scelta consapevole, qualora stiate affascinati da questa tecnologia e, magari, steste valutando di cambiare il vostro televisore.
Che cos’è una RGB TV
Anzitutto cominciamo dalle basi, per capire facilmente cos’è un TV RGB, possiamo partire da un concetto semplice: da dove nasce il colore che noi vediamo nei TV LCD tradizionali, inclusi i modelli MiniLED più evoluti?
In questi sistemi, una matrice di LED che emettono luce bianca è posizionata dietro al pannello. Questa luce bianca, che in realtà è il risultato di una combinazione di più lunghezze d’onda, viene filtrata dal pannello LCD attraverso i sub-pixel rosso, verde e blu affinché il mix di questi colori crei le varie sfumature necessarie a comporre l’immagine finale.
Questo processo, per quanto collaudato e funzionale, porta con sé un’inefficienza strutturale poiché parte della luce viene inevitabilmente assorbita dai filtri colore, venendo di fatto sprecata. Una TV RGB cambia radicalmente questo paradigma: invece di partire da una sorgente luminosa bianca da modificare successivamente, il colore viene generato puro direttamente alla fonte.
Ogni punto della retroilluminazione cessa di essere un singolo LED bianco per diventare un gruppo di tre micro-LED distinti: uno rosso, uno verde e uno blu. Regolando questi tre elementi in maniera indipendente, è possibile creare il colore desiderato prima ancora che la luce attraversi il pannello.
Si tratta di un cambiamento sostanziale, poiché i filtri colore diventano meno determinanti e la responsabilità della qualità dell’immagine si sposta in gran parte alla sorgente luminosa stessa.
RGB TV vs. OLED
Qualcuno ora potrebbe dire che quanto descritto somiglia molto al funzionamento degli OLED. È una domanda legittima perché il principio di rosso, verde e blu controllati separatamente sembra lo stesso.
In realtà il punto in cui la somiglianza finisce è proprio lì, nel colore, mentre il modo in cui quell’RGB viene usato è diverso. Negli OLED il pixel è auto-emissivo, il che significa che ogni singolo pixel sullo schermo produce direttamente la luce che vedi. Nei pannelli OLED più diffusi oggi, la luce nasce da materiali organici che emettono luce quando attraversati da corrente elettrica. Nei sistemi WRGB la base è una luce bianca organica, che viene poi filtrata in rosso, verde e blu a livello di sub-pixel, con l’aggiunta di un sub-pixel bianco per aumentare la luminosità, mentre nei QD-OLED la luce di partenza è blu e viene convertita in rosso e verde tramite quantum dot.
In entrambi i casi, però, la luce che forma l’immagine nasce esattamente nel punto in cui la stai guardando, pixel per pixel, senza alcuna retroilluminazione alle spalle. Nelle RGB TV, invece, l’RGB non coincide con il pixel dell’immagine. I micro-LED rossi, verdi e blu non sono ciò che vedi direttamente, ma sono la sorgente luminosa che sta dietro al pannello LCD. La luce RGB viene generata a monte, poi attraversa comunque uno strato di cristalli liquidi che la modula per formare l’immagine finale.
Questo significa che l’unità fondamentale di controllo non è il singolo pixel, ma una zona di retroilluminazione, più o meno piccola a seconda dell’implementazione. C’è poi un’altra distinzione cruciale. Negli OLED, se un pixel deve essere nero, semplicemente non emette luce e il nero è assenza totale di emissione. In una TV RGB, invece, anche quando una zona deve essere scura, esiste sempre una sorgente luminosa dietro al pannello, che viene attenuata o spenta a livello di zona, ma mai con la stessa granularità del singolo pixel.
Questo è il motivo per cui le RGB TV restano tecnicamente display LCD e non raggiungono il nero assoluto tipico degli OLED.
RGB TV vs. LCD
Il passaggio da una retroilluminazione LCD classica a una RGB non cambia la natura del pannello, ma modifica l’immagine, e la prima differenza evidente riguarda il colore.
