Intel ha schivato in extremis l'impatto della grave crisi della memoria che sta paralizzando l'industria tecnologica globale. La società di Santa Clara è riuscita a garantire forniture sufficienti per mantenere la produzione dei processori Lunar Lake secondo i piani, grazie a una strategia di approvvigionamento definita "relativamente aggressiva" dal direttore finanziario David Zinsner. Una mossa che assume particolare rilevanza considerando che Lunar Lake integra memoria LPDDR5X direttamente nel package del processore, rendendo Intel direttamente dipendente dal mercato delle memorie in un momento di estrema turbolenza.
Durante la presentazione dei risultati finanziari, Zinsner ha confermato che le scorte accumulate dall'azienda dovrebbero essere adeguate rispetto alle previsioni attuali. Il dirigente ha tuttavia ammesso che un eventuale incremento della domanda potrebbe richiedere ulteriori acquisti di memoria, con conseguente impatto negativo sui margini lordi di profitto. La tempestività nell'assicurarsi le forniture si è rivelata cruciale: difficilmente qualcuno, anche tra gli analisti più attenti, avrebbe potuto prevedere l'entità della crisi che sta attualmente investendo il settore.
Le tensioni sulla catena di fornitura delle memorie, che secondo le stime persisteranno per tutto il 2026, hanno costretto numerosi produttori a una corsa disperata per accaparrarsi scorte, anche a prezzi notevolmente gonfiati rispetto ai livelli normali. La particolare architettura della Core Ultra Series 2, che prevede l'integrazione della memoria RAM direttamente nel substrato del processore, ha esposto Intel in modo peculiare a queste dinamiche di mercato.
La situazione si modificherà con l'arrivo di Panther Lake, nome in codice della Core Ultra Series 3 che sostituirà presto l'attuale generazione. A differenza di Lunar Lake, la nuova architettura non prevede memoria integrata nel package, liberando Intel dall'onere di approvvigionarsi direttamente sul mercato DRAM. Tuttavia, questo non significa che l'azienda sarà immune dalle conseguenze della crisi: qualcuno nella catena di fornitura dovrà comunque sostenere i costi maggiorati, che tendono inevitabilmente a riversarsi sul prezzo finale pagato dai consumatori.
La dinamica economica innescata dall'aumento dei prezzi della memoria rischia di creare un effetto domino negativo per l'intero settore. Se i laptop e i sistemi desktop diventano troppo costosi per i consumatori, le vendite rallentano, i produttori ordinano meno chip a Intel, e l'azienda subisce comunque perdite finanziarie. Non a caso, la società di ricerca IDC prevede un anno estremamente volatile per le vendite di PC, con fluttuazioni significative nei volumi di vendita legate proprio all'instabilità dei prezzi dei componenti.