NVIDIA ha chiuso definitivamente i conti con una delle operazioni più ambiziose e controverse della sua storia: la dismissione completa della partecipazione in Arm. Secondo i documenti depositati presso gli enti regolatori, il colosso dei chip ha venduto le ultime 1,1 milioni di azioni rimaste nel suo portafoglio, per un valore stimato di circa 140 milioni di dollari. La transazione risale alla fine del 2025, ma è emersa solo ora attraverso le comunicazioni obbligatorie che Nvidia deve presentare per operazioni di questa natura. Un epilogo silenzioso per quella che avrebbe dovuto essere l'acquisizione del secolo nel settore dei semiconduttori.
La storia affonda le radici nel 2020, quando NVIDIA aveva annunciato l'intenzione di acquisire Arm per una cifra altissima, costruendo progressivamente una partecipazione azionaria significativa. L'operazione prometteva di ridisegnare gli equilibri del mercato dei processori, garantendo a NVIDIA il controllo dell'architettura instruction set più diffusa nel mobile e nei dispositivi embedded. Tuttavia, il piano si è infranto contro il muro delle autorità antitrust globali, che hanno bocciato l'operazione nel 2022 temendo una concentrazione eccessiva di potere tecnologico nelle mani di un singolo player.
La vendita delle azioni residue solleva interrogativi sulle reali prospettive che NVIDIA vede in Arm come investimento finanziario. Con ricavi superiori ai 130 miliardi di dollari nel 2025 e lo status di azienda più capitalizzata al mondo, i 140 milioni incassati dalla dismissione rappresentano cifre irrisorie per i bilanci del gruppo di Santa Clara. La tempistica e l'entità della vendita potrebbero suggerire una svalutazione delle potenzialità future di Arm, almeno dal punto di vista degli investimenti azionari di NVIDIA.
Eppure, la separazione finanziaria da Arm non modifica minimamente gli accordi di licenza tecnologica che legano le due società. NVIDIA mantiene intatte le sue licenze per utilizzare i core Cortex A725 e X925 progettati da Arm, come dimostrato dal chip GB10 integrato nella piattaforma DGX Spark, destinata a diventare la base del primo processore Arm di Nvidia per PC. Parallelamente, l'azienda conserva anche la licenza architetturale completa che le permette di progettare core CPU personalizzati basati sull'instruction set Arm, come evidenziato dal chip Vera per applicazioni automotive e datacenter.
La doppia licenza rappresenta una strategia consolidata nel settore dei semiconduttori. Da un lato, i core standard Arm permettono time-to-market rapidi per prodotti come il GB10, riducendo i costi di sviluppo e garantendo compatibilità immediata con l'ecosistema software esistente. Dall'altro, la licenza architetturale consente a NVIDIA di spingere l'innovazione verso soluzioni ottimizzate per carichi di lavoro specifici, come l'inferenza AI o il calcolo ad alte prestazioni, mantenendo il controllo completo sul design microarchitetturale.
L'ingresso di NVIDIA nel mercato delle CPU Arm per PC rappresenta una delle sfide più significative per Intel e AMD nel segmento consumer. La roadmap prevede processori che combinano core CPU Arm ad alte prestazioni con le GPU GeForce e acceleratori AI Tensor Core, puntando a ridefinire il concetto stesso di laptop gaming e workstation portatili. La strategia ricalca quanto fatto da Apple con i chip della serie M, ma con l'obiettivo di mantenere la compatibilità con l'ecosistema Windows e supportare il gaming nativo senza emulazione.
Resta da interpretare il messaggio implicito nella vendita delle azioni Arm. Se NVIDIA, con la sua posizione dominante nell'AI e nei datacenter, non vede valore nell'apprezzamento futuro delle azioni Arm, potrebbe indicare aspettative conservative sulla crescita del modello di business basato sulle licenze IP. Alternativamente, potrebbe trattarsi di una manovra simbolica per chiudere definitivamente il capitolo dell'acquisizione fallita, una sorta di dichiarazione di indipendenza strategica da una società con cui continuerà comunque a collaborare dal punto di vista tecnologico.