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Creato artificialmente un rudimentale cervello dotato di occhi

Recentemente, un team internazionale di ricercatori afferma di essere riusciti a far sviluppare in laboratorio, ancora una volta, una massa di tessuti molto simili a un cervello, in grado però questa volta, di produrre poi autonomamente due “coppe ottiche” simmetriche, capaci di reagire agli stimoli luminosi proprio come farebbero un paio di occhi.

Organoide cervello con coppe ottiche
organoide cervello occhi

Per creare questi “organoidi”, i ricercatori hanno utilizzato cellule staminali pluripotenti, così chiamate proprio per la loro capacità di creare da sole una moltitudine di cellule che si trovano naturalmente nell’organismo umano. Il fatto di essere riusciti a ricreare una struttura cellulare riconducibile in qualche maniera a un cervello, permette alla ricerca di aprirsi su possibilità finora solo immaginate, con applicazioni mediche che potrebbero veramente fare la differenza. Le terapie che utilizzano cellule staminali, sono già state in grado di ripristinare il sistema olfattivo danneggiato nei topi. Pensate all’utilizzo terapeutico di una tecnica futura in grado di ricostruire cellule cerebrali!

Secondo Jay Gopalakrishnan, biologo presso l’ospedale universitario di Dusseldorf, l’esperimento mette in evidenza la notevole capacità degli organoidi cerebrali di generare strutture sensoriali primitive sensibili alla luce e che ospitano tipi di cellule davvero molto simili a quelle che si trovano nel nostro corpo. Questi organoidi, prosegue Gopalakrishnan, possono aiutare a studiare le interazioni cervello-occhio durante lo sviluppo dell’embrione, modellare i disturbi retinici congeniti e generare tipi di cellule retiniche specifici del paziente per test farmacologici personalizzati e terapie di trapianto.

organoide cervello occhi

Il giorno dopo l’inizio dell’esperimento, le cellule staminali si presentavano semplicemente come un insieme di punti sconnessi. Passati dieci giorni, avevano già formato una neurosfera, ovvero un ammasso di tessuto cellulare. Dopo un mese, l’organoide aveva sviluppato un campo oculare primordiale, ovvero un gruppo di cellule retiniche che sono poi la “base” per strutture oculari più complesse. A due mesi dall’inizio dell’esperimento invece, si sono formate delle vere e proprie vescicole ottiche piene, fondamentalmente un vero e proprio paio di occhi collegati al cervello.

Di tutte le le colture monitorate dai ricercatori, soltanto un 30% non ha generato questo tipo di risultato, sancendo quindi il successo assoluto dell’esperimento che, ripetiamo, dimostra l’importanza e l’utilità della ricerca sule cellule staminali. Se siete interessati a saperne di più in proposito, vi consigliamo il volume Che cosa sono le cellule staminali, disponibile a questo link Amazon.