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Un consumatore su tre dice no all'AI: ecco perché

I consumatori non rifiutano l'AI per incomprensione, ma perché i loro dispositivi soddisfano già le esigenze quotidiane senza bisogno di nuove funzioni.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 05/02/2026 alle 10:35

La notizia in un minuto

  • Due terzi degli utenti contrari all'AI ritengono i loro dispositivi già perfettamente funzionanti, mentre solo il 15% cita la complessità come motivo di disinteresse, ribaltando la narrativa delle aziende tech
  • Le preoccupazioni per la privacy (59%) e il rifiuto di pagare sovrapprezzi (43%) emergono come barriere principali, con l'82% dei giovani 18-24 anni favorevole all'AI contro percentuali inferiori nelle fasce d'età superiori
  • I consumatori più informati mostrano scetticismo crescente verso l'integrazione pervasiva dell'AI, considerando impatti su affidabilità, consumo energetico e obsolescenza dei dispositivi dotati di NPU dedicati

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Il dibattito sull'intelligenza artificiale nei dispositivi consumer si arricchisce di nuovi dati che ribaltano la narrazione dominante nel settore tech. Secondo una recente indagine condotta dalla società di ricerca Circana, la resistenza dei consumatori nei confronti delle funzionalità AI non nasce da un'incomprensione della tecnologia, ma da una valutazione pragmatica e consapevole delle proprie esigenze. Il dato più significativo emerge chiaramente: quasi due terzi degli utenti contrari all'AI ritengono semplicemente che i loro dispositivi svolgano già perfettamente le funzioni necessarie, rendendo superflua l'integrazione di capacità basate sull'intelligenza artificiale.

La ricerca smonta efficacemente l'argomentazione spesso ripetuta dai dirigenti delle aziende tecnologiche, secondo cui il pubblico sarebbe lento nell'adottare l'AI per mancanza di comprensione. I numeri raccontano una storia diversa: solo il 15% degli intervistati ha citato la complessità tecnologica come motivo di disinteresse. La stragrande maggioranza dimostra invece una chiara consapevolezza dei propri bisogni digitali e dei limiti che desidera imporre all'adozione di nuove tecnologie.

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Le preoccupazioni per la privacy rappresentano il secondo fattore determinante, con il 59% dei contrari all'AI che identifica questo aspetto come critico. Un dato che assume particolare rilevanza nel contesto europeo, dove il GDPR ha sensibilizzato notevolmente gli utenti sui temi della protezione dei dati personali. La normativa europea ha creato una cultura della privacy più matura rispetto ad altri mercati, rendendo gli utenti del Vecchio Continente particolarmente attenti alle implicazioni dell'elaborazione dei dati tramite sistemi di intelligenza artificiale.

Il 43% degli intervistati non è disposto a pagare un sovrapprezzo per funzionalità AI sui propri dispositivi, in particolare sugli smartphone

L'aspetto economico emerge come terza barriera significativa all'adozione. Il 43% delle persone che hanno partecipato non intende sostenere costi aggiuntivi per dispositivi dotati di capacità AI, soprattutto nel segmento smartphone dove i margini di prezzo sono già elevati. Una posizione comprensibile considerando che molte funzionalità AI vengono proposte come caratteristiche premium, aumentando il costo finale dei dispositivi senza offrire benefici tangibili per molti casi d'uso quotidiani.

La distribuzione demografica dei risultati rivela dinamiche interessanti per il mercato futuro. Complessivamente, il 65% degli intervistati si dichiara interessato ad avere capacità AI su almeno uno dei propri dispositivi. La percentuale sale drasticamente all'82% nella fascia 18-24 anni, per poi diminuire progressivamente nei gruppi di età superiore. Un pattern prevedibile che rispecchia storicamente l'adozione di qualsiasi nuova tecnologia: le generazioni più giovani tendono a essere early adopter, mentre gli utenti più maturi adottano un approccio più conservativo.

Questa divisione generazionale richiama dinamiche già viste in passato con tecnologie consumer precedenti, ma solleva interrogativi specifici nel caso dell'intelligenza artificiale. A differenza di innovazioni come gli smartphone o i social network, l'AI presenta implicazioni più ampie in termini di consumo di risorse computazionali ed energetiche. Il training e l'inference dei modelli di machine learning richiedono datacenter sempre più potenti, con impatti ambientali ed economici che stanno già creando tensioni nella catena di fornitura hardware, influenzando disponibilità e prezzi di componenti come GPU e CPU di fascia alta.

L'indagine Circana suggerisce che i consumatori più informati e attenti alle dinamiche tecnologiche sono proprio quelli che manifestano maggiore scetticismo verso l'integrazione pervasiva dell'AI. Questo gruppo demografico comprende gli impatti in termini di affidabilità dei sistemi, considerando i ben documentati problemi di allucinazioni nei Large Language Model, le questioni legate al consumo energetico dei datacenter e le implicazioni sulla longevità dei dispositivi. La tendenza dei produttori a spingere funzionalità AI come caratteristiche imprescindibili rischia di accelerare cicli di obsolescenza già criticati dalla comunità tech più consapevole.

Fonte dell'articolo: www.pcgamer.com

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