Oltre mezzo miliardo di persone nel mondo convive oggi con il diabete di tipo 2, una patologia che gli esperti definiscono una delle più grandi emergenze sanitarie del nostro tempo. In Europa i casi superano i 65 milioni, mentre in Spagna - uno dei paesi più colpiti del continente - si stimano 4,7 milioni di adulti diabetici. Eppure, secondo i ricercatori spagnoli dell'Università di Navarra, questa malattia potrebbe essere largamente prevenibile attraverso interventi relativamente semplici sullo stile di vita.
La rivoluzione della dieta mediterranea "ipocalorica"
Il progetto PREDIMED-Plus, il più ampio studio nutrizionale mai condotto in Europa, ha seguito per sei anni quasi 5.000 persone di età compresa tra 55 e 75 anni, tutte in sovrappeso e con sindrome metabolica ma senza precedenti di malattie cardiovascolari o diabete. I risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista Annals of Internal Medicine, dimostrano che una dieta mediterranea ipocalorica combinata con attività fisica moderata e supporto professionale può ridurre del 31% il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.
Lo studio ha confrontato due approcci diversi: da una parte un gruppo che ha seguito la tradizionale dieta mediterranea senza limitazioni caloriche, dall'altra partecipanti che hanno adottato lo stesso regime alimentare ma con circa 600 calorie in meno al giorno, accompagnato da esercizi come camminata veloce, potenziamento muscolare e allenamento dell'equilibrio, il tutto sotto supervisione medica specializzata.
Numeri che parlano chiaro
I partecipanti del gruppo "sperimentale" non solo hanno ridotto significativamente il rischio diabetico, ma hanno anche perso in media 3,3 chilogrammi di peso e 3,6 centimetri di circonferenza vita, contro appena 0,6 kg e 0,3 cm del gruppo di controllo. Tradotto in termini di salute pubblica, questo approccio ha prevenuto circa tre nuovi casi di diabete di tipo 2 ogni 100 partecipanti.
"Il diabete rappresenta il primo risultato clinico solido per il quale abbiamo dimostrato - utilizzando le evidenze più robuste disponibili - che la dieta mediterranea con riduzione calorica, attività fisica e perdita di peso costituisce uno strumento preventivo altamente efficace", ha dichiarato Miguel Ángel Martínez-González, professore di Medicina Preventiva e Sanità Pubblica all'Università di Navarra e docente associato di Nutrizione ad Harvard, tra i principali responsabili della ricerca.
Un investimento da 15 milioni di euro
Avviato nel 2013 grazie a un finanziamento di oltre 2 milioni di euro dal Consiglio Europeo della Ricerca, PREDIMED-Plus ha successivamente raccolto fondi per un totale superiore ai 15 milioni di euro. Il sostegno principale è arrivato dall'Istituto di Salute Carlos III e dalla Rete di Ricerca Biomedica (CIBER), attraverso le sue divisioni specializzate in obesità, nutrizione, epidemiologia e malattie metaboliche associate al diabete.
Lo studio ha coinvolto oltre 200 ricercatori provenienti da 22 università, ospedali e istituti di ricerca, operando in più di 100 centri di assistenza primaria del Sistema Sanitario Nazionale spagnolo. Una rete impressionante che testimonia l'importanza strategica attribuita a questa ricerca dalle istituzioni iberiche.
Il meccanismo vincente della tradizione
"La dieta mediterranea agisce sinergicamente per migliorare la sensibilità all'insulina e ridurre l'infiammazione", spiega Miguel Ruiz-Canela, professore e direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva dell'Università di Navarra e primo autore dello studio. "Con PREDIMED-Plus dimostriamo che combinare il controllo calorico con l'attività fisica potenzia questi benefici. Si tratta di un approccio gustoso, sostenibile e culturalmente accettato".
Il progetto rappresenta l'evoluzione naturale del precedente studio PREDIMED (2003-2010), che aveva già dimostrato come una dieta mediterranea arricchita con olio extravergine di oliva o frutta secca potesse ridurre del 30% il rischio cardiovascolare. Questa volta, i ricercatori hanno voluto verificare se l'aggiunta del controllo calorico e dell'esercizio fisico potesse estendere i benefici anche alla prevenzione diabetica.
Sfide globali e soluzioni locali
L'urbanizzazione crescente, l'invecchiamento della popolazione e l'aumento dei tassi di sovrappeso alimentano quella che gli esperti definiscono un'epidemia globale prevenibile. Negli Stati Uniti, dove vivono circa 38,5 milioni di diabetici, questa patologia comporta alcuni dei costi sanitari più elevati al mondo per singolo paziente.
Sharon J. Herring e Gina L. Tripicchio, esperte di nutrizione e sanità pubblica della Temple University di Philadelphia, hanno accompagnato la pubblicazione dello studio con un editoriale che ne sottolinea la rilevanza clinica internazionale. Tuttavia, avvertono che replicare strategie simili al di fuori del contesto mediterraneo - come negli USA - richiede il superamento di barriere strutturali significative, dall'accesso diseguale ai cibi sani alle limitazioni dell'ambiente urbano, fino alla mancanza di orientamento professionale..