Nei televisori LCD tradizionali, anche quelli molto evoluti, la saturazione cromatica più spinta tende a concentrarsi soprattutto su alcune tonalità, mentre altre risultano meno pure o leggermente impastate, soprattutto alle alte luminosità. Con una retroilluminazione RGB, la gamma cromatica disponibile è più ampia e soprattutto più uniforme. I colori intensi mantengono una maggiore separazione tra le componenti, con meno contaminazioni reciproche, e questo si traduce in immagini che appaiono più ricche ma anche più stabili nel tempo, senza viraggi evidenti passando da scene scure a scene molto luminose.
Un secondo aspetto riguarda il rapporto tra colore e luminosità. Negli LCD classici, aumentando la luminosità, il colore tende progressivamente a perdere precisione perché i filtri lavorano in condizioni meno ottimali. Nelle TV LCD RGB questo compromesso è meno marcato.
Le alte luci HDR risultano non solo più brillanti, ma anche più coerenti dal punto di vista cromatico. Elementi come cieli, riflessi metallici o superfici illuminate mantengono una tonalità più credibile, evitando quell’effetto di sbiancamento che a volte si osserva sugli LCD tradizionali spinti al limite.
Dal punto di vista del contrasto percepito, il miglioramento è meno marcato.
Le TV LCD RGB non eliminano i limiti strutturali del local dimming, ma la qualità della luce consente transizioni più morbide tra zone luminose e zone scure. Il blooming non scompare, ma tende a risultare meno evidente perché la luce è più controllata. In scene complesse, con piccoli dettagli luminosi su sfondi scuri, l’immagine appare più pulita rispetto a un LCD classico, pur senza raggiungere il livello di precisione di un display OLED. Un vantaggio riguarda anche l’uniformità cromatica dell’immagine su grandi superfici.
Negli LCD tradizionali, soprattutto sulle diagonali molto ampie, possono esserci zone con colori più caldi o più freddi, difetto che con le TV RGB è meno marcato. Ovvio ci sono anche compromessi. La maggiore complessità della retroilluminazione RGB richiede sistemi di controllo più sofisticati. Questo significa che la qualità finale dipende ancora di più dagli algoritmi di gestione e dall’elaborazione video.
In alcuni scenari, soprattutto con contenuti di bassa qualità, un controllo RGB aggressivo può enfatizzare rumore, banding o artefatti cromatici che su un LCD tradizionale risultano meno evidenti. Un altro limite riguarda il nero. Nonostante i miglioramenti, la profondità del nero resta legata alla tecnologia LCD, e ciò significa che non sarà mai un nero perfetto, cosa che si può avere solo su tecnologie auto emissive che permettono di spegnere la fonte luminosa.
Fa davvero la differenza?
Le TV RGB sono una normale evoluzione delle TV LCD, così come lo sono state tutte le tecnologie che abbiamo visto in questi anni e che hanno migliorato la qualità di riproduzione, come una retroilluminazione più fitta e controllata, i Quantum Dot e gli algoritmi sempre più complessi.
Quindi di fatto siamo davanti a un ulteriore step, che è semplicemente una retroilluminazione più precisa che porta ad avere un’amplificazione della qualità. Quello che migliora principalmente è la resa dei contenuti HDR, soprattutto nelle alte luci. Tuttavia non rappresenta una rivoluzione, perché il nero può essere un po’ migliore, ma a livello di contrasti non permette di raggiungere quello che è invece in grado di offrire una TV OLED.
Quindi, chi dovrebbe desiderare a tutti i costi una TV LCD RGB?
Partiamo con il dire che in questo momento siamo agli albori di questa tecnologia, ciò significa che i costi sono molto elevati. Considerando che le differenze si possono vedere principalmente sulle grandi diagonali, quindi attorno ai 100 o più pollici, dove è possibile raggiungere una luminosità molto elevata e una consistenza cromatica superiore e dove gli OLED ancora non arrivano in termini proprio di dimensioni, direi che è proprio questa l’applicazione più sensata per chi vuole una TV molto grande con una qualità d’immagine qualitativamente molto elevata, se non la migliore che si possa avere. Per le dimensioni più piccole, quindi quelle classiche delle nostre case dai 50 ai 70 pollici, probabilmente ha poco senso scegliere queste TV, almeno finché i prezzi non si abbasseranno ai livelli degli OLED.