Nel cuore della provincia di Gyeonggi, a soli quindici minuti di metropolitana dal famoso quartiere di Gangnam a Seoul, sorge quello che molti definiscono la "Silicon Valley della Corea del Sud". Si tratta di Pangyo Techno Valley, un complesso tecnologico di oltre 660.000 metri quadrati che dal 2011 ospita più di 1.800 startup, centri di ricerca e aziende tech globali. Tuttavia, dietro questa etichetta altisonante si nasconde una realtà più complessa, dove le ambizioni di grandezza si scontrano con sfide concrete che mettono in discussione il vero potenziale innovativo del distretto.
Il paradosso della concentrazione tecnologica
Camminando per le strade di Pangyo Techno Valley, i nomi che si incontrano fanno impressione: Naver, spesso definito il Google coreano, Kakao con la sua super-app che domina la vita digitale del paese, i colossi del gaming Nexon e NCSoft. Non mancano giganti industriali come HD Hyundai nel settore navale, AhnLab nella cybersicurezza, oltre alle divisioni di Samsung Electronics, SK Hynix e la filiale per i veicoli autonomi di Hyundai, 42dot.
Eppure, i numeri raccontano una storia diversa da quella che ci si aspetterebbe da una vera Silicon Valley. Secondo i dati ufficiali del distretto, ben il 91,5% delle aziende presenti sono piccole e medie imprese, mentre le big tech rappresentano appena il 3,6% del totale. Il resto è costituito da organizzazioni pubbliche e governative.
L'esodo verso Gangnam
"Dieci anni fa le startup accorrevano tutte a Pangyo", racconta Janice Sa, principal di Z Venture Capital che lavora nel distretto da più di un decennio. "Oggi molte stanno tornando a Gangnam". Le ragioni di questo trend sono pragmatiche: i giovani sviluppatori e ingegneri continuano a gravitare verso Gangnam, dove si concentra la maggior parte dei fondi di venture capital lungo Teheran Street, il principale corridoio tecnologico della città.
La geografia amministrativa gioca un ruolo cruciale in questa dinamica. Pur essendo collegato facilmente con Seoul, Pangyo rimane tecnicamente nella provincia di Gyeonggi, il che significa minore accesso ai programmi di supporto governativo e a un ecosistema startup meno sviluppato rispetto alla capitale.
Le differenze culturali che frenano l'innovazione
Hyoungchul Choi, CEO di Portologics e fondatore della sua azienda a Pangyo cinque anni fa, riconosce che il distretto rappresenta "assolutamente l'hub più concentrato della Corea per software, gaming, piattaforme e intelligenza artificiale". Tuttavia, mette in guardia dall'abusare del paragone con la Silicon Valley: "Il soprannome è comodo, ma non dovremmo sopravvalutare la nostra influenza globale. La Silicon Valley non è solo densità di aziende: è costruita su decenni di flussi di capitali internazionali, cultura del rischio e capacità di attrarre talenti da tutto il mondo".
Un investitore di Kakao Ventures evidenzia le differenze culturali che potrebbero spiegare questo gap: "Le startup americane tendono ad avere successo e a fallire molto più velocemente, alimentando una sperimentazione continua e un alto tasso di movimento dei talenti". Al contrario, le aziende coreane bilanciano l'ambizione con la disciplina, costruendo prove concrete in patria prima di espandersi all'estero.
Il problema dello storytelling globale
Oltre alle questioni geografiche e culturali, emerge un ostacolo inaspettato: la capacità narrativa. "Molti fondatori coreani sono brillanti sui numeri e sulla strategia, ma inciampano su una domanda più semplice: qual è la vostra storia?", spiega l'investitore di Kakao Ventures. "Il business rimane una questione di persone che si connettono con altre persone. Senza una narrazione chiara e autentica su perché tu e il tuo team siete quelli giusti, è difficile distinguersi".
Choi identifica tre fattori principali che frenano le startup coreane nell'espansione globale: le dimensioni ridotte del mercato domestico, i legami più deboli con investitori globali e le barriere linguistiche e normative che creano attriti aggiuntivi. "Sfondare richiede più dell'ambizione: servono partner globali fin dall'inizio, risorse deliberate per il go-to-market e leader che pensano oltre confine dal primo giorno".
Verso una nuova identità tecnologica
Nonostante le sfide, il distretto sta evolvendo oltre gaming e piattaforme, abbracciando intelligenza artificiale, biotecnologie e deep tech. Il governo sta investendo in campus per startup e programmi di scaling, segnalando una volontà di diversificazione del portfolio tecnologico.
La vera prova ora non riguarda tanto la crescita locale quanto la capacità di dimostrare successo globale attraverso unicorni, exit cross-border e flussi costanti di talenti internazionali. Come osserva Choi, potrebbe essere proprio la capacità di raccontare storie convincenti al mondo a fare la differenza tra rimanere un hub tecnologico regionale e diventare un vero centro di innovazione globale.