L'amministrazione Trump ha deciso di allentare le restrizioni sull'esportazione verso la Cina delle GPU NVIDIA H200, i potenti acceleratori AI della serie Hopper destinati ai data center. La mossa rappresenta un importante cambio di rotta nella complessa partita geopolitica dei semiconduttori, ma arriva accompagnata da un avvertimento: una seconda fase dell'indagine sulla sicurezza nazionale potrebbe portare a dazi ben più ampi su chip e prodotti derivati. Il presidente ha già minacciato dazi fino al 100% sui semiconduttori, sebbene negli ultimi mesi abbia concesso esenzioni alle aziende disposte a espandere la produzione sul suolo americano.
Le H200, evoluzione dell'architettura Hopper con memoria HBM3e potenziata, sono tra le GPU più richieste dai giganti tech cinesi come Alibaba, ByteDance e Tencent per addestrare modelli di intelligenza artificiale di grandi dimensioni. Questi acceleratori offrono prestazioni superiori e una gestione più semplice rispetto alle alternative attualmente disponibili sul mercato cinese, rendendoli particolarmente appetibili per carichi di lavoro AI ad alta intensità. Tuttavia, la decisione statunitense potrebbe rivelarsi inefficace: fonti vicine alla questione rivelano che funzionari doganali cinesi hanno recentemente istruito le società di logistica nei porti del Paese a non presentare richieste di sdoganamento per le H200, lasciando incerto se si tratti di una direttiva temporanea o permanente.
La Cina sta infatti perseguendo con determinazione l'autosufficienza nella produzione di semiconduttori, spingendo le aziende tecnologiche nazionali ad adottare chip domestici. Pechino aveva precedentemente discusso la possibilità di concedere accesso limitato alle H200, ma l'attuale blocco doganale suggerisce un irrigidimento della posizione. L'amministrazione generale delle dogane cinese non ha risposto alle richieste di commento, alimentando l'incertezza sul destino pratico delle esportazioni autorizzate da Washington.
La revoca delle restrizioni sulle H200 si inserisce in una strategia più ampia dell'amministrazione Trump che lega le concessioni commerciali agli investimenti produttivi negli Stati Uniti. NVIDIA ha già impegnato 500 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni per la produzione domestica, mentre TSMC sta costruendo stabilimenti in Arizona nell'ambito di un progetto da 165 miliardi di dollari. Il nuovo impianto taiwanese ha iniziato a produrre i chip Blackwell di NVIDIA, l'architettura di nuova generazione per l'AI, già dallo scorso ottobre.
Nonostante questi investimenti, la stragrande maggioranza dei chip più avanzati al mondo continua a essere prodotta a Taiwan prima di essere spedita altrove per il packaging o l'integrazione in server e dispositivi. Questa dipendenza dalla produzione asiatica rappresenta un nodo critico per la sicurezza tecnologica occidentale, tema che Trump ha affrontato anche con un'indagine parallela sui minerali critici. L'amministrazione ha concluso che la dipendenza statunitense dalle importazioni di questi materiali costituisce una minaccia alla sicurezza nazionale.
Il presidente ha incaricato il Segretario al Commercio Howard Lutnick di negoziare accordi con i partner commerciali che includano "misure restrittive", tra cui prezzi minimi per metalli strategici come gallio, germanio e terre rare. L'ordine esecutivo non impone tariffe immediate su questi materiali, ampiamente utilizzati nei settori tecnologico, energetico e della difesa, ma la Casa Bianca avverte che potrebbero seguire altre azioni se non si raggiungeranno accordi entro 180 giorni. La Cina domina il mercato delle terre rare e di numerosi minerali critici, un vantaggio che ha sfruttato negli ultimi mesi tagliando gli accessi alle forniture.
NVIDIA ha accolto positivamente la decisione statunitense, dichiarando che la politica di Trump "raggiunge un equilibrio ponderato ottimo per l'America". Anche AMD ha confermato la propria conformità a tutte le leggi e normative USA sulle esportazioni. Resta da vedere se questa apertura diplomatica produrrà effetti concreti o se resterà bloccata dalla risposta protezionistica di Pechino, in un braccio di ferro tecnologico dove l'intelligenza artificiale e i semiconduttori rappresentano il campo di battaglia principale per la supremazia economica e strategica del prossimo decennio